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Ultime notizie da Kabul sta in
http://www.emergency.it/

comunicati di emergency

Martedi 25 Settembre 2001 ore 05:04 PM
fonte: ketty agnesani - mailto:ketty@emergency.it  gruppo: Sede
 argomento: Afganistan

Varcati i confini

Ieri pomeriggio (lunedì) Gino, Kate e Yussuf hanno varcato la
frontiera e sono entrati in Afganistan, nella parte a nord del paese.
Questa prima parte del viaggio verso Abanah e la valle del Panshir è
stata molto difficoltosa, ma nonostante il passo di 4.800 metri, i
numerosi check point e i mezzi di trasporti (cavalli e jeep), i nostri
tre, accompagnati da una guida e da alcuni membri del nostro staff
locale, ce l'hanno fatta.
Resta ancora molta strada da percorrere e molti fiumi da guadare (di
ponti neanche a parlarne), ma in un paio di giorni dovrebbero giungere
a destinazione.
Abbiamo ricevuto moltissime telefonate ed e-mail che ci chiedevano
notizie e aggiornamenti, e vi ringraziamo per la solidarietà e
l'appoggio che ci dimostrate. Continueremo a tenervi aggiornati
attraverso il sito internet e, quando possibile, la mailing list.
A presto.

Mercoledi 19 Settembre 2001 ore 06:55 PM
argomento: Afganistan  fonte: ketty agnesani   Sede

Emergency: dalla parte delle vittime

Ciao a tutti,

nell'ultima news vi abbiamo comunicato, in fretta e furia e senza
spenderci troppe parole, la nostra imminente partenza per l'Afganistan
(quella di Gino Strada, per la precisione, insieme con Kate Rowlands,
la responsabile del nostro programma in Afganistan).

A qualche giorno di distanza possiamo confessarvi quanto questa
decisione ci sia pesata e ci abbia preoccupato, perchè siamo tutti
consapevoli di quanto possa essere più pericoloso che mai, in questo
momento, trovarsi in Afganistan.

Sono stati giorni tremendi, quelli, ed eravamo tutti sconvolti per
quanto era appena accaduto a New York e Washington. In molti hanno
detto parole importanti per descrivere emozioni e sentimenti che anche
noi provavamo, e non vogliamo aggiungerne altre, di parole. Vi
raccontiamo fatti che ribadiscono e riconfermano i valori che fondano
le attività di Emergency.


Non abbiamo potuto impedire a Gino e a Kate di "andare a dare man
forte" ai 4 membri internazionali dello staff medico e agli oltre 100
dipendenti afgani che lavorano nel nostro ospedale di Anabah. Quindi
sono partiti per Islamabad, in Pakistan (dove sono stati raggiunti da
Yussuf, l'infermiere che era nel nostro ospedale di Kabul tuttora
chiuso), determinati a raggiungere il nostro ospedale nel nord. La
chiusura dei voli delle Nazioni Unite e delle frontiere afgane glielo
stanno impedendo, ma siamo sicuri che troveranno una strada
alternativa, probabilmente quella delle montagne.


Abbiamo detto che "non abbiamo potuto" impedirlo, ma forse non abbiamo
neanche voluto.

I volti sconvolti nel centro di Manhattan sono uguali a quelli che
abbiamo conosciuto nei paesi in cui i bombardamenti e le mine antiuomo
interrompono improvvisamente o sospendono per lunghi anni l'illusione
di poter vivere il quotidiano. Vittime civili della barbarie, appunto.
Tutte. Dovunque.

La decisione di sostenere ancora di piu' le donne, gli uomini e i
bambini dell'Afganistan deriva dalla pura constatazione di una
condizione che li rende ancor piu' tragicamente vittime: sono soli,
non hanno attestazioni di solidarietà, pagano il costo di una
scorretta identificazione con chi ha occupato con la forza il loro
paese, non si possono permettere il lusso di manifestazioni pacifiste
(in altri paesi abbiamo visto fugaci espressioni di tripudio per la
tragedia americana: ne siamo rimasti sconvolti e insieme abbiamo
provato un'enorme pena).

Ma la prossima mossa dev'essere solo per la pace. I "nostri" che sono
partiti non si sentivano certo eroi. Vanno a fare il loro lavoro.
Hanno chiesto che noi, a nostra volta, intensifichiamo l'impegno
perchè si allarghi a macchia d'olio la consapevolezza che alla
barbarie non si puo' rispondere con altrettanta barbarie; che non
debbano mai essere i civili a pagare le colpe di pochi potenti; che
alla pace non si puo' arrivare attraverso la guerra e l'uso
indiscriminato della forza e delle armi; che quello in cui vogliamo
vivere è un mondo in pace e non un mondo in guerra.

Una nostra amica ci ha riproposto una considerazione di Herman Hesse
datata 1927 ma tragicamente attuale «...ma nessuno vuole riflettere,
nessuno vuole evitare la prossima guerra, nessuno vuol risparmiare a
se' e ai propri figli il prossimo macello di milioni di individui.

Rifletterci un'ora, chiedersi un momento fino a qual punto ognuno è
partecipe e colpevole del disordine e della cattiveria del mondo:
vedi, nessuno vuol farlo.

E così si andrà avanti e la prossima guerra è preparata giorno per
giorno con ardore da molte migliaia di uomini.

[....]

Non ha scopo pensare pensieri umani e dirli e scriverli, non ha scopo
rimuginare in testa pensieri di bontà: per due o tre persone che lo
fanno ci sono in compenso ogni giorno migliaia di giornali e di
riviste e discorsi e sedute pubbliche e segrete che vogliono il
contrario e lo ottengono.»

H. Hesse, Il Lupo della steppa, 1927


Ma, nonostante il pessimismo della ragione, vogliamo credere che abbia
scopo pensare pensieri umani e dirli e scriverli. Vogliamo continuare
a credere che le voci che chiedono la pace siano tante e ottengano di
essere ascoltate.

Sabato 19 Maggio 2001 ore 12:57 PM
argomento: Afganistan  fonte: ketty agnesani   Sede

Il personale internazionale ha lasciato Kabul

Sono giunti a Peshawar, in Pakistan, 5 membri dello staff internazionale di Emergency che lavoravano presso l’ospedale di Kabul, che ha sospeso le attività ieri in seguito all’incursione dei talebani; tra di loro anche Marco Garatti e Matteo Dell’Aira, i due italiani membri del team medico.

In serata raggiungeranno Gino Strada a Islamabad.

Il resto del personale medico e logistico si è recato nel Panshir, nell’altro ospedale afgano di Emergency ad Anabah, che continua regolarmente l’attività clinica di assistenza alle vittime della guerra, dato che in questi ultimi giorni i combattimenti sono ripresi più intensamente, e sia l’ospedale che i posti di primo soccorso lavorano a pieno ritmo.

Sabato 19 Maggio 2001 ore 02:58 PM
argomento: Afganistan  fonte: ketty agnesani   Sede

L'articolo di Vauro

tutti i quotidiani oggi parlano dei fatti di Kabul, e noi tutti siamo qui in sede per rispondere ad amici, sostenitori, televisioni e giornalisti, e tra una telefonata e l'altra leggiamo gli articoli.

Vi riportiamo quello pubblicato sul Manifesto di oggi, scritto da Vauro, che nel nostro ospedale di Kabul ha passato un paio di settimane e che ha affrescato i muri della corsia pediatrica, perchè ci sembra che lui, che ha vissuto la nascita di questo ospedale in prima persona, senta in modo particolare la gravità dei fatti e l'importanza del nostro progetto.

KABUL

Qell'unico made in Italy che ci piace

VAURO

" E qui pianteremo le bouganville, ché questa gente ferita dalla guerra, con negli occhi solo orrore, ha diritto ad un po' di bellezza!". Era lo scorso febbraio e Gino Strada mi mostrava l'ospedale di Emergency a Kabul quasi ultimato. Il 25 aprile di quest'anno già l'ospedale è diventato operativo. Ci sono luoghi che si imprimono nel cuore oltre che nella memoria e le mura bianche di quell'ospedale, unica isola di civiltà dentro una Kabul martoriata, sono uno di questi.

Siamo a maggio e le bouganville saranno sicuramente fiorite. Chissà se i taleban che hanno fatto irruzione nell'ospedale le avranno viste? Chissà se questi fiori di speranza calpestati susciteranno la stessa indignazione nel mondo "evoluto" delle statue dei Buddha fatte saltare? Chissà se in questa nostra Italia dove si riscopre con gran clamore, l'amor di patria, l'orgoglio nazionale si sentirà offeso dall'aggressione al lavoro svolto con intelligenza, amore e fantasia da alcuni dei suoi migliori "ambasciatori", gli italiani di Emergency, che hanno portato in quel lontano paese il "made in Italy", non nella forma di vestiti griffati, ma nella sostanza di un eroico ed ostinato aiuto a un popolo dimenticato e sofferente? Io l'ho provato l'orgoglio di essere italiano, quando ero tra le mura di quell'ospedale a Kabul, cogliendo la stima ed il rispetto negli sguardi che gli operai afghani che lavoravano nella struttura rivolgevano al personale di Emergency. Vadano là a tagliare il nastro tricolore per la riapertura dell'ospedale di Emergency il presidente della Repubblica, il vecchio o il nuovo presidente del Consiglio.

Vadano là a dimostrare che l'Italia è fiera di essere "rappresentata" all'estero da cittadini come Gino Strada e soprattutto che non li lascia soli.



Venerdi 18 Maggio 2001 ore 07:28 PM
argomento: Afganistan
fonte: ketty agnesani -

Kabul: i fatti di ieri

Emergency diffonde il presente comunicato a seguito delle numerose richieste e telefonate pervenute alla sede milanese dell'associazione, per raccontare i fatti accaduti ieri nel suo ospedale di Kabul e per fare chiarezza sulle notizie diffuse da varie agenzie.
Nella tarda mattinata di ieri un gruppo della polizia religiosa talibana, composto da circa 25 persone, è entrato con la forza nell'ospedale di Emergency scavalcando il muro di cinta e minacciando il personale dell'ospedale.
Il gruppo, armato di kalashnikov e fruste, ha imposto a tutti i membri dello staff nazionale e internazionale di Emergency presenti in ospedale di inginocchiarsi, tenendoli sotto il tiro delle armi per quasi due ore. Alcuni di loro sono anche stati picchiati con rami strappati dagli alberi e usati come frusta. Tre membri dello staff locale sono stati arrestati con l'accusa di "aver opposto resistenza" e non ancora rilasciati.
Il coordinatore medico dell'ospedale, Kate Rowlands, ha immediatamente chiamato il responsabile del Ministero degli Esteri talibano e il responsabile della sicurezza, i quali hanno subito effettuato un controllo, verificando che la gestione dell'ospedale rispettava gli accordi sottoscritti con loro.
Questo grave fatto non consente di condurre l'ospedale garantendo sicurezza allo staff e ai pazienti: per questa ragione Emergency ha per il momento sospeso le attività e provveduto al trasferimento altrove di tutti i pazienti, fornendo loro i farmaci necessari per continuare le cure, mentre quelli in via di guarigione sono stati dimessi.
Gino Strada e gli altri responsabili del Progetto in Afganistan stanno cercando di fissare incontri ai massimi livelli con le autorità talibane per chiarire la situazione e decidere se e quando sia possibile una ripresa delle attività, al fine di fornire alla popolazione di Kabul, ormai ridotta allo stremo, l'assistenza medico-chirurgica di cui ha bisogno.
Il Centro Chirurgico per Vittime di Guerra di Kabul, finanziato dalla Cooperazione italiana, era stato aperto il 25 aprile scorso e gli accordi con il Ministero della Sanità Talibano erano stati firmati da entrambe le parti il 13 dicembre 2000.
Comunicheremo gli sviluppi dei fatti tramite il sito internet. Troverete gli aggiornamenti in home page.
Grazie a tutti per la collaborazione e per la solidarietà.
Last modify29/09/200114.35.42