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CINEMA

Loach: abbiamo seminato l’odio...

"Vengo da un paese che è stato colpito al cuore. In cui ci sono più di cinquanta famiglie che stanno vivendo una vera tragedia. Almeno tanto grande quanto quella delle famiglie degli oltre 100mila iracheni uccisi nell’ultima guerra del golfo". Ken Loach, uno dei più grandi (e dei più impegnati) registi del mondo, non cambia opinione. Gli attentati terroristici che hanno colpito la capitale del Regno Unito - e con essa l’Europa intera - sono il portato delle divisioni del mondo. Fra l’occidente ricco e il resto del pianeta che versa in condizioni drammatiche, fra culture che non riescono ancora a capirsi, a dialogare, a convivere insieme.

Ma sono, soprattutto, la diretta conseguenza dei conflitti armati degli ultimi anni: "Il terrorismo si sviluppa nell’odio che si semina con le guerre, con l’esercizio della forza. O appoggiando e foraggiando dittatori spietati in giro per il mondo", sottolinea il regista, con la solita elegante timidezza, invitato dal comitato del quartiere Vigne Nuove di Roma, che ha organizzato un festival cinematografico ricercato e per nulla banale.

Poche parole. Ma "appassionate", come il suo film. Che oggi assume un sapore diverso: è lo stesso sangue di Londra che sembra riuscire a penetrarne i fotogrammi. Un film che racconta l’amore di un’irlandese cattolica e di un musulmano originario del Pakistan, sotto il cielo uggioso di una Glasgow piena di dolcezza e di contraddizioni. Un amore che apre scenari più grandi di se stesso, ma che alla fine vince sulle diffidenze. "Omnia vincit amor", quindi, come non è stato sui convogli delle metropolitane di Londra, come non è stato a Madrid e a Ground zero. Ma è proprio per questo - spiega ancora il regista inglese - che non bisogna cambiare opinione.

Mister Loach, ritiene che la recrudescenza del terrorismo in tutto il mondo debba essere attribuita direttamente alla politica estera tenuta dai Paesi occidentali negli ultimi anni?

Il problema è davvero complesso, ma credo che le recenti guerre in Iraq e in Afghanistan, insieme all’atteggiamento occidentale nei confronti del conflitto israelo-palestinese siano i principali responsabili di ciò che è accaduto. Abbiamo creato le condizioni per cui loro ci vedono come nemici da combattere.

Quindi nonostante decenni di politiche che hanno diviso il pianeta in due, almeno dal punto di vista economico, senza le ultime guerre Londra oggi non si troverebbe costretta a contare i morti?

Certamente comportamenti come quelli, per fare un esempio, che hanno avuto alcune corporations americane hanno contribuito a generare in tante, troppe parti del mondo un sentimento antioccidentale. Tuttavia l’undici settembre, le bombe di Madrid e quelle di Londra, se a decidere le sorti del pianeta non fossero stati Bush e Blair, forse non ci sarebbero mai stati.

Ritiene che adesso la linea del governo inglese possa cambiare, se non altro per rassicurare i cittadini britannici?

No, non credo. Almeno finché ci sarà Tony Blair, non credo che cambierà nulla. Basta osservare la reazione che ha avuto all’indomani degli attentati di Londra. Esattamente la stessa che ebbe George Bush dopo l’undici settembre.

Si riferisce all’uso della propaganda?

Certamente. È sotto gli occhi di tutti. Ed è un uso atto a distorcere la realtà delle cose.

Il mondo intero è rimasto colpito dalla reazione degli inglesi, estremamente composta. In Italia, invece, ci sono stati parlamentari che hanno proposto di espellere immediatamente oltre i confini nazionali tutti i musulmani.

L’unica cosa che si può dire di affermazioni come queste è che sono davvero molto stupide. Piuttosto, ciò che bisognerebbe espellere, e subito, sono gli eserciti occidentali dai paesi musulmani.

C’è chi obietterebbe che con gli integralisti islamici l’unica strada percorribile è quella che passa attraverso i cingoli dei tank.

E sbaglierebbe. Il problema non è costituito né dall’Islam, né dalle altre religioni. L’Islam sbaglia in alcuni suoi atteggiamenti, ma esattamente come sbaglia ogni altra chiesa.

Il suo film parla dell’amore ai tempi della globalizzazione, ma anche di culture che si incontrano (e si scontrano) e di integrazione. Se dovesse girarlo di nuovo oggi, dopo tutto ciò che è accaduto, cambierebbe qualcosa?

Non direi. Tutto sommato credo che vada bene così. E poi...

E poi?

Il fatto è che i miei film sono come dei figli per me, è difficile dire che non vanno bene. Come è difficile dire che ce n’è uno preferito. Sono tutti miei bambini. Anche se devo dire che, ora che crescono, tendo a concentrarmi di più sui loro difetti.

Piuttosto ci sarebbe materiale per farne un altro, di film...

Questo è vero.

Possiamo prenderla come una promessa?

No, no (sorride, alzando le mani), non me lo faccia promettere.

Intervista di Andrea Barolini – L’UNITA’ – 16/07/2005

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