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Che l'Italia ricambi

Nel paese in cui ho passato l'infanzia, in una zona contadina dell'Alto Milanese, il 7 agosto si festeggiava San Gaetano: l'immagine del santo, coronata di spighe, era portata in processione attraverso i campi chiedendo la sua intercessione per “pane e lavoro”, fino a arrivare alla sua chiesa dove si svolgeva “l'incanto” delle offerte con le buste delle rimesse degli emigrati. Perché del mio paese in tanti se ne erano andati al di là del mare, in Argentina per la gran parte.

Nell'epopea contadina dei lunghi viaggi che molti emigranti mi hanno raccontato – dal momento in cui a Genova uscendo dalla stazione ferroviaria, si erano fermati a contemplare il monumento con la scritta “A Cristoforo Colombo. La Patria”, fino all'arrivo all'Hotel de Immigrantes di Buenos Aires sotto l'incomprensibile cielo dell'emisfero australe – insieme al cuore impietrito dalla tristezza c'è sempre una medaglietta di San Gaetano appesa al collo o nascosta in un taschino.

Così, da una sponda all'altra dell'oceano Atlantico, la devozione popolare a questo santo si è rinnovata: e due giorni fa, il 7 agosto, Liniers, uno dei tanti sobborghi di Buenos Aires, in cui si trova il santuario di San Cayetano, brulicava come al solito di migliaia di persone di tutte le età. Ché, con la sedia pieghevole e il termos per il mate sotto l'ascella per affrontare le lunghe code, gli italianiargentini ogni anno vanno a Liniers: con in mano due spighe da offrire alla statua del santo a cui per tradizione si domanda “pan y trabajo”, pane e lavoro. A maggior ragione adesso che l'Argentina è in ginocchio e il futuro è nero di povertà e desolazione.

Amici al telefono ieri mi dicevano che però le code al santuario quest'anno sono state meno folte del solito: a causa della disoccupazione e della fame generalizzata, anche il biglietto dell'autobus è una spesa che non tutti possono sostenere: però “almeno uno in famiglia deve andare a Liniers”. “Reclamamos el pan que alimenta y el trabajo que dignifica” (Reclamiamo pane da mangiare e lavoro che ci dia dignità) diceva un cartello portato da un gruppo di fedeli in attesa di entrare nel santuario di San Cayetano: come se, invece che a una funzione religiosa, si fosse a un corteo di piqueteros disoccupati o a un cacerolazo.

Perché quello che gli argentini stanno chiedendo, a Liniers come in Plaza de Mayo, è semplicemente Giustizia. Ne ascolto tante di storie di ingiustizia dagli italo-argentini che si rivolgono a me. Come quella di Adriana, venuta da Mendoza con passaporto italiano: “In casa c'è stato consiglio di famiglia. Le pensioni di mio padre e di mia nonna da più di un anno sono dimezzate, lo stipendio di maestra di mia madre non arriva da mesi. Qualcuno doveva sacrificarsi: o mio fratello o io. A me mancano due anni per finire sociologia, a mio fratello due soli esami per la laurea in medicina. Così abbiamo venduto l'auto e io sono partita: mi faccio la stagione come cameriera e cercherò il modo di mandare i soldi a casa perché possano tirare avanti”.

O come quella di Gabriela, di origine ligure, che ha vinto una borsa di studio per l'Università di Siena, ma non sa se riuscirà a partire: a causa del blocco bancario non può anticipare dall'Argentina 150 euro per le spese mensili dell'alloggio nel pensionato universitario.

Ma basterebbe semplicemente guardare le cifre della crisi argentina (licenziamenti, fallimenti, inflazione che ha portato il dollaro a valere 4 pesos mentre a gennaio c'era ancora la parità): è l'impressionante il fatto che i livelli attuali di povertà interessino ormai quasi il 50 per cento della popolazione e che la situazione peggiori di giorno in giorno. Bisogna far presto e l'Italia dovrebbe dare l'esempio; l'Italia che, negli anni in cui era povera e “pane e lavoro” qui mancavano, ha ricevuto tanto da questo paese. Adesso è ora che l'Italia ricambi; e senza tirar fuori discorsi moralistici sulla corruzione sudamericana, come sta facendo in questi giorni il segretario del Tesoro statunitense in visita in Sudamerica: non può fare la morale chi brucia in speculazioni di borsa milioni di dollari...Che l'Italia ricambi, e basta.

Laura Pariani – IL SECOLO XIX – 09/08/2002

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