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PIERA BRUNO

Profilo bio-bibliografico

Antologia poetica

Intervista

Antologia Critica

LETTERA IN VERSI


Antologia Critica


Su Tempo Rubato Sabatelli ed. Genova 1981


Tutte le parti della silloge (Tempo Rubato) sono legate da una tematica coerente e da un linguaggio poetico estremamente originale che nasce da un “humus” culturale e linguistico, anzi plurilingue, ben degno di essere segnalato.

(M. Rosa Acri Arte Stampa Liguria, Genova Giugno 1981)


Lo stile di Piera Bruno è strettamente personale e la sua poesia risulta ricca di idee, immagini, pathos. La forma espressiva risponde ai canoni della lirica contemporanea sul metro fissato da maestri come Pound ed Eliot: una visione globale del mondo scandita su cadenze musicali a ritmi irregolari.

(F.G. Gazzetta del lunedì, Genova agosto 1981)


La poesia di Piera Bruno, spesso allusiva, vivida di meditazione e di cultura, è intensamente espressiva e suscitatrice di memorie commosse. Notevoli per struttura e significato i versi della poesia eponima.

(A. Ghelardini Antologia del confronto, U.L.E. Gallarate 1981)


... Mi è piaciuta in particolare la sua capacità di fissare in tratti essenziali e scabri un paesaggio, una vicenda umana, un paesaggio...

(G. Barberi Squarotti Lettera inedita, Torino giugno 1981)


L’autrice sa cogliere il tempo oltre il banale scorrere dei tempi, l’uomo nel suo sgomento di esistente, nella sua tensione verso un oltre. Non è un caso che le esperienze culturali, di cui è ricca, l’abbiano posta in contatto con uno dei mondi emergenti di oggi: il mondo della fede musulmana.

(T.R., L’ancora, Acqui Terme gennaio 1982)


La poesia della Bruno, pur aprendosi con naturalezza sul mondo, non è soltanto visiva ma scende a fondo nel segreto dei sentimenti; il paesaggio da lei evocato diviene sempre espressione della sua anima.

(Elio Andriuoli Adige Panorama, Bolzano marzo 1982)


Versi che possono significare l’arduo transito da una situazione di pena a quella di una serenità dalla quale far partire un messaggio ai fratelli, far loro capire “che cosa sia la miglior vita”.

(Dario G. Martini, Corriere Mercantile, Genova febbraio 1982)




Su Liguria quasi una patria, Sabatelli ed., Genova 1983


Piera Bruno ha molto viaggiato. E nei suoi occhi sono rimaste immagini di luce e di ombra, di miseria e di serenità di un Oriente di cui ha carpito i suoni. Chi legge i suoi versi si troverà a contatto di molti linguaggi mescolati insieme, alcuni incomprensibili ma che fanno parte di quell’arcano che lei vuole trasmettere al lettore.

(M. G. Pighetti Carbone dalla Prefazione a Liguria quasi una patria, Genova marzo 1983)


Piera Bruno affida le sue composizioni poetiche alla trama di un linguaggio atto a suggerire odori, a suscitare suoni e odori... Piera Bruno è il pittore astratto della poesia che esplora il cuore dell’Oriente e della Liguria in un penetrante raffronto.

(Margherita Faustini Corriere Mercantile, Genova 1983)


Suggestive liriche nelle quali il fascino esotico di suoni lontani affiora con particolare evidenza a catturare la fantasia del lettore.

(Elio Andriuoli Arte Stampa Liguria, Genova settembre 1983)


Il tema centrale della raccolta è il cammino, il salire... Il termine del viaggio è nel recupero dell’essenziale e del religioso, nella coscienza della dimensione etica e dell’assoluta serietà della vita.

(M. Simiele L’Ancora, Acqui Terme, dicembre 1983)


Siamo di fronte a qualcosa che può consolare di ogni amarezza, anche della nostra caducità e siamo certi che l’autrice ne è sostanzialmente certa, consapevole come è di averci dato un’opera notevole per struttura e contenuti nonché per l’eleganza stilistica e la limpidezza del linguaggio.

(D.G. Martini Corriere Mercantile, Genova marzo 1984)


Dal ritorno- approdo nasce la riflessione sulla propria poetica e sulla “non poesia”, quella che ricorre ad artifici barocchi ed a vacue sentenze: solo scavando nel “pozzo” profondo di antiche sensazioni e memorie si può essere autenticamente poeti.

(M. R. Acri Italyan Filolojisi, Ankara 1984)


Il discorso di Piera Bruno si muove tra i confini di una pudicizia estrema e di un ardimento che rasenta l’azzardo. Discorso paradigmatico, si nutre di allegorie e di metafore e in esso il linguaggio, a volte volutamente ermetico, a volte arioso a tal punto da rasentare il preziosismo, va tenuto in debita considerazione.

(Bruno Rombi Liguria, Genova febbraio 1984)


Paesaggio-stato d’animo ligure arricchito con originali spunti derivati da altre civiltà e temperie ambientali. Poesia caratterizzata da una ricerca di linguaggio attenta e proficua e ricca di suggestioni esotiche, proposte come efficace occasione per dilatare in latitudini inusuali l’essenza sofferta del nostro tempo e la solitudine dell’uomo.

(Francesco De Nicola Gazzetta di Parma, agosto 1984)





E’ difficile penetrare i segreti viluppi di nomi di luoghi di ore che fanno ressa (o collana?)...; gli scorci liguri, come liguri sono le mille suggestioni che sfiorano, pungono, lacerano questa delicata coscienza sofferente e stanca, tuttavia sempre ritta in ascolto di sé, di chi ha qualcosa da dire.

(Luigi Cattanei Corriere del Ticino, Lugano gennaio 1985)





Su Petits riens E.C.I.G., Genova 1990


Accanto ad una potenza espressiva che ci sorprende talvolta come un’onda di irruente divenire lirico, è presente un registro di immagini di raffinatezza preraffaellita, in cui traspare sia la trasposizione culta del reale sia una levigatezza sognante che è un altro cotè dello stile della Bruno.

(Graziella Corsinovi dalla Prefazione a Petits Riens)


Tutto vi è ammirevolmente organato e compatto. Ruota con i rintocchi e con lo stillicidio di quelle ore, in quel luogo di dolore per una lunga settimana di un autunno mortale e si dilata, si affaccia su ricordi di vita ora lieti ora tristi sempre nella direzione vittoriosa dell’essere, del voler essere.

(Bruno Arcurio, Quarta di copertina di Petits Riens)


Come attraverso un magico itinerario del sentimento durante il quale sia possibile cogliere il tutto o il nulla della vita e riassumerli in un grumo di pensiero intenso e composito, così, attraverso la lettura di Petits Riens è possibile cogliere il senso del mistero e di una rivelazione nella segreta e aperta confessione filiale.

(Bruno Rombi Liguria, Genova aprile 1990)


Del linguaggio infantile la poesia riprende alcuni accenti. Le virgole spariscono nell’affanno di tutto dire: parole vengono scoperte, inventate come nuove e il Dio della Bibbia e quello del Corano diventano uno nell’urgenza di una invocazione dettata più dal bisogno che dalla fede.

(M. G. Pighetti Carbone La Squilla, Recco novembre-dicembre 1990)


Libro fortemente fondato sul bene perduto della figura paterna: ciò non toglie che dobbiamo considerarlo come modello di un’eleganza permeata di cultura e di trattamento sapiente del verso, come splendida architettura di parole, musica, forma e concetti.

(Franco Cusmano Prosa Poesia, Genova dicembre 1990)


Piera Bruno ha davvero qualcosa da dire e questo qualcosa lo sa dire con uno stile incisivo, vibrato, molto personale. Il qualcosa è una sofferenza profonda, lo stile è una descrittività scorciata, ansiosa, assieme ilare e allucinata.

(Dalla presentazione di Elio Gioanola Sala Quadrivium, Genova marzo 1990)


Il titolo Petits Riens è antifrastico. L’autrice sa cogliere nella sofferenza e nel dolore la religiosità e anche, appunto, le piccole cose che costituiscono spesso grandezza d’animo.

(Dino Frambati Avvenire, Milano giugno 1991)


Ricerca visionaria ed assidua, dove presente e passato continuamente si sovrappongono e si confondono in uno scambio di dolore lancinante e di gioia, di disperazione e di sereno sorriso... alta è la tensione del linguaggio di queste liriche, nelle quali la parola si fa quanto mai vibrante ed intensa e si piega a nuovi accostamenti e a nuove metafore nel tentativo di dire tutto l’urgere del sentimento.

(Elio Andriuoli Regioni Panorama, Bolzano giugno 1991)


Sono rimasto molto colpito e catturato dallo smalto dello stile, per nulla ammiccante a scivolamenti del senso verso la zona del sermo familiaris. Così deve essere la poesia anche per me, chiusa in se stessa, causa sui. La sua vera ragione è l’innamoramento della lingua in se stessa; ed è allora mirabile l’equilibrio di questo libretto di versi.

(Roberto Pazzi Lettera inedita, giugno 1991)


Densa “filamentosa” sostanza intellettuale che scorre dentro i canali sottili della poesia. Problematicità sofferta a ritmo incalzante.

(Paolo Ruffilli Lettera inedita, ottobre 1991)


Il titolo della raccolta Petits Riens indicativo di una poetica del momento, di una elegia quotidiana, ci porta fuori strada. Perché l’autrice instaura un dialogo che tende alla ricerca di un altrove, ad una meditazione sul dopo, al succedersi di domande inquietanti.

(Minnie Alzona Il Ragguaglio librario, Milano dicembre 1991)


Petits Riens si propone come un libro ispirato, vibrante con l’autrice sempre presente e vigile nel ghermire brandelli esistenziali che, altrimenti ricuciti e ricostruiti con lirica sorveglianza rendono il volume una tranche de vie davvero notevole per la sua secchezza e per l’immediatezza, ma soprattutto per un’altissima concentrazione.

(Luigi Garbato Quaderno Centro Cultura Il Tempietto, Genova aprile 1992)


Poesie tutte impostate su sofferenza e malattia, entrambe componenti crude ma vere radici dell’esistere di ognuno... E molti versi, radicati in una poesia che sa di anima, suonano bene all’orecchio e rimangono indimenticabili.

(Benito Poggio Gazzettino Sampierdarenese, Genova ottobre 1992)


Lirica densa intensa essenziale: elegia non elegismo... E tutto ciò oltre che nella lingua, che ora sa di aristocratico ora di gergo familiare, è avvertibile nel tono della parola, detta con pacata rassegnazione anche se dentro nasce come rivolta all’assurdo del caso, come ribellione alla cecità del destino, come consapevolezza della sorte irrimediabile.

(Vittoriano Esposito Oggi e Domani, Pescara marzo 1993)


Il suo iter nel dolore e nel passato mi ha accompagnata in questi mesi in cui io stessa mi trovo a misurarmi con le forze dell’ignoto. E devo dire che il conforto, il respiro l’ho trovato nel sentirmi in sintonia con il suo dire, nel ritrovarmi partecipe di quell’esperienza di dolore che lei sa così fortemente tradurre in immagini universali...

(Alessandra Koussios Atene aprile 1995 (lettera inedita). La poetessa Alessandra Koussios è prematuramente mancata nel 1997)


Ho conosciuto Piera Bruno in veste di presentatrice. Oggi tocca a me l’occasione di parlare di lei. Ho letto i suoi Petits Riens e mi hanno colpita le forti vibrazioni a colori di “pensieri-ricordo” che balzano fuori all’improvviso, come fuochi di artificio, staccandosi per un attimo dall’inerzia incolore, dall’impotenza del bianco e del nero forze morte dell’anima. I rossi, gli ori, gli argenti, i rami tutti i verdi e soprattutto i suoi incredibili azzurri evidenziano le visioni raccontate in poesia nello struggente diario.

(Milly Coda (pittrice) Presentazione di Petits Riens, Lerici Palazzo del comune maggio 1996)


La production poétique de Piera Bruno allie à une certaine complexité stylistique une profonde humanité et une richesse culturelle née d’une formation classique doublée d’une expérience professionnelle et humaine intéressante. Toute son œuvre, depuis Tempo Rubato (Temps volé, 1981) et Liguria quasi una patria (Ligurie quasi une patrie, 1984) à Petits Riens(1990) cherche la vèritè de vie, à travers ces “petits riens” qui sont selon elle constitutifs de chaque existence individuelle.

(Bruno Rombi Les cahiers de poésie - rencontres, Lyon ottobre 1996)


Sento e percepisco nella poesia della Bruno un insolito flusso musicale proposto secondo la definizione del grande poeta romantico inglese S. T. Coleridge, e cioè “The best words in their best order” le parole più adatte collocate nel loro ordine più acconcio.

(Benito Poggio Quaderni del Doria, 5°, Genova dicembre 1998)


Caratteristica della poesia della Bruno è quella del susseguirsi in essa a momenti di aperta comunicabilità di altri momenti tesi ad una più rarefatta resa espressiva, ottenuta tuttavia in maniera armoniosa e convincente come è possibile rilevare specialmente dalla sua terza raccolta nella quale questa poetessa ha raggiunto la consapevole pienezza della sua arte.

(Elio Andriuoli nel volume antologico “L’erbosa viva” Genesi, Torino 1998)


Piera Bruno, una donna che trasmette pacatezza, sobrietà e una carica di serenità che raramente si avverte... Mi aggrappo alla sua poesia come ad un albero dal fusto esile ma inflessibile, che, ad ogni tempesta, riesce ad alzarsi ad altezze inconsuete.

(Amanda Knering, U.C.T., Trento maggio 1999)


Autrice già nota in campo nazionale per le sue poesie ha presentato a questo concorso componimenti caratterizzati da una sapiente ricerca metrica e che un linguaggio lirico denso ed essenziale nella sua concretezza evocativa. Memorie di persone e di paesaggi vivono come su una tela di limpidi colori impressionistici.

(Mario Conti, presidente Concorso Via Regia, Motivazione I° premio Poesia singola, Viareggio maggio 1991)


Poesie animate da un vigore e una forza creativa primigenia. L’autrice esplora l’anima dei tre continenti che si affacciano sul Mediterraneo e la Sua, sempre disponibile a scoprire e vivere valori cultura costume folclore delle genti con le quali è venuta in contatto.

(Sirio Guerrieri, Presidente Giuria Premio Varese Ligure II edizione luglio 1991. Motivazione 1° premio Silloge inedita)



Su L’Arca di Noè, De Ferrari ed. Genova 1998


Un piccolo gatto dall’irriducibile felinità costituisce il nucleo tematico di questo racconto che si distingue per originalità di invenzione e profondità di significato. Capitato per caso nella solitaria vita della protagonista esso la obbliga a misurarsi con ciò che è altro da sé, fino a riflettere sul tema biblico della Salvezza proposto nelle rappresentazioni pittoriche dell’episodio dell’ingresso degli animali nell’Arca santa.

(Donata Ortolani 2° di copertina da L’Arca di Noè Genova 1998)


Dalla prova narrativa più recente (L’Arca di Noè) siamo ricondotti alle radici sicure della sua esperienza in versi per ritrovare anzitutto la poetessa capace di associare moti brevi o risonanze lunghe del suo vivere e dei luoghi vissuti; il suo linguaggio balenante persiste nella prosa che, tra spunti sintagmatici e metaforici, offre ancora nitide perle espressive nel tessuto del testo (ricompaiono i Petits Riens dei libri passati, il senso degli attimi di un Tempo Rubato, titoli stessi delle raccolte di versi).

(Luigi Cattanei Liguria, Genova marzo-aprile 1998)


L’Arca di Noè ci propone tre creature fuori da un dipinto ma con esso in perenne comunicazione. Forse non solo per riaffermare il messaggio del tema biblico della salvezza proposto dal Grechetto nella sua tela, ma per offrire un’occasione di ripensamento su come la salvezza di ognuno debba essere vissuta.

(Minnie Alzona Piccola città, Genova maggio 1998)


La narrazione si snoda con un’incredibile levità che non nasconde però la gravità delle tematiche e, in particolare, il rapporto della protagonista con la funzione dell’Arte.

(Silvano De Marchi Latmag, Bolzano giugno 1998)


Racconto ricco di metafore, risvolti psicologici, riflessioni sulla natura e il destino dell’uomo. Interessanti anche le descrizioni pittoriche.

(Margherita Faustini La Squilla, Recco Luglio-Agosto 1998)


Storia delicata e affascinante dal tono fantastico e ricco campionario dell’arte figurativa genovese in età barocca.

(Piero Pastorino, Repubblica Milano-Genova gennaio 1999)


Possiamo definire sia favola che poemetto in prosa quest’Arca di Noè per l’attenzione data alle piccole cose, per il linguaggio a volte lirico a volte cantilenante per la capacità infine di trasfigurare un esile squarcio di vissuto in iperrealtà.

(Alpay Izmirlier A Compagna, Genova marzo-aprile 1999)


L’Arca di Noè bella contaminazione di poesia “come cosa mentale” (Leonardo) nel senso che l’autrice mette insieme una fabula mescolando poesia e pittura.

(Benito Poggio Vernice, Torino giugno 1999)


Avventura ricca di metafore dove le situazioni realisticamente non definite del libro possono stimolare il lettore ad una ricerca di ampia campitura etico-religiosa sui valori dell’esistenza.

(Lelia Luzzati Il Portavoce, Rassegna ADEI WIZO, Roma settembre-ottobre 1999)


Piera Bruno conosce scrittori turchi antichi e moderni di grande rinomanza nella cultura europea, li ha tradotti e ha tenuto conferenze su loro. Piera Bruno che si compiace di inserire ogni tanto nelle sue opere in versi e in prosa parole o frasi in turco dimostra un’estrema cura nello studio della parola questo la porta a privilegiare termini letterari che non appartengono al linguaggio corrente. Tale modo di scrivere chiuso (e talvolta volutamente ermetico), che talvolta rende difficile la comprensione immediata dei suoi versi, non toglie la possibilità di penetrare il mondo interiore della poetessa, che si alimenta di una cultura molto ricca. Per questi motivi il giudizio della critica sulle opere di Piera Bruno è molto positivo.

(Suheyla Uncel Lingua Turca Contemporanea, mensile di lingua e scrittura del dipartimento di lingue Ankara aprile 2001)




Su Segni lettere suoni De Ferrari ed., Genova 2002


La Bruno ci dà ancora una volta una prova di come ella tenda nei suoi versi, elaborati sempre con estrema cura formale, ad escludere tutto ciò che è ovvio per tentare nuove combinazioni semantiche ora con un andamento tra il visionario e il realistico, ora con un procedere intensamente evocativo.

(Liliana Porro Andriuoli Prefazione a Segni lettere suoni, De Ferrari ed. Genova 2002)


Il discorso risulta unitario e la resa stilistica sempre molto personale, mentre mescolare più poeti è suggestivo così come il suo plurilinguismo che arricchisce l’orchestrazione dei suoni. I suoi versi si distinguono anche per profondità di pensiero, ricchezza e originalità delle immagini.

(Guido Zavanone Lettera inedita, maggio 2002)


L’ultima silloge poetica di Piera Bruno è un piccolo, densissimo libro fatto di suggestivi echi (i segni) di rapidi, concreti, richiami sgranati nel tempo (le lettere) di magmatici misteriosi cenni (i suoni) attimi da irrorare “su ritagli di carta/frange di volti...” fissando altri segni con l’autrice, non di rado defilata e vigile nel cogliere magici istanti.

(Dalla presentazione di L. Garbato Banca San Giorgio, Genova marzo 2002)



La raccolta “Segni lettere suoni” propone nuove e intense poesie scritte oltre che in italiano, in francese e in inglese ed esemplari traduzioni di poeti turchi contemporanei. Ne risulta un ardente mosso e variegato compendio della dialettica dell’autrice, dei suoi modi di rapportarsi con la realtà fenomenica e il quotidiano da una parte con il senso-scopo dell’esistenza e le attese del trascendente dell’altra.

(Giannina Scorza Corriere Mercantile, Genova maggio 2002)


Commuove lo sforzo per piegare le parole ai sentimenti, e la fatica e l’insoddisfazione per i risultati, anche i più alti. Mi piace la capacità di invertire l’ordine sintattico in una musica nuova...

(Quinto Marini Lettera inedita, maggio 2002)


Visione mediterranea e internazionale, la poesia della Bruno è poesia vibratile e appassionata forgiata su una ricezione artistica multilingue, dal respiro poetico forte, sostenuto da una semantica lessicale di diversa tendenza e flessione poetica... Poesia nuova e distinta dalle altre contemporanee.

(Brandisio Andolfi Vernice, Torino giugno 2002)


Notevole e piacevole il gioco delle tre lingue... perfetto per ritmo musica e intensità. Vi è una particolare tensione che tende allo spasimo e che si impone un po’ come sigla della sua scrittura, dove l’immagine e la metafora non hanno molta libertà ma sono coatte in una tessitura sintetica che non dà tregua.

(Stefano Verdino Lettera inedita, giugno 2002)


Ho letto con piacere il suo libro per la leggerezza di tocco (lo dico proprio in senso musicale, pianistico) e la grazia che lo pervade. Il filo rosso che attraversa tutta la mini antologia e ne assicura l’unità è, mi sembra, il riaffiorare del passato attraverso le immagini di vecchie foto e il ricordo viene a coagularsi in lingue diverse alle quali era forse geneticamente legato. Anche il plurilinguismo diventa così sedimentazione di momenti irripetibili che tornano a vivere per virtù di poesia...

(D. Puccini Lettera inedita, Piombino luglio 2002)


L’ultima opera della Bruno si distingue dalla produzione corrente anche per la singolarità della sua struttura: comprende infatti, oltre a quelle in italiano, anche poesie in francese e in inglese dalla stessa Piera Bruno distribuite alternativamente con brani tradotti dalla lingua turca. Ne risulta un piccolo canzoniere a più voci, come di un coro polifonico: voci però ben selezionate e bene assortite, tutte in grado di esprimersi in “assolo” eccellenti, dal timbro personalissimo.

(V. Esposito La N. Tribuna Letteraria, Padova 3° trimestre 2002 e passim in Marsica Domani, L’Aquila maggio 2002)


Comprendo gli atteggiamenti e la sensibilità che esprimi in particolare sui temi della memoria e del sentimento del tempo. Ammiro la tua padronanza di procedimenti analogici... la tua ingegnosa intelligenza che si appoggia a sentimenti dolorosi e ben condivisibili.

(Giovanni Ponte Lettera inedita, Genova dicembre 2002)


Di “Segni lettere suoni” oltre ai pregi dello stile e dell’invenzione vanno segnalati il plurilinguismo e le traduzioni. La miniantologia quindi si adegua al progetto di conoscenza e di integrazione perseguito dall’europeista al cui nome è intitolato il Premio.

(Premio Internazionale Jean Monnet 8° edizione. Motivazione del 2° premio. Dicembre 2002)


Un motivo di sostanziale unità simbolico-operativa lega questa poesia alla globale illuminazione mediterranea e ad una fondamentale uniformità di atteggiamenti e gesti, a un richiamo sfaccettato e polivalente di idee parole visioni poetiche e filosofiche, di lirismo malinconico e sorridente -scetticheggiante- intriso di una pietas velata di ironia sottile, di echi intimi e sfumati, gemme preziose con qualche inquieta incursione in territori di immaginazione, di memorie di sogno.

(Sirio Guerrieri, Presentazione di Segni Lettere Suoni, La Spezia UniTre, gennaio 2003)


La sensazione genera metafore, la res percepita si trasforma, provoca analogie, e il tutto rientra nel vigile movimento della sensibilità che vince l’hic e il nunc.

(Vico Faggi, Nuovo Contrappunto, gennaio-marzo 2003)




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