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DARIO FO e FRANCA RAME

lettera

18 Novembre 2001

Dove va l'ex Partito Comunista Italiano?
Ai tempi d'oro di Berlinguer rappresentava un italiano su 3, oggi, dopo
aver piu' volte cambiato nome, e' votato da un italiano su 6. Bilancio
tragico tanto che alcuni hanno lanciato per il congresso ora in corso, lo
slogan: "Cambiare o morire!"
E c'e' da dire che, da come sta andando il congresso, era forse meglio che
si presentassero direttamente con la bara e non se ne parlava piu'.
Fassino, uno dei sorrisi piu' vivaci d'Italia e forse d'Europa, e' un uomo
dell'apparato. Una nutrita schiera di burocrati di partito che ha resistito
inossidabile e impermeabile a qualunque dubbio, al vaporizzarsi di tutta
la vita sociale e culturale che trent'anni fa fioriva nelle case del popolo,
nei centri culturali, nelle sedi di partito. Solo a Milano erano attivi una
quarantina di sedi e luoghi di incontro organizzati, quanti ne sono
rimasti? Solo una quindicina.
E le televisioni e le radio gestite dalla sinistra?
Erano piuttosto numerose. Tutto sparito.
Fassino si preoccupa di ritrovare un rapporto e un dialogo con i giovani
perche' questa attenzione e' determinante al riaggancio delle nuove
generazioni che si sono allontanate dalla politica e soprattutto dal partito.
Ma due passi in la' ecco che si accusa il movimento No Global, formato
per lo piu' da giovani, di essere il primo responsabile dei cruenti scontri
di Genova, senza accennare alla provocazione organizzata dei Black
Block, alla responsabilita' della polizia e ai pestaggi indiscriminati delle
forze speciali.
Fassino ricorda ancora che uno dei doveri dei nuovi socialdemocratici e'
una maggiore attenzione al sindacato e alle sue lotte ma si dimentica di
ricordare la grande manifestazione (250 mila metalmeccanici) che ha
sfilato il giorno prima a Roma. E ancora silenzio assoluto per quanto
riguarda la manifestazione pacifista della settimana scorsa, che ha visto
una presenza tre volte superiore alla manifestazione organizzata dal
governo di Berlusconi.
E in effetti il partito e' impegnato in ben altro deve digerire le scelte
sconcertanti che ha divorato una dopo l'altra in questi anni. Scelte non
dichiarate ma evidenti: perche' il governo delle sinistre non ha trovato il
tempo per fare una legge sul conflitto di interessi? Alla fine si e' spianata
la strada alla vittoria delle destre.
Perche' non si e' riusciti ad approvare in tempo la legge sulle rogatorie
con la Svizzera? Facile ora inveire dopo che l'attuale governo ha
realizzato un provvedimento infame... Ma e' stato l'Ulivo a salvare il
Cavaliere. E perche' si e' intervenuti sulla giustizia con l'unico intento di
rendere le cose piu' difficili ai magistrati? Vi ricordate la legge che
stabili' che le deposizioni dei mafiosi pentiti dovevano essere ripetute in
aula, durante i processi, altrimenti non si possono considerare valide?
Non l'ha scritta Previti...
E che dire delle scelte sulla guerra del Kosovo e in Afghanistan? Aderire
totalmente alla linea americana! Non dire una parola sui bombardamenti
di bersagli civili ne' sull'uso di uranio impoverito. Allineati oggi agli Usa
come un tempo all'Urss. La fedelta' e' quella di sempre.
E che dire dell'inconsistenza delle scelte ecologiche? Vi ricordate la
marcia indietro sulla possibilita' per i privati di vendere energia elettrica
all'Enel? E come giudicare i piu' di 20 mila miliardi regalati alle grandi
imprese italiane (le solite: Montedison, Fiat, ecc) fingendo di finanziare il
risparmio energetico?
Il cambiamento per D'Alema e Fassino consiste nel buttare a mare
l'impegno per la pace, l'ecologia, la lotta alla corruzione.
Contemporaneamente restano fedeli ai grandi peccati del passato: niente
ascolto per la base, una concezione della politica realizzata dai vertici, la
disponibilita' a giustificare tutto con la ragion di stato. Il fine giustificava
i mezzi ai tempi della guerra di Spagna, quando gli stalinisti fucilavano i
compagni che non erano d'accordo. Si giustificarono i milioni di assassini
in Russia, l'invasione in Ungheria...
E all'istante ci si rende conto che siamo all'ultimo atto: o si cambia o si
muore. Spiegateci dov'e' il cambiamento: "Rinnovare" la definizione del
partito? Arrivare da "socialdemocratico" a "democratico liberale"?
Si, puo' essere una trovata, un'epigrafe da porre sulla tomba.




 


 


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