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DARIO FO e FRANCA RAME

lettera

Come truffare milioni di risparmiatori parlando una lingua incomprensibile


In questi giorni le borse si sono guadagnate le prime pagine dei giornali
con notizie di crolli, sobbalzi e scivoloni.
La stragrande maggioranza dei lettori apprende queste informazioni con
lo stessa sensazione di inadeguatezza che si aveva a scuola quando c'era
il compito in classe di analisi matematica e geometria proiettiva.
Si tratta di un mondo incomprensibile e alieno, leggermente
nauseabondo. Le pagine economiche dei giornali sono le meno lette e le
piu' incomprensibili.
I giornali non potrebbero essere un po' piu' chiari quando parlano di
economia?
No, quello che vogliono e' proprio che non si capisca nulla.
Il potere da sempre usa linguaggi criptici per non farsi capire dal
popolazione, per nascondere quello che non si deve sapere.
Una volta usavano il latino, oggi adoperano l'indice Nasdaq.
Vorremmo percio' proporvi alcuni chiarimenti essenziali, in realta' molto
semplici da capire, su come funziona la piu' grande truffa organizzata
della storia del mondo.

 

Innanzi tutto cos'e' un'azione?
Un'invenzione geniale nata nel Medio Evo.
I commercianti si resero conto che era molto rischioso investire i loro
soldi su una sola nave, carica di spezie, perche' affondando avrebbe
creato un disastroso crollo del capitale impiegato. Allora si consociarono:
dieci commercianti che possedevano una nave si associavano e ognuno di
loro si trovava a possedere il titolo di proprieta' di un decimo di ogni
nave. Cosi' se una nave affondava ognuno perdeva solo un decimo
dell'investimento.
Questo meccanismo si sviluppo' dando vita alle societa' per azioni.
Un'azione e' il titolo di proprieta' di una piccola parte di una societa'. Un
investitore puo' cosi' suddividere il suo denaro investendolo in diverse
societa'. Se gli affari vanno bene il valore di ogni societa' aumenta e
cresce di conseguenza il valore dei pezzetti di societa' posseduti dagli
investitori tramite le azioni.
Ma questo sistema ha dato vita a un meccanismo complesso: le borse. Chi
possiede delle azioni di un'impresa ovviamente le puo' vendere. Ogni
giorno nelle borse di tutto il mondo, si vendono e si comprano azioni a un
ritmo frenetico. Sostanzialmente c'e' chi mette in vendita le proprie
azioni a un certo prezzo, se trova un acquirente disposto a pagare quella
cifra la sua offerta determina la quotazione. E la borsa registra quel
prezzo come il valore delle azioni in quel momento. Ma puo' succedere
che ci siano piu' persone disposte a comprare le azioni di una societa' e
che per averle facciano offerte maggiori. Cosi' il valore di un'azione
cresce. Oppure chi vuole vendere non trova acquirenti e qualcuno decide
di offrire azioni a un prezzo piu' basso e cosi' il valore delle azioni
scende. E fino a qui e' tutto chiaro, trasparente e anche legittimo.
Ma a un certo punto il mercato borsistico si e' sviluppato ad un tale
livello da godere di una vita autonoma.
La valutazione di un'impresa e' solo in parte collegata al suo valore reale.
Ci puo' essere qualcuno che ha bisogno di denaro immediatamente ed e'
disposto a vendere al di sotto del valore reale.
Oppure ci possiamo trovare davanti a un gruppo di persone disposte a
pagare un'azione di piu' di quel che vale realmente perche' sono convinte
che succedera' qualche cosa che ne aumentera' la quotazione domani.
E qui entriamo in un settore nel quale la scienza economica non ha piu'
molto senso perche' la valutazione di quanto varra' un'impresa domani
dipende da molti fattori che non hanno nulla di razionale. Oggi il valore
in borsa delle azioni di molte aziende e' tre volte o piu' il valore reale
delle aziende stesse. E ci sono addirittura societa' che si fanno pubblicita'
usando questo dato come un segno della loro credibilita'. Ovviamente
giustificano questo stato di cose come frutto legittimo dell'incredibile
valore delle loro idee geniali che vengono stimate molto piu' del valore
degli immobili, delle attrezzature e delle merci possedute dall'impresa.
Poi c'e' chi gioca sporco.
Ad esempio un grosso finanziere vuole acquisire una parte consistente di
una certa societa' ma non la vuole pagare molto. Inizia a comprare azioni
piano piano, quando ne possiede qualche centinaio di miliardi, un bel
mattino le vende tutte in un botto, in borsa arrivano migliaia di offerte di
vendita e chi vuole comprare propone prezzi sempre piu' bassi. Il valore
del titolo azionario comincia cosi' a scendere. Migliaia di azionisti se ne
accorgono e si spaventano:"Ho le azioni di una societa' che sta per
fallire?". Cosi' iniziano a vendere per cifre sempre piu' basse. Il grosso
finanziere ormai si e' liberato di tutte le azioni che possedeva e si gode la
caduta del titolo. Poi quando il ribasso si e' bloccato, perche' non c'e'
nessuno disposto a svendere per una cifra tanto fallimentare, ricomincia a
comprare facendo alla fine risalire il valore delle azioni. Ma ovviamente
un simile tentativo puo' essere contrastato da altri gruppi di grandi
investitori e la trama si infittisce.
Grazie a sistemi computerizzati raffinatissimi oggi e' possibile comprare
e vendere milioni di azioni in poche ore.
Ed ecco che oggi le borse sono diventate qualche cosa di molto simile a
centrali di scommesse sulle corse dei cavalli.
Si compra e si vende tutto quello che si possiede, a volte in un solo
giorno, cercando di azzeccare la scommessa.
Il gioco e' ulteriormente complicato dal fatto che e' possibile speculare
non solo su titoli di proprieta' di societa' per azioni ma anche sulla
quotazione di monete e materie prime.
La mente dei finanzieri ha poi inventato titoli piu' complessi, ad esempio
i "future". Cioe' io compro oggi il diritto di acquistare fra sei mesi mille
tonnellate di grano a 300 lire al chilo; comprando ora posso pagare 290
lire questo diritto d'acquisto. Ovviamente spero che fra sei mesi ci sia
meno grano di quello richiesto dal mercato e cosi' potro' rivendere i miei
diritti d'acquisto a 300 lire per 310 lire.
Ma posso fare scommesse ancora piu' azzardate: posso puntare i miei
soldi sulla differenza di valore di una merce. Cioe' posso scommettere
sulla differenza di 20 lire tra il prezzo attuale di questo cereale di 290 lire
al chilo e quello sperabile di 310 lire.
In pratica offro a una persona che ha comprato future sul grano a 290 lire
la certezza di rivenderli a 305 lire, paghero' io la differenza tra 290 e 305
lire se questa non ci sara'. In questo caso spero che la quotazione superi
le 305 lire e io guadagnero' tutta la differenza tra la quotazione reale e la
garanzia che io ho dato al possessore dei diritti futuri d'acquisto. Con
questo sistema posso guadagnare molto ma anche perdere tutto.
Ma ovviamente non ho bisogno di aspettare la scadenza dei future,
perche' anche di questi titoli c'e' un commercio quotidiano. Posso
vendere un diritto sul guadagno di un future in un momento nel quale tutti
pensano che sara' un affare e guadagnarci anche se alla fine chi lo
possiedera' nel momento della vendita reale del grano perdera' tutto.
Insomma si tratta di una situazione complessa.
Ogni giorno vengono scritti migliaia di articoli che consigliano milioni di
piccoli azionisti su cosa vendere e cosa comprare. Vengono fatti corsi,
pagati lautamente consulenti, letti libri, nel tentativo di capire come
andra' la borsa e milioni di persone passano la giornata davanti al
computer  sperando di arricchirsi in maniera smisurata.
Esistono addirittura complesse teorie geometriche sugli sviluppi delle
curve dei grafici che riassumono l'andamento dei titoli azionari o di
gruppi di titoli (indici borsistici, e' possibile infatti comprare un pacchetto
di azioni che contiene percentuali uguali di titoli di aziende di una data
categoria, ad esempio imprese che producono servizi informatici).
In realta' nessuna teoria garantisce il successo e tutte hanno ampiamente
dimostrato di essere inefficaci, il che non impedisce agli analisti
finanziari di continuare a vendere i loro inutili consigli.
E' stato realizzato un buffo esperimento: una scimmia, lanciando palle su
un cartellone, sceglieva le azioni da comprare e quelle da vendere. Alla
fine dell'anno i risultati (teorici) ottenuti da questo "investitore
assolutamente disinformato" sono stati confrontati con quelli di grandi
analisti di borsa e si e' scoperto che la scimmia otteneva risultati analoghi
se non migliori.
Eppure ci sono persone che con la borsa si sono arricchite enormemente.
Dei 10 uomini piu' ricchi del Giappone 7 non hanno mai prodotto nulla in
vita loro, si sono limitati a speculare in borsa.
In realta' la borsa e' un grande sistema per fregare i piccoli risparmiatori
(chiamati in gergo "Parco Buoi", li si ingrassa e poi li si macella).
La borsa sale, sale, sale e poi, a un certo punto, crolla verticalmente e
lascia i pesci piccoli in mutande.
Chi si arricchisce e' lo speculatore-grande finanziere, che ha le
informazioni giuste in un mondo dove la diffusione di notizie false e'
un'arte raffinatissima. In tutto il pianeta e' ovviamente vietato usare
informazioni segrete o false per speculare in borsa. Ma e' chiaro che e'
una delle leggi meno rispettate del pianeta. Non c'e' casa farmaceutica
che non faccia incetta di proprie azioni il giorno prima di annunciare una
grossa scoperta.
Clinton in un mese arrivo' ad annunciare un attacco contro l'Iraq per 2
volte, facendo schizzare in alto di 10 dollari il valore del petrolio al
barile. I piu' attenti notarono che nei giorni precedenti gli annunci
qualcuno negli Usa aveva rastrellato titoli di proprieta' su carichi di
petrolio in quantita' tali da raddoppiare le scorte nazionali di carburante
per rivenderle appena il loro valore fosse salito. Poi Clinton dichiarava
che non c'era piu' pericolo di guerra ed ecco che il valore del petrolio
ritornava a livelli normali.
E anche su Berlusconi si sparlo', quando fu eletto presidente del consiglio
nel 1994. Poco prima che lui annunciasse la svalutazione della lira pare
che fossero state scambiate lire contro marchi per alcune migliaia di
miliardi…
Comunque non si sarebbe trattato di un reato. Infatti la legislazione
italiana in proposito e' unica al mondo. Da noi utilizzare informazioni
riservate per speculare in borsa non e' reato.
Un buco legislativo che la sinistra al governo non ha creduto di dover
colmare…
Comunque ci sono anche delle buone notizie sul fronte della borsa.
Infatti sempre piu' azionisti si stanno rendendo conto che giocare in borsa
e' un suicidio legalizzato.
Si comincia a capire che conviene piuttosto scegliere un gruppo di
societa' il piu' possibile qualificate e pulite, comprare azioni e tenerle
ferme per anni. Sul lungo periodo gli sbalzi azionari vengono riassorbiti e
si guadagna di piu' che facendo compravendite forsennate. Recentemente
si e' poi scoperto che le aziende che si occupano di ecologia e che
dimostrano un impegno sociale e etico, sono mediamente le piu' solide. 
Sono nati degli indici azionari di queste imprese e dei fondi di
investimento che permettono di comprare in un sol colpo titoli di questo
settore.
Ovviamente di questa realta' non si parla, che raramente, sui giornali e i
grandi analisti continuano a consigliare al Parco Buoi di comprare questo
e vendere quello.
Ma negli Usa la fetta di risparmiatori etici e avveduti costituisce ormai il
10% del mercato. E in questo periodo di burrasche azionarie sono gli
unici che se la passano bene.
Cosa succederebbe se questo modo di investire in borsa si espandesse?
Le azioni di aziende colpevoli di inquinare e non rispettare i diritti
sindacali dei lavoratori subiranno un calo di domande d'acquisto? Il loro
valore in borsa diminuira'? Sarebbe un duro colpo per la logica del
profitto a tutti i costi. Infatti chi controlla la maggioranza delle azioni di
un'impresa guadagna di piu' dall'aumento della loro quotazione in borsa
che dai dividenti derivati dal successo delle attivita' produttive.
Se un titolo non e' piu' simpatico ai piccoli risparmiatori (che sono quelli
che finanziano il mercato) allora e' un disastro.
La Monsanto dichiaro' di aver abbandonato la manipolazione genetica il
giorno dopo che la Deutsche Bank aveva sconsigliato ai suoi clienti di
investire sulle azioni di questa azienda a causa dell'antipatia che aveva
provocato nel pubblico il suo andazzo di pasticciare col dna.
In realta' basterebbe che un numero sufficiente di azionisti rifiutasse i
titoli delle aziende piu' malvagie e inquinanti per costringere tutti i
peggiori capitalisti a fare a pugni per dimostrare di essere ecoetici.
Ovviamente a parole.
Ma questo ci porta a sospettare che il livello di crudelta' del sistema
capitalista dipenda piu' dalle scelte individuali di milioni di investitori
che dalla volonta' di qualche piccolo gruppo di potentissimi. E questo e'
un bene.
Basterebbe che i piccoli investitori capissero che il sistema distrugge le
loro tasche oltre che il pianeta intero.
Non e' facile che lo capiscano ma i crolli in borsa sono ottimi maestri.

 




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