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DARIO FO e FRANCA RAME
10 febbraio 2002
lettera

A Proposito di Nanni Moretti
Tacciano gli artisti!


Il discorso di Nanni Moretti e' stato uno di quei gesti che danno speranza e, come ha detto Staino, ci fanno sospettare che esista la vita nella sinistra.
Improvvisamente milioni di progressisti delusi hanno trovato chi ha dato voce al loro grande magone.
Che i politici lo capissero, ovviamente, era difficile, e non stupisce che abbiano fatto muro, rimproverando a Moretti di aver colpito con una sassata il movimento democratico. L'aver perso le elezioni, l'essere insignificanti in parlamento e incapaci persino di organizzare una manifestazione che riempisse Piazza Navona e' per loro assolutamente irrilevante (neppure sono riusciti a comunicare in maniera chiara luogo e orario della manifestazione). L'idea che si possa cambiare l'allenatore di una squadra che perde tutte le partite non sfiora neppure le loro menti.
Hanno accusato Moretti di essere un asino, un guitto, un incompetente, un artista.
E vorremmo, se ci permettete, sottolineare un particolare nel tono che molti commentatori, su
L'Unita', su La Repubblica, su  Il Manifesto, hanno usato: hanno detto "il bambino ha mostrato che il re e' nudo", "l'artista sente maggiormente le emozioni della moltitudine", "il regista ha saputo tirar fuori il suo dolore e interpretarlo".
In fondo quasi tutti i commentatori, sia quelli che esaltano Moretti che quelli che lo criticano, sono convinti che un artista che parla di politica sia un'anomalia... Non e' il suo mestiere, non ha titoli per giudicare...
I commentatori paludati non hanno proprio capito quello di cui milioni di entusiasti di Moretti sono ormai convinti: la politica e' una cosa troppo importante e delicata per farla fare ai politici.
E' un discorso che ci sentiamo ripetere da decenni:"Si', bravi, venite a farci uno spettacolo gratis, e va bene, ma poi non pretendete di darci anche il vostro parere. Cosa volete capire voi di politica. Lasciate fare agli specialisti."
Gia', che degli artisti vogliano dire qualche cosa su come cambiare il mondo e' veramente inconcepibile! Inizi con gli artisti e poi magari domani pure le femministe, i gay e i portoricani vorranno dire la loro... Di questo passo finisce che pure gli operai pretenderanno di avere diritto di discutere la linea del partito!
Ma che? Pazziamme?
Il grido di Moretti non e' un "Suvvia i politici ascoltino un po' piu' la gente",
Moretti ha detto chiaramente che con questo tipo di politici non si vincera' mai. Siamo assetati di una concezione completamente nuova della politica. Non giocata sulla furbizia, il compromesso, l'inciucio, il mettiamoci d'accordo tra di noi facendo un bello scambio, tu ti tieni le tue televisioni, le tue industrie, le tue banche, basta che tu ci dia una mano con la bicamerale (dimenticandosi che la prima regola del gioco e' non giocare con i bari).
Sogniamo una politica fatta per la gente, non per i vantaggi degli schieramenti. Una politica dove la base non deve limitarsi a sfilare in corteo a comando, fare la tessera e dare il voto.
Ha ragione chi dice che la vittoria di Berlusconi ha dietro non soltanto il potere mediatico delle sue tv ma il trionfare di una filosofia usa e getta dell'italietta dei furbi e dei raccomandati. Si deve partire dalla rinascita della cultura collettiva e popolare, dell'ironia, della cooperazione, della sinergia tra le forze positive della societa'.
E non a caso tutto quello che si muove in questa direzione e' totalmente non considerato dall'elite della sinistra.
Al pari degli artisti sono irrilevanti gli organizzatori di eventi culturali, le piccole case editrici, i centri culturali, le banche del tempo, i gruppi di acquisto, le cooperative sociali, il commercio equo e solidale, il microcredito, il mondo del volontariato, dell'etica e della solidarieta'.
Ora vedremo se, da questo sacrosanto intervento di Moretti, verra' fuori una nuova stagione di costruzione di micro progetti, come fu l'epoca d'oro della nascita delle cooperative e delle case del popolo.
Vedremo. Ma non aspettiamoci che tutto questo lo costruisca la vecchia o una riciclata dirigenza. Qui serve una base nuova: artisti delusi, disoccupati depressi, casalinghe frustrate, pensionati sclerotici, studenti scioperati, impiegati "esuberanti", operai insonni, tutti insieme, devono decidere se vogliono veramente una nuova "casta dirigente" o se vogliono essere la "classe dirigente". Se non volete la destra al potere per quattro generazioni, forse, e' il momento di fare una scelta adesso.
E Rutelli, D'Alema, Bertinotti e Fassino non si preoccupino. Non resteranno disoccupati e soli a causa di Moretti. Continuando cosi', con le piccole difese, sono gia' rimasti soli... E forse anche disoccupati. Moretti ha solo osservato la realta' ed e' stato capace di raccontarla, dimostrando di avere tutti i diritti, anzi il dovere di fare politica.
I datori di lavoro (Moretti docet) dei nostri rappresentanti al parlamento sono pregati di suggerire ai loro dipendenti gli indispensabili radicali cambiamenti.
Questo e' il momento di parlare. E' a disposizione uno spazio su il Manifesto e su
www.alcatraz.it .

 

Franca Rame, Dario Fo, Jacopo Fo



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