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DARIO FO e FRANCA RAME

La crisi Fiat e la sindrome dalla macchina da scrivere

Pare che l'azienda del signor Agnelli sia in crisi. Diciamo pare perche' il vecchio Re non e' nuovo al piagnisteo. C'e' chi sospetta che la sua strategia sia di assumere quando il mercato e' eccitato e usare i fondi pubblici della cassa integrazione appena le vendite calano.
Ma c'e' chi sostiene che questa volta la Fiat si trovi in una seria crisi reale.
In effetti il signor Agnelli potrebbe essere l'ennesima vittima della sindrome delle macchine da scrivere. Anni fa se ne vendevano a milioni. Poi sono arrivati i computer e tutte le aziende che non si sono adeguate in tempo sono scomparse. Milioni di macchine da scrivere buttate nella pattumiera del mercato. Anche volendo comprarne una oggi avreste dei problemi a trovarla.
La politica commerciale della Fiat, in questi 50 anni, e' stata piu' conservatrice dei governi democristiani che l'Avvocato appoggiava.
Ad esempio da 30 anni la Fiat vende in Brasile auto che vanno a alcol metilico ma si e' guardata bene dall'importare l'uso di questo carburante economico e molto meno inquinante, in Italia. L'Avvocato non ha a cuore la salute degli italiani?
Gia' negli anni '80 Fiat aveva in mano il Totem, una fantastica invenzione. Si tratta di un motore, che si puo' alimentare anche a alcol metilico, che produce elettricita' e calore. D'estate si puo' collegare a un refrigeratore per produrre freddo. Un marchingegno in grado di far risparmiare almeno il 30% delle spese per il combustibile e di salvaguardare l'ambiente (oltretutto se si usa il gas per produrre elettricita' si paga l'Iva al 10%, se si produce solo calore l'Iva e' al 20%).
Ma assurdamente non e' stato fatto quasi nulla per imporre questo prodotto innovativo sul mercato. Il management Fiat aveva progettato l'auto elettrica annunciando grandi investimenti all'Alfa Romeo di Arese ma poi tutto fu lasciato cadere. Intanto Volkswagen ha sperimentato il riciclaggio delle auto demolite (cioe' il totale recupero di tutti i materiali utilizzati per costruire l'auto) e motori a basso consumo alimentati con biodiesel, Mercedes e Ford hanno cominciato a costruire su larga scala l'auto a idrogeno (che esisteva gia' negli anni '70), Toyota ha sviluppato la produzione di auto ibride benzina-elettricita' in catena di montaggio, imballaggi riutilizzabili in alluminio e carrozzerie super semplificate, la francese Mdi ha realizzato il motore a aria compressa. Al salone di Chicago del '96 veniva presentata la AFS-20 una berlina a batterie cinetiche (dischi di metallo che ruotano a altissima velocita' dentro cilindri sottovuoto, senza toccarsi tra di loro e senza toccare il cilindro, grazie alla forza respingente di particolari magneti). Ma certe diavolerie non hanno mai scalfito la titanica prudenza dell'Avvocato. Fiat, religiosamente fedele al petrolio e ai motori ad alto consumo, restava cosi' indietro con investimenti limitati nella ricerca, pur incassando sovvenzioni statali di centinaia di miliardi per sviluppare le innovazioni. Il dibattito che si sta svolgendo in questi giorni sulla crisi della Fiat e di altre case automobilistiche, e' tutto incentrato sul marketing: la capacita' di cogliere i gusti e le mode, azzeccando il modello piu' gradevole per la clientela. Ma e' un falso problema. Se ricerchiamo ragioni piu' allargate ecco che rispunta la cosiddetta sindrome delle macchine da scrivere. Gia' cinque anni fa alcuni ricercatori fecero previsioni a breve termine tragiche sul destino dei motori diesel e a benzina, vaticinando, appunto, per le auto tradizionali, un disastro del tutto analogo a quello che cancello' dal mercato l'esistenza della macchine da scrivere. Ancora molti non si rendono conto che milioni di persone non trovano piu' accettabile il traffico convulso, l'inquinamento, l'aumento dell'anidride carbonica, l'effetto serra, le guerre e le dittature legate al potere del petrolio. Non riescono a immaginare che queste auto pesanti, difficilmente riciclabili, poco sicure e molto rumorose possano diventare rapidamente una curiosita' del passato.

 

Dario Fo, Franca Rame, Jacopo Fo







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