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| IL PORTO DEI RAGAZZI |

DARIO FO e FRANCA RAME
16 giugno
2002

 L'utero e' mio?

Divampa la polemica sulla fecondazione assistita. E ancora una volta trionfa la linea dura cattolica e si pongono limiti severi alla possibilita' di scegliere come fare un figlio nei casi di sterilita'. Limiti, intendiamoci, che valgono solo per chi non ha soldi perche', a pagamento, nelle cliniche private, tutto e' permesso.
Ritorna cosi' alla ribalta l'atteggiamento maschilista della Chiesa Cattolica che continua a considerare le donne esseri da dirigere e gestire cioe' persone di seconda classe, quasi degli immigrati extracomunitari.
Ci sembra giusto ricordare come e quando sia nata questa visione della fede che nega agli esseri umani sprovvisti di membro virile tutta una serie di diritti, a partire da quello di diventare sacerdote, vescovo, cardinale e papa.
La Chiesa cattolica e' un'organizzazione di genere maschile e si sostiene che questa impostazione derivi direttamente dall'insegnamento di Gesu'. Secondo la dottrina che impariamo fin da bambini sarebbe stato proprio lui a scegliere come suoi apostoli 12 maschi e nessuna femmina, il che dimostrerebbe, incontrovertibilmente, che Gesu' giudicasse le donne incapaci di assolvere  compiti mistici di grande valore.
Ma questa visione della parola di Gesu' trae origine da una lettura volutamente errata, distratta del Vangelo e dall'assenza di una collocazione storica.
Infatti e' necessario sapere che il cristianesimo fu una grandiosa rivoluzione proprio per quanto riguarda la considerazione della donna e la visione della sessualita'.
Bisogna considerare che a quei tempi la donna, a Roma come in Palestina, era, nel migliorie dei casi, poco piu' di una schiava. Le donne non avevano diritti, neppure quello di possedere beni. Erano "cose" di proprieta' del padre prima e del marito dopo. A Roma e ad Atene, nelle classi nobili, veniva praticata su larga scala l'eliminazione fisica o l'abbandono delle figlie femmine. La violenza domestica contro le donne non conosceva limiti e il maschio poteva disporre della femmina in qualsiasi modo senza temere nessuna forma di punizione o disapprovazione sociale.
Se e' vero che Gesu' scelse dei discepoli maschi e' vero anche che accolse fra i suoi seguaci un gruppo di donne con compiti organizzativi e religiosi. Non vi e' nessun punto della narrazione del Vangelo nel quale si sottolinei l'inferiorita' di queste rispetto ai maschi. Ad esempio Gesu' rimprovera gli apostoli accusandoli di avere poca fede ma mai questo rimprovero viene mosso alle donne che lo seguono. E appare cosi' consequenziale la scelta, nel momento cruciale della resurrezione, di apparire alle pie donne e non agli apostoli. Sembra proprio che Gesu' tenga le donne in maggior considerazione degli uomini, tanto che nell'ultima cena annuncia ai suoi discepoli che essi lo rinnegheranno, come puntualmente accade. Mentre nessuna donna, in nessun caso e' accusata di aver rinnegato la sua fede in Gesu'. Anzi le sue discepole sono le uniche che hanno il coraggio di seguire il suo martirio fin sotto la croce, incuranti del terribile pericolo al quale si esponevano.
E se andiamo a leggere i Vangeli che la Chiesa Cattolica ha censurato, chiamati "Vangeli Apocrifi", troviamo addirittura pagine nelle quali gli apostoli si lamentano con il Messia perche' tiene in maggior considerazione Maria Maddalena di loro. E Gesu', brutalmente, risponde che questo e' giusto perche' lei e' l'unica ad aver capito la sua parola.
E a ben guardare la battaglia di Gesu' contro la corruzione della religione ebraica ha proprio i sacerdoti come bersaglio e le loro discriminazioni contro le donne.
Ci sono passi del Vangelo che diventano impressionanti se visti in questa luce.
Per due volte il Messia si oppone alla lapidazione di donne colpevoli di comportamenti sessuali indecenti. E arriva a dire: perdonatele perche' hanno peccato per troppo amore. Era il tempo nel quale i reati di tradimento e di promiscuita' sessuale, commessi dalle donne, erano considerati la piu' grande minaccia all'ordine sociale e puniti con violenza selvaggia. Intromettersi in questa tradizione, arrivando persino a bloccare la folla che stava per lapidare una donna era un gesto inaudito.
Come impensabile era il rompere il tabu' di toccare una donna che, a causa di una malattia, soffriva di mestruazioni ininterrotte, arrivando, davanti ai suoi discepoli scandalizzati, ad abbracciarla. Va ricordato che l'Antico Testamento considerava la donna mestruata un abominio orrendo, impura e portatrice di sventure indicibili. 
Ecco che cosi' si spiega perche' il cristianesimo degli inizi era un movimento soprattutto di donne che all'interno delle comunita' cristiane avevano spesso un ruolo piu' importante di quello goduto dagli uomini ed erano considerate sacerdotesse e capi spirituali. E furono in gran parte donne coloro che vennero martirizzate dalle persecuzioni imperiali. Ed era spesso proprio il contenuto femminista del cristianesimo l'elemento fondamentale che scatenava queste persecuzioni. A scuola ci insegnano che Roma era tollerante verso tutte le religioni e che perseguito' solamente il cristianesimo. Ma si tratta di una menzonia facilmente smentibile.
Roma perseguito' sempre con violenza inaudita tutti i culti che negavano la superiorita' maschile. Ad esempio furono decine di migliaia le donne crocefisse perche' adepte del culto matriarcale di Iside.
Esse, prima di Gesu', furono crocifisse perche' la loro fede era considerata un tradimento dei fondamenti dello stato romano. La crocefissione era in effetti il modo nel quale venivano giustiziati solo coloro che erano giudicati nemici di Roma.
Poi una parte della Chiesa scelse, non senza scontri furibondi, di venire a patti con l'Impero Romano. E la contropartita che si offri' fu essenzialmente la cancellazione di ogni forma di rispetto della donna, in primo luogo la sua possibilita' di essere sacerdote all'interno della Chiesa. Lungo questa via si procedette alacremente arrivando a negare che la donna avesse un anima. E tra le motivazioni che portarono a vietare le traduzioni e la libera lettura del Vangelo ci fu certamente il timore che le donne, venendo a conoscere per intero la reale voce di Gesu', scoprissero la predilizione e il rispetto che egli aveva per loro e la volonta' di imporre che godessero degli stessi diritti dei maschi.
Da anni ormai all'interno del cristianesimo e' iniziato un cammino di rivalutazione del femminile ma si tratta di un processo lento che incontra resistenze feroci.
Dovremo attendere ancora parecchio prima che la Chiesa Cattolica accetti il diritto alla libera autodeterminazione della donna in tutti i campi. E ancora neppure si intravede all'orizzonte la possibilita' di un papa nero. Per un papa femmina speriamo nel tremila.






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