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DARIO FO e FRANCA RAME
23 giugno
2002

Come va il mondo?


Che possibilita' ci sono che migliori?
Giornali e televisioni fanno a gara nel dirci che non c'e' niente da fare: il pianeta e' dominato dal male e nulla si puo' realizzare per risolvere i grandi problemi della poverta', dell'ignoranza e della fame.
E' tutto un gridare che la qualita' della vita peggiora.
E questa idea, che in fondo non si possa sognare un mondo migliore, e' un puntello essenziale al consenso. Ogni giorno siamo immersi per parecchie ore in una salamoia mediatica di morti da telefilm, morti veri, violenze di ogni tipo, storie disperate, odi familiari, etnici, religiosi. Il mondo e' diviso da una linea chiara: da una parte pochi sono belli, sani e ricchi, dall'altra i falliti che, nella migliore delle ipotesi, anelano possedere almeno un briciolo di status symbol e comprano riviste patinate con le immagini delle auto, dei vestiti e delle donne che non potranno mai possedere.
Il messaggio che filtra attraverso i canali televisivi e' chiaro: siamo in trincea, circondati dal male, dobbiamo lottare per non soccombere ma nessuno si illuda, la vita e' dura, solo i piu' forti sopravvivono, i deboli non possono far altro che soccombere e aiutarli e' meritorio quanto inutile.
Questa visione della situazione e' perfettamente congeniale alla filosofia del potere tanto che si arriva a censurare alcune notizie bomba.
Grazie al convegno della Fao si e' parlato molto di fame, di miseria e di schiavitu'. E sono uscite solo cattive notizie.
Ed e' strano in effetti perche' ci sono anche molte buone notizie. Chiaramente e' impossibile parlare di buone notizie a tutto campo in una situazione nella quale muoiono circa 9 milioni di persone all'anno di fame e miseria. Ma d'altra parte e' un fatto che i morti di fame e miseria negli anni '70 erano piu' del doppio di oggi. La prima osservazione che viene spontanea e' che e' strano che al convegno della Fao questo risultato non sia stato sbandierato come un grande successo della globalizzazione. I potenti del mondo avrebbero potuto vantarsi dei risultati e portarli come prova del fatto che viviamo nel miglior mondo possibile e che il capitalismo globalizzato sta risolvendo il problema secolare della miseria. In effetti avrebbero dovuto avere un bel coraggio per formulare una simile dichiarazione (ma sappiamo che, generalmente, il coraggio non manca loro). Infatti la prima drammatica osservazione che possiamo fare e' che questo miglioramento si e' avuto negli anni '80 e poi, a partire dagli anni '90 la situazione e' andata via via peggiorando nuovamente (senza pero' ritornare ai livelli di 30 anni fa). La globalizzazione dei mercati invece di aprire nuove possibilita' ai paesi in via di sviluppo ha creato trappole commerciali e sistemi di concorrenza sleale che hanno gettato sul lastrico milioni di piccoli coltivatori di caffe' sudamericani, milioni di operai russi, milioni di pastori africani.
Se i delegati della Fao avessero parlato chiaramente dell'andamento della lotta alla fame e alla miseria e dei risultati che si sono ottenuti avrebbero dovuto soffermarsi anche sulle cause dell'arrestarsi del progressivo miglioramento. Scoprire che un miglioramento c'e' stato, che negli anni '80 si e' realmente ottenuta una diminuzione della miseria, indica che la morte per denutrizione e mancanza di cure elementari non e' un marchio inestinguibile delle moltitudini dei diseredati. Non e' vero che essi sono fisiologicamente incapaci di vivere degnamente. Quindi l'Occidente non ha scuse, non sono una fatalita' inevitabile questi milioni di morti ma aumentano e diminuiscono a secondo delle scelte macroeconomiche che vengono messe in atto. D'altronde, se si andasse ad analizzare dove si sono ottenuti i migliori risultati si scoprirebbe che generalmente i grandiosi progetti affidati a funzionari pagati a peso d'oro e alloggiati in hotel faraonici, hanno permesso di sprecare milioni di dollari con risultati risibili. Al contrario la' dove si sono pensati progetti che partivano dal basso, dal piccolo, coinvolgendo direttamente i diseredati, offrendo mezzi e fiducia, si sono ottenuti risultati straordinari e questo e' il caso del movimento "Cibo in cambio di istruzione", del movimento delle cooperative agricole e degli ecovillaggi, che ha ottenuto in Africa risultati incredibili contro la desertificazione, del movimento dei micro-orti in Sud America che sfama centinaia di migliaia di famiglie e del movimento del microcredito che ha prestato denaro a 20 milioni di donne dando loro la possibilita' di costruire piccole attivita' in grado di sostenerle economicamente (a questo riguardo ricordiamo il libro eccezionale di Mohamad Yunus:"Il banchiere dei poveri" edizioni Feltrinelli).
Insomma, questo sistema ha scelto di eliminare consciamente milioni di persone attraverso scelte economiche ingiuste che non mettono sullo stesso piano la grande multinazionale e il povero contadino. Si e' deciso, in modo scientifico e programmato, di togliere il diritto di vivere a queste persone perche' la loro sopravvivenza non offre vantaggi economici sufficienti. Quindi e' utile al potere minimizzare questo crimine contro l'umanita' pompando il cinismo della banalita': "Non c'e' niente da fare...Sono decenni che li aiutiamo ma continuano a morire oggi come allora. Non cambia niente, non puo' cambiare, li vedi anche tu per strada questi extracomunitari...Sono inferiori..."
Per questo crediamo che sia importante dirlo forte: La situazione della miseria del mondo e' molto migliore di 20 anni fa. Adesso hanno deciso che questo miglioramento non rende e l'hanno fermato.

 



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