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DARIO FO e FRANCA RAME
7 luglio
2002

Un minuto di raccoglimento per i ricchi

Carlo Marx, stravagante pensatore del 1800, scrisse che il capitalismo nasconde l'orrore del suo corpo di ingiustizie e prevaricazioni, mostrandosi vestito decorosamente nei paesi ricchi ma gira completamente nudo nelle colonie.
Ora una novita' di portata epocale si e' materializzata e via via sta spaventosamente lievitando, come un pane del demonio, sotto gli occhi sbigottiti di milioni di benpensanti benestanti.
C'era un tempo in cui il capitalismo si limitava a prendersela con i piu' deboli, si sforzava di pagare una miseria ai lavoratori e di truffarli poi vendendo loro prodotti di infima qualita'. Era una vergogna, certo, ma solo per i lavoratori stessi e le loro miserrime famigliole e poche "anime belle" (come dice il Giuliano Ferrara) che provavano orrore davanti alla brutale crudelta' del sistema.
Ma c'erano milioni di ben nutriti e ben vestiti personaggi che giudicavano il capitalismo il miglior modo possibile di vivere e si pascevano di tutto il cibo e le delizie che abbondavano nella loro casa morbidamente protetta da armamenti tecnologicamente superiori.
In effetti ancor oggi il capitalismo si dedica a far lavorare 12 ore al giorno bambini impegnati a cucire scarpe e palloni firmati e a lucrare vendendo farine avariate per gli aiuti umanitari. Ma sono pratiche alle quali si dedicano piu' che altro i ricchi di piccolo cabotaggio. Tra i veri signori del mondo e' in disuso perfino la pratica di far lavorare le persone per paghe da fame. I veri ricchi, i megamiliardari con patrimoni superiori al miliardo di dollari non si arricchiscono sfruttando il lavoro, non e' piu' quello il cuore della loro attivita' economica, anzi dal lavoro salariato spesso non ricavano neppure un dollaro. I soldi li fanno in ben altra maniera.
Non siamo impazziti. I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Dopo la Enron e la Tyco e altre aziende piu' piccole, anche Worldcom e' caduta in disgrazia sotto l'accusa di aver falsificato i bilanci rubando miliardi di dollari a milioni di azionisti ed e' indubbio che siano rimasti fregati una quantita' notevole di ricchi, ricchini, aspiranti ricchi e finti ricchi benpensanti. Forse voi, cari lettori, viste le vostre probabili inclinazioni sinistrorse, non siete restati molto colpiti da questo evento. Ma si puo' ben immaginare l'espressione attonita del lettore militante del Sole 24 ore, quando, giocando in borsa col suo portatile super accessoriato, si e' accorto che il capitalismo e' basato sulla truffa, che la piu' importante societa' di revisione dei conti del mondo e' un'organizzazione di terrificanti bidonisti e che i giornalisti economici che avevano consigliato a tutti di investire in queste multinazionali del contropacco e del raggiro, si sono dimostrati essere solo l'ultimo anello di una corruzione mondiale che ha foraggiato politici e signori dei mass media per anni con cifre da capogiro. E questa volta la vittima non e' uno zozzone negro incapace di leggere un listino borsistico ma proprio lui, il ricco speculatore in mutande davanti al suo personal con connessione alla velocita' della luce alla borsa telematica planetaria con tanto e di carta di credito oro.
La misura di questo raggiro e' ormai andata al di la' di ogni grandezza monetaria mentalmente comprensibile. Parliamo di svariate centinaia di miliardi di dollari di valore azionario scomparsi nel nulla assoluto e di un pugno di beneinformati che ne ha approfittato con tale dovizia di mezzi, al punto che mai, neppure vivessero mille anni, potrebbero spendere la decima parte di quello che hanno rubato con l'inganno. Il gioco era estremamente semplice. Si spendono miliardi di dollari per corrompere politici e giornalisti, raccattare appalti immensi, convincere il mondo di
essere un'azienda in ottima salute con un futuro meraviglioso e inossidabile. Vedere le azioni salire di valore e vendere gradualmente mano a mano che il titolo sale. Nel frattempo la S.p.a. (Societa' per azioni) e' dissanguata perche' corrompere costa e dar l'idea di essere l'azienda piu' redditizia del mondo comporta spaventosi investimenti di immagine. Ad un certo punto pero' il sistema "salta" e il valore delle azioni crolla ma tu hai gia' venduto tutto e guadagnato l'impossibile. I dirigenti della S.p.a. finiscono nei guai e vengono sacrificati sull'altare del profitto con contorno di suicidi di chi sa troppo. La dinamica di questi colossali raggiri e' ormai venuta a galla. Resta un'incognita: come reagiranno i ricchi del pianeta quando si accorgeranno che i mega ricchi vogliono il loro portafoglio e non ci si puo' fidare neanche della borsa?
Si tratta di una frattura culturale non da poco. Da secoli l'imprenditoria borghese e' cresciuta sulla base della sua capacita' di garantire un minimo di fiducia almeno all'interno di una ristretta casta di personaggi facoltosi. E adesso? che succede se si sgretola uno dei fondamenti della societa' capitalista?
L'esperienza, spesso amara, ci insegna che i ricchi sono generalmente spregevoli e pavidi e ci viene da sospettare che non succedera' proprio niente e che, al massimo, accorgendosi di essere diventati anch'essi cacciagione, i capitalisti meno capitalizzati tentino solo di non farsi impallinare. D'altra parte, il nostro spirito di comici, ci induce a valutare anche un'altra, improbabile evenienza. Che succederebbe se i Paperon de' Paperoni piccoli e medi, turlupinati dai colossi planetari, si irritassero e decidessero che e' ora che in questo mondo ci sia un minimo di giustizia? Ci piace immaginare una rivoluzione capeggiata una volta tanto da capitalisti fregati, con cortei durissimi pieni di limousine e di elicotteri e i poliziotti che sono presi da una certa timidezza quando devono manganellare i manifestanti, soggiogati dal numero di zeri presente nei loro estratti bancari...
E che dire degli avvocati che si porterebbero dietro ai processi successivi ai moti di piazza?
Beh, sognare e' gratis.


 



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