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Beat: sconfitti, fregati, sfottuti |
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Beat:
sconfitti, fregati, fottuti: questo e' il significato letterale, e
non solo, della parola che ha identificato un'intera generazione.
"man I'm beat" significava sono un uomo senza un posto dove
andare, senza soldi: sono a pezzi, esausto ho toccato il fondo.
Al
di la' di ogni significato, quando sento nominare quel movimento, la
beat generation, mi passano per la mente una "squillata",
gran quantita', di immagini, tutte in movimento.
Ci sono strade
che si proiettano su pianure desertiche e poi corrono fra piantagioni
infinite, ancora si arrampicano fra rocce, torri di pietra e scorrono
a costeggiare i canyons.
E via lungo le foreste a disegnare
ghirigori seguendo le coste in riva al mare.
Ci sono, e non
possono mancare, mezzi di trasporto di tutte le razze e dimensioni a
partire dalle moto per finire con i camion enormi: corrono,
attraversano giorno e notte.
Le luci proiettano righe accese e
colorate in contrappunto alle grida dei clacson e delle sirene della
polizia.
Il pensiero fisso dei ragazzi della beat generation era
il viaggiare: attraversare in ogni senso e dimensione l'America, una
terra abitata, ma sconosciuta.
Si deve andare, ma dove? avevano un
programma? una meta? no!! "go nowhere"
Non era una
dichiarazione di non senso, di follia fine a se stessa: muoversi per
non andare da nessuna parte.
La mancanza di uno scopo era proprio
la chiave della loro filosofia: costruire, ma senza fabbricare,
proprio vivere ed agire senza produrre, questi sono i tormentoni del
pensiero di Kerouac, Cassady, Burroughs, Ginsberg e poi di Lamantia,
Corso e Ferlinghetti: essi non hanno mai avuto l'ambizione di
diventare o produrre un movimento ne' politico ne' culturale e tanto
meno esprimere l'idea di una nuova morale.
Questo gruppo di amici
pensava solo di indurre altra gente come loro ad esprimere una
quantita' enorme di rifiuti:
- rifiuto anzitutto della violenza
(1)
- rifiuto del maccartismo e di ogni persecuzione politica e
ideologica
- rifiuto della logica falsamente machiavellica de "il
fine giustifica i mezzi": no! ripetevano, nessun fine, per
quanto nobile, puo' giustificare la prevaricazione, i processi
criminali, l'ingiustizia, l'imporre regole che affoghino la
liberta'
- rifiuto della guerra in nome della difesa dei diritti
civili del nostro popolo (per popolo si intende quello degli Stati
Uniti)
- negazione di qualsiasi regola che produca asservimento e
repressione, quindi battersi per la piu' completa liberta' sessuale
dell'uomo - talvolta espressa nell'omosessualita' - e della donna: i
beats dettero una forte spinta all'emancipazione femminile liberando
la donna da ruoli conformi e socialmente condivisi (2).
Liberta'
di espressione e liberta' religiosa, ma contro ogni religione che
voglia imporre i suoi dogmi: per questo fu scelto come studio e
ricerca dell'autocoscienza il buddismo zen, una filosofia senza
regole e regolamenti, senza la confessione, il pentimento e la pena o
l'assoluzione per la vita eterna, amen.
Il
rifiuto finale era dedicato alla terra, alla luce, l'acqua, l'aria:
ci rifiutiamo di appoggiare chi sfrutta l'ecosistema con cinismo e
mancanza assoluta d'amore.
La terra non e' un bene di dio per i
soli uomini: e' un bene che dobbiamo preservare e restituire
all'umanita' che ci segue nel tempo, sfruttarla e massacrarla per il
solo interesse al potere e al profitto e' il maggior crimine che si
possa perseguire.
"Vietato
vietare" era uno slogan che si e' proiettato per tutto il
pianeta e naturalmente si faceva allusione anche all'uso di droghe.
Questo e' un punto controverso proprio perche' alla sua origine i
protagonisti della beat avevano scelto la cosiddetta via morbida
della droga (soft drugs): usavano marijuana, hashish, mescalina,
funghi sacri, lsd e altre droghe d'erba africane.
Ne difendevano
l'uso convinti, a giusta ragione, che quelle fossero droghe che non
creavano assuefazione: "avvicinano le persone, eliminano le
inibizioni e migliorano i rapporti tra i sessi".
Ma il
desiderio sempre latente di sperimentare per conoscere, legato
all'assioma che "chi non fa inchiesta e non sperimenta non ha
diritto di parola", ecco che piu' di un ricercatore parti' per
una via senza ritorno.
Percio' ci ritroviamo ad elencare un numero
notevole di "sconfitti" travolti dalla droga pesante, un
nome illustre fra tutti e' quello di Gregory Corso.
Dobbiamo
sottolineare che con i beats sono sorti in America, a ridosso della
fine della seconda guerra mondiale, tutti i piu' importanti movimenti
di emancipazione civile, sociale, libertaria e di difesa dei diritti
civili di ogni comunita' minoritaria di tutto il mezzo secolo
trascorso.
Tra questi il movimento degli hippyes, il movimento
studentesco, compreso quello francese, tedesco e italiano, i
movimenti pacifisti, quelli ecologisti, fino agli attuali no-global,
e ancora le organizzazioni che si occupano dei rapporti con
l'ammalato, i cosiddetti medici clown, compresi i sostenitori di una
medicina alternativa che si rifa' ai metodi primordiali di cura e di
uso dei medicamenti (omeopatia, iridologia, agopuntura, ecc...)
E'
straordinario che tutti questi movimenti diano nati da persone che
negavano ogni organizzazione ideologica e di gruppo e questo
nonostante l'enorme forza propulsiva delle idee che i "sfottuti"
esprimevano.
Ma la preoccupazione di questo minuto gruppo, che esplodera' in tutta l'America e appresso in Europa per i concetti e la qualita' nuova delle idee, non era solo quella di negare la logica dell'apparato sociale ed economico vigente ma anche di rimuovere drasticamente il linguaggio con cui esprimersi (3). Il suono, il canto, il gestire il danzare, il rappresentare, il dipingere, il costruire, il raccontare attraverso il cinema oltre che con la poesia. Corso diceva "la poesia e' il mio paradiso".
Ho
studiato il progredire della musica jazz a partire dal blues per
finire nel rock e raggiungere le forme prodotte dal be bop.
Sono
stato e lo sono ancora un fanatico di Dizzie Gillespie e ho avuto
perfino la fortuna di esibirmi con lui e la sua orchestra in una jam
session nella quale cantavo con il grande nero rifacendomi al
"grammelot" degli spirituals. Devo testimoniare che alla
fine mi sentivo sospeso di parecchi centimetri dal suolo e ho capito
perche' si sia detto che "il jazz e' il fluire della vita".
Raggiungendo
la pittura nata dal pensiero beat si puo' scantonare nemmeno di un
millimetro davanti a Pollock.
Il suo modo di costruire un dipinto
e' a dir poco fuori d'ogni regola. Le regole di composizione lui se
le produce ogni volta che si pone davanti a una tela, ma attenti: non
fatevi circuire e ingannare da quei critici che vi assicurano come
Pollock fosse tutto istinto ed emozionalita', un creativo
all'improvviso.
Ho personalmente conosciuto questo pittore e,
durante il nostro dialogo, mi ha mostrato una serie incredibile di
disegni e bozzetti preparatori. "Quando sono pronto"
assicurava "parto a dipingere anche con gli occhi chiusi: il
quadro ce l'ho gia' nel computer della mia memoria".
Parlando
del cinema devo ammettere, o se preferite segnalarvi, che solo grazie
ad esso credo di aver capito qualcosa dei beats.
Ho individuato,
grazie a film come "Easy rider" di Denis Hopper, "Il
sorpasso" di Dino Risi, "Zabriskie point" e
"Professione reporter" di Michelangelo Antonioni, "Thelma
e Louise" di Ridley Spott, "Paris Texas" di Wim
Wenders, "Marrakech Express" e "Turne'" di
Gabriele Salvatores, "A proposito di donne" di Herbert
Ross, "Il pasto nudo" di David Cronenberg, per citarne solo
alcuni, il motore della filosofia del rifiuto e della negazione dei
valori che questa societa' ci impone come regole irrifiutabili: o
accetto o sei out!
Tutti questi film trattano e cercano di
analizzare il principio che nulla e' sacro, inviolabile, essenziale,
assoluto, rispettoso: nemmeno la morte! In questi film si raggiunge
spesso la catarsi della distruzione dei miti che vivevano alla base
del pensiero dei beats, compreso proprio il godere al massimo del
bene della vita, dell'amore, dell'amicizia, della solidarieta', del
disprezzo per il successo e per i quattrini.
I
maestri di questo pensiero hanno piu' o meno tutti buttato all'aria
queste certezze, le hanno capovolte e spernacchiate.
Che il
distruggere ogni equilibrio, elogiando l'instabile e il
disequilibrio, fosse all afine il modello e il propellente metafisico
di tutto il loro pensiero?
Qualcuno ha suggerito di definire la
beat generation un gioco maestoso costruito sulla sabbia del deserto
poco prima che spiri il vento del ghibli.
Note:
1)
Nel 1958 esce in forma di volantino "bomb" la poesia piu'
discussa e criticata di Gregory Corso. Poco tempo prima Gregory aveva
preso parte a una dimostrazione pacifista contro l'atomica ed era
rimasto sconcertato dall'atteggiamento di estrema violenza dei
pacifisti. Cosi' scrisse una lettera d'amore - provocatoria -
all'atomica dove si chiedeva perche' la bomba scatenasse tanta ira e
orrore quando l'intera condizione umana e' in se' un orrore. "I
bambini abbandonati nei parchi, gli uomini che muoiono sulle sedie
elettriche, il flagello e l'ascia, la catapulta di Leonardo da Vinci
e i tomahawk indiani, la spada di San Michele e la lancia di San
Giorgio, la pistola che uccise Verlain e le armi dei gangster, o il
cancro o, peggio di tutto, la vecchiaia".
2) Ann Douglas,
professoressa di studi americani alla Columbia University, scrisse
"la beat generation costitui' motivo di stimolo per
l'emancipazione femminile: se questi uomini possono esser liberi dai
ruoli prestabiliti, sposarsi, lavorare ... perche' noi no?"
3)
Ginsberg subi' un processo per oscenita' a causa del linguaggio
spregiudicato della sua poesia "Howl" (1956)
Anche
l'aspetto grafico delle poesie beat subi' una rivoluzione:
Ferlinghetti con il suo "Pictures of the gone world" (1955)
sistema le parole in gruppi sistemati nella pagina con una percezione
pittorica dello scritto, a seconda dell'importanza, del significato,
dell'umore delle immagini e/o del concetto stesso.
di Dario Fo (con la collaborazione storica di Olga Varrasi)
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