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TEATRO

Living al G8

Ieri i “Grandi” hanno finito qui a Genova e se ne sono andati, lasciandosi indietro una città sanguinante.

Questi giorni al G8 sono stati per noi un lungo sogno, pieno di significati e di ammonimenti.

Il tutto si è svolto in una città arroccata sul mare sotto i monti da dove si avvistavano i saraceni – attraverso quell'intreccio di vicoli medioevali, il mare, i monti, il bel sole d'estate e i sensi sono già sopraffatti.

Qui sono venuti 700 gruppi, dai trostksti argentini ai travestiti tedeschi, e sembra chiaro siamo tutti della stessa stirpe; le persone che hanno voluto spostarsi per far capire al mondo che ci sia un'altra via di sviluppo, la maggior parte sono giovani, con tatuaggi, piercings e capelli rasta sono ispirati, ma anche esitanti di fronte a quello che stava per avvenire.

Durante i tre giorni degli incontri, abbiamo recitato Resist now!, uno spettacolo creato collettivamente dal Living con 30 artisti liberi che si sono dedicati al progetto – Resist now! Comincia legandoci al pubblico con dei nastri rossi che eventualmente tirano tutti in una spirale che ci imprigiona, dove siamo ora nella situazione attuale – una voce grida “merz!” (parola dada inventata da Kurt Switters, distillato da “kommerezbank”) e ci liberiamo per presentare una serie di ritratti dei problemi che tutti sono venuti ad affrontare: la violenza, la povertà ed il resto; una macchina mostruosa prende forma e avanza, consumando gli spettatori, che passa mentre canta “moloch”, la poesia di Allen Ginsberg dedicata al dio del denaro. Poi i partigiani di Rocchetta Ligure (1943-1945) riappaiono per convincere la gente ad esorcizzare la propria violenza per poter smantellare la struttura; compiuto questo, gli elementi umani si riorganizzano in una nuova forma di vita; infine, ci sediamo per terra per ascoltare le sirene che annunciano i prossimi bombardamenti, la nostra presenza ferma costituisce già un atto di resistenza.

Il primo giorno, il 19 luglio, abbiamo fatto lo spettacolo a Piazzale Kennedy, dove si radunavano i nuovi arrivi – tra la mensa e le panche per chiedere gli alloggi, abbiamo creato un'atmosfera intensa ma tranquilla. Era il tramonto ed era bello vedere tanta brava gente continuare ad arrivare.

Il giorno seguente, il 20 luglio, abbiamo “assaltato” Piazza Dante con il nostro teatro pacifico, proprio davanti alla grottesca barriera di acciaio che sigillava la Zona Rossa; c'era molta energia e lo spettacolo evaporava ogni tanto quando si assediava il confine metallico, ma allora si riprendeva e alla fine si gridava spontaneamente prima “Genova libera! Genova libera!” e poi “Siamo liberi! Siamo liberi!”. E' stato solo più tardi che ha prevalso la violenza.

Molti dicono che i “black bloc”, i ragazzi anarchici con le maschere nere e le spranghe lavorano con la polizia (ce ne possono essere, ma sono molto di più di quello) sono forse 2000 su 100.000 manifestanti, e così il primo giorno finisce in tremendi scontri: la polizia picchi spietatamente i manifestanti, i mascherati incendiano vagoni pieni di carabinieri, il fumo e l'orrendo gas lacrimogeno invadono la città. E presto c'è stato lui, Carlo Giuliani, 23 anni, morto in una pozza di sangue, una pallottola in testa da un carabiniere che l'ha visto pronto a lanciare qualcosa contro di loro.

Il 21 luglio ci siamo uniti al enorme corteo dei 700 gruppi partecipanti, c'erano forse 150.000 individui che camminavano per tutta la città – una bella dimostrazione di solidarietà – una marea di bandiere rosse, nere, verdi, arcobaleno, accompagnata da tamburi e canzoni – abbiamo recitato tutti gli elementi dello spettacolo in versione oratorio, marciando con la folla, ma come se il sole stesso fosse impotente ad impedirla, è scoppiata nuovamente la violenza. I mascherati erano ovunque e hanno ripreso il loro assalto. Nessuno è stato ucciso questa volta, ma molti sono stati feriti. Ci si sentiva alla fine di una strada, o meglio, in fondo a un vicolo cieco.

Il 22 luglio coloro che sono rimasti hanno formato il cerchio dell'accordo a Punta Vagno, lungo il mare. C'era il peso della notizia di un brutale blitz notturno della polizia presso la sede del Genoa Social Forum. Ma abbiano lo stesso creato nuove armonie, e poi ognuno parlava per se stesso, riaffermando il proprio impegno per andare avanti; abbiamo cantato, scambiato indirizzi e ideato future possibilità.

I prossimi incontri del movimento devono essere organizzati diversamente, non più collegati alle grandi conferenze dei “Grandi”, ma raduni dove invece si educa, si esplora, si inventa...si inventa...Non è per niente facile, ma è il nostro ruolo e lo stiamo interpretando.

Hanon Reznikov, 23/07/2001

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