| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

TEATRO

E’ DI SCENA IL LIVING THEATRE, QUATTRO CHIACCHIERE CON JUDITH MALINA

Il Living Theatre torna ancora una volta a Bologna, e soprattutto torna con un altro spettacolo che prosegue quel tipo di ricerca da anni portato avanti dallo storico gruppo statunitense.
   Nato a New York nel 1947 il Living, oggi diretto da Judith Malina e da Henon Reznikov (che ha sostituito Julian Beck dopo la sua scomparsa), porta i propri spettacoli in giro per il mondo. L’ultimo lavoro della compagnia, “64, oratorio per attori in 64 movimenti”, è in scena Bologna il 2 aprile 2001 (Arena del Sole, ore 21). A promuovere lo spettacolo è il Centro di Promozione teatrale La Soffitta in collaborazione con Arena del Sole-Nuova scena e a presentarlo, insieme a Judith e a Hanon, sono Grm-ina e il Teatro del suono (Andrea Liberovici e Ottavia Fusco).

Judith Malina, come è nato il vostro ultimo spettacolo, “64”?
   “64” è un progetto di Andrea Liberovici, che ha seguito da vicino il lavoro della nostra compagnia. Liberovici è un musicista molto interessato alla casualità di John Cage e ha creato lo spettacolo ideando una composizione basata da un lato sul lavoro del Living in scena, dall’altro sulle sonorità registrate. Andrea Liberovici ha consultato il nostro archivio e ha ascoltato centinaia di nastri per realizzare la sua idea. Utilizzando la casualità di Cage è riuscito a creare un nastro con le nostre voci.

E in scena chi interagisce con il nastro registrato?
   In scena ci siamo io, Hanon Reznikov e Ottavia Fusco. Il nostro lavoro creativo non si concentra sull’intenzione, ma piuttosto sull’azione, perché l’intenzione è azione.

La vostra continua ricerca, i gesti di protesta che da anni accompagnano i vostri lavori sono ancora validi?
   Finché continueranno le guerre, la fame, le esecuzioni, finché tutto questo non sarà finito, avremo sempre lo stesso problema da risolvere, quindi andremo avanti con la nostra battaglia.

Qual è stato fino ad ora l’impatto dei vostri spettacoli sulla gente?
   Purtroppo l’impatto non è ancora abbastanza forte, eppure, dopo spettacoli come “Paradise now”, ci chiediamo come è possibile che la gente ancora non riesca a capire? La gente non comprende. I giovani sono un po’ più svegli, loro rifiutano la vecchia società. Molti giovani diciassettenni sono davvero meravigliosi, sono riusciti a capire qualcosa che deriva dagli anni ‘60. I giovani hanno capito quali sono i valori fondamentali della vita, del rapporto umano. Gli adulti oggi non capiscono più nulla. Nei giovani, invece, c’è ancora un vero spirito di ribellione…

Dunque, la soluzione potrebbe essere proprio nei giovani. E la rivoluzione anarchica? E’ ancora possibile?
   La rivoluzione anarchica è necessaria per cambiare questo mondo che non va bene così come’è. Io ho un nipote di 17 anni che è stato in prigione con il Puppet theatre, loro mi ispirano.

A questo proposito, esistono altri gruppi teatrali che seguono un percorso parallelo al vostro?
   Esistono 300 milioni di persone che vogliono un mondo migliore, vogliono la pace, vogliono porre fine una volta per tutte alla fame e alla guerra. Il problema è che tutti lo vogliono, ma credono che non sia possibile perché questo hanno imparato a scuola, credono che sia un’utopia avere un mondo migliore, è questo l’errore. Per questo motivo dobbiamo lottare. La rivoluzione è possibile in ogni momento della vita, anche in questo preciso istante.

Cosa è rimasto di Julian Beck, che insieme a te ha fondato Living nel ’47, nel Living theatre di oggi?
   La nostra compagnia porta avanti il suo lavoro. L’ispirazione di Julian rimane con noi, la sua arte continua ad ispirarci.

E l’arrivo di Hanon Reznikov ha cambiato il vostro modo di lavorare?
   Hanon ci ha arricchito: ha portato avanti l’esplorazione del nostro rapporto con gli spettatori, ha trovato nuove forme creative riuscendo ad includere il pubblico in azione nei nostri spettacoli. Hanon ci ha insegnato che è possibile reagire, ispirare qualcosa, dare la speranza, dare energia dinamica alla gente.

Come sarà il futuro del Living theatre?

   Ora che abbiamo una sede a Rocchetta ligure (Alessandria), vogliamo creare un ponte tra l’avanguardia newyorkese e quella italiana.

Intervista di Francesca De Sanctis – 21/03/2001

E' in http://www.stradanove.net/news/testi/novita/ngri1203980.html


| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|