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MUSICA

Ritorna a Roma la "saudade" dei Madredeus

A chi non conosce i musici portoghesi Madredeus, è difficile raccontare in due parole. Diciamo che nascono quindici anni fa, mettono insieme alcuni dei migliori talenti musicali di quella "finis terrae", mescolano la saudade del fado ai suoni contemporanei. Loro stessi si dichiarano indefinibili, per la gioia dei tantissimi nel mondo che li amano da quando hanno cantato la Lisbon Story di Wim Wenders. Per chi li conosce, anche solo sentirne pronunciare il nome è già una rapìta esperienza sulle rive del Tejo. Teresa Salgueiro (la voce dei Madredeus, una delle più belle che si possano ascoltare di questi tempi), l'autore dei testi Pedro Ayres Magalhaes e il resto del gruppo - due chitarre classiche, un basso acustico, un sintetizzatore - saranno nella capitale tra pochi giorni, ospiti della manifestazione patrocinata dal Comune "Angeli su Roma".

Amor infinito è il titolo del concerto ospitato lunedì sera al Teatro dell'Opera e della tournée che inizierà in Italia per poi proseguire, per i prossimi tre anni, nel resto del mondo. Teresa Salgueiro è ancora in Portogallo, dove la raggiungiamo per telefono.

In "Amore infinito" canterete principalmente Lisbona. Una novità, anche se il nome dei Madredeus è da sempre legato alla vostra città.

E' vero, non abbiamo mai cantato Lisbona se non in un'unica canzone. Molte volte lungo il nostro percorso di autori e compositori abbiamo dedicato omaggi più o meno diretti alla città, alla sua musica, al fiume, ai quartieri. Ma solo in un'occasione abbiamo pronunciato il nome di Lisbona.

E ora avete recuperato. In pochi mesi sono usciti quasi in contemporanea due album, "Faluas do Tejo" e "Amor infinito", da cui il titolo della tournée. E le canzoni su Lisbona sono numerosissime. Come mai questa doppia uscita?

Negli ultimi tre anni, in tournée con "Movimento", abbiamo composto e realizzato un numero considerevole di brani. La verità è che in un solo album non entravano e ne abbiamo fatti due.

Cantate una Lisbona antica? Se non sbaglio "Faluas do Tejo" è la storia di un bambino che canta il fiume negli anni Cinquanta...

Le "faluas" erano barche a vela che attraversavano il fiume e trasportavano la gente da una riva all'altra fino a metà del secolo scorso. Oggi non ci sono quasi più, vengono usate solo per i turisti. Sì, cantiamo una Lisbona antica, ma che a nostro avviso è ancora viva. E' una Lisbona della memoria e del presente, la nostra magnifica città che si apre sull'oceano, che guarda all'orizzonte e allo stesso tempo ultima terra d'Europa, dove i viaggiatori venivano non per andare in altri luoghi ma per fermarsi.

Pensa che questo popolo portoghese, che ama viaggiare senza conoscere la mèta e che accoglie tutti i viaggiatori alla fine del loro viaggio, sia rimasto lo stesso?

Credo sinceramente di sì, che sia ancora forte in noi la voglia di mescolare le culture, di essere crocevia tra il nord e il sud del mondo. Lo dimostra la musica, che riceve influenze dall'Africa, dall'America latina e ovviamente dal Brasile.

E poi c'è la musica di Lisbona, il fado.

Che però non è la nostra musica. Noi non siamo fadisti. Il fado appartiene a una tradizione musicale molto precisa, mentre noi siamo degli sperimentatori originali. Del fado però abbiamo ripreso alcuni elementi. Uno scenico: la cantante al centro del palco e i musicisti disposti dietro, a mezza luna. Un altro concettuale, ovvero il posto che diamo alla parola come espressione primordiale.

E direi anche il concetto della saudade.

Giusto. Noi siamo nati proprio sotto la spinta di mettere in scena, musicalmente, il concetto della saudade.

Ci hanno provato in molti a spiegare, a un non portoghese, cosa sia la saudade. Ci vuole provare anche lei?

Ci vorrebbe molto tempo e molta scrittura. Nella cultura portoghese ha un ruolo centrale nella lirica, nella poesia, nella musica, nella letteratura. Nel secolo scorso si formò a Lisbona persino una scuola filosofica sulla saudade. Noi Madredeus la rappresentiamo così: c'è una donna che canta un'attesa, di qualcosa o qualcuno. Mentre aspetta, la donna comunica con la sua voce una serie di emozioni, pensieri, dubbi, certezze. Il suo è uno stato cosciente e ricco di desiderio. Un desiderio triste e allegro allo stesso tempo. Perché la saudade è nostalgia per l'assenza e felicità per il sentimento che comunque proviamo. Un desiderio amoroso, direi. Perché, come l'amore, dell'assenza si alimenta, dell'assenza fa forza creativa.

Intervista di Roberta Ronconi – LIBERAZIONE – 26/02/2005

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