| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

MAURIZIO MAGGIANI

IL SECOLO XIX 05/08/2001

Lasciamo che le ragazze facciano il bagno a De Ferrari

Va bene, fa caldo. E perché mai non dovrebbe fare caldo, più caldo del normale? Per cos'altro abbiamo inventato l'effetto serra? Forse per stare al fresco d'estate e al caldo d'inverno? Sempre che l'effetto serra esista davvero e non sia tutta una mena dei nemici del petrolio e del ministro Lunardi. Fa caldo e basta, e tra un po' passerà anche quello, come tutto il resto.

Finché non passa cerco di sopravvivergli come posso. Applicando l'antica arte egizia ho trasformato la casa in un sarcofago perfettamente sigillato. Ci passo le mie giornate da mediocre faraone avvolto in un asciugamano Ikea e attorniato da bottiglie d'acqua minerale che nessuno schiavo nubiano ha trascinato al posto mio fin su al quinto piano. Il sarcofago è abbastanza ampio da permettermi di scegliere se versare sudore sulla tastiera del computer o sulle pagine di un libro. A notte fatta, esalando sinistri lamenti dalle giunture del mio smunto scheletro, emergo dal sacello e scendo in strada. Ho una meta, e la perseguo con l'implacabile determinazione di uno zombie che ha fiutato carne umana viva: De Ferrari.

La fontana: fonte di vita, macchina meravigliosa. La grande e le sorelline aggregate dovrebbero farle sante: hanno regalato alla città uno stupefacente quarto di ettaro di microclima temperato e paradisiaca frescura nel cuore dell'incudine del diavolo. La città riconoscente affluisce in massa. E' bellissimo starsene lì, la notte, avendo magari trovato un poco di posto per sedersi su un bordo, averci magari qualcuno per chiacchierare sottovoce delle cose che il caldo non ti fa dire, e magari abbandonare languidamente una mano e far scorrere sulle dita l'acqua fresca e lucente, come per spedire una cartolina dal Parnaso. Magari magari levarsi di soppiatto un mocassino e allungare un piedino scalzo per rabbrividire di piacere al solletico del ruscellare.

Ieri notte dei ragazzi hanno fatto di più, ci si sono fatti il bagno nelle sante fontane.

Pellegrini di strada, punk e bestia con un enorme paniere di cuccioli, si sono mondati del loro lungo e accaldato vagare sollazzandosi in braghette tra gli zampilli; casti e scherzosi in verità: cuccioli anche loro. E tra loro una ragazza, una splendida, è emersa a un tratto dalla vasca in un trionfale scintillio gocciante, così conturbante e assieme così virginale da far commuovere le anime belle. Venere che sorge dall'onde, avresti detto. No, non proprio: Anita Ekberg che sorge dalla fontana di Trevi. Tale e quale solo meno abbondante, più aerea. Un'immagine che guarisce dal più capo pessimismo, che lenisce la malinconia più dura, che ti fa ringraziare la vita e lodare Dio per la sua bellezza. Un'immagine che è durata un attimo; repentinamente accorsa dal sollecito richiamo di un proprio cittadino, una pattuglia di polizia ha fatto sloggiare a gambe levate ragazze e compagnia.

Di nuovo chiuso nel mio sarcofago, ci sto ripensando. Ci fosse stata l'Anitona a bagnarsi, o una sua collega recente, mettiamo la Marini, qualcuno si sarebbe sentito in dovere di fare intervenire la pubblica forza? Per far sloggiare, intendo, non per difendere la diva dall'assalto degli ammiratori. Non credo. Cos'ha di meno quella ragazza? Niente, semmai ha qualcosa di più in fatto di grazia, in fatto di pudicizia. E allora perché lei sì e la Marini no? Per semplice banale discriminazione. Perché la Marini è quasi tutto e l'anonima ragazza è meno di niente; una sbandata che domattina chiederà magari mille lire in salita Pollaiuoli. Perché se lo lasci fare a lei, domani saranno in cento come lei a bagnarsi alla fontana. E questo è vero.

I genovesi fanno bene a essere gelosi delle loro fontane, soprattutto adesso che sono nuove e immacolate Fanno bene ad essere gelosi e rispettosi dei loro beni comuni appena riconquistati al degrado. Siccome sono comuni quei beni appartengono a tutti e tutti è giusto che li usino ed è doveroso che li rispettino. Ma non c'è legge o regolamento che potrà funzionare al riguardo in modo civile. A quel modo, nel modo che rende una città insieme viva e bella, può funzionare solo una sorta di magica alchimia, quella specie di miracolo, che in alcune fortunate parti del mondo accade e si ripete, per cui il punk e il pensionato, il bambino e l'impiegato amano tutti con uguale irriducibile amore il luogo dove vivono, sentendosi loro stessi parte della sua bellezza. Il bagno della ragazza nel giorno più caldo dell'anno può aver fatto paura solo a chi non è per niente sicuro di saper difendere la sua fontana dai veri oltraggi. E' una paura ben comprensibile, perché è assai raro vedere un cittadino costringere un altro cittadino a riprendersi, mettiamo la lattina vuota che ha gettato nella vasca. Perché non mi risulta che nessuno abbia chiamato la polizia per far sloggiare da De Ferrari quegli sconci suppostoni portarifiuti, rivoltanti all'occhio e inetti alla bisogna. La bellezza è un dovere, come l'ordine. E la ragazza che non è nessuno ha infranto ordine e bellezza assai meno delle probe signore che un secondo dopo la riappriopriazione posto G8 di San Lorenzo già si affannavano a far cacare in mezzo alla via i loro yorkshire da quattro milioni la coppia.

Maurizio Maggiani

IL SECOLO XIX – 05/08/2001

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|