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MAURIZIO MAGGIANI

La mia ragazza è tornata

Ho fatto un giuramento a suo tempo: non avrei più messo piede allo stadio finché la mia squadra non avesse riscattato la vergogna della sua retrocessione.

Dio mio, eccola, è tornata, la mia ragazza è tornata. Ormai non so più da quanto l'aspettavo, quanti sabati passati a fumare su questo balcone, quanta nostalgia, quanto abbandono. E quanta pena a sentirmi alle spalle i bisbigli delle signore del condominio: guardalo com'è patito, s'è ammalato per niente, figuriamoci se non torna quella lì, povero illuso che volendo potrebbe rifarsi una vita. E invece è tornata, lo sapevo, lo sentivo qui dentro.

Tornerà, non può non tornare. Ed è venuta. In questo sabato di rose e gelsomini che traboccano dai muri sulla crosa, in questa sera dolce e chiara di luna piena, s'è affacciata al portone e ha sorriso al burbero portiere. Persino il cerbero s'è addolcito: la prego signorina, l'accompagno all'ascensore, scala A o scala B? E lei ha allargato il suo sorriso da far arricciare il pelo al mondo intero: ma scala A, caro il mio trottolino, scala A. e io sulla porta ad aspettare col cuore tra le mani: è la scala A, deficiente di un portiere...La mia ragazza blucerchiata che se n'era andata, la bella sbadata, la rivieresca bizzosa, la generosa sciccosa, la proletaria leggiadra, la mite rivoltosa, la bambina capricciosa, la squinzia sussiegosa, la ponentina laboriosa, la levantina svogliata, l'inaffidabile miracolosa. La mia squadra operaia che non ha mai imparato l'inglese e non sa dire football, ma solo pallone, al massimo calcio; la mia squadra vecchio motore, che per farla andare devi dargli da bere più benzina che a un trattore. E meno male che di quella non gliene è mai mancata. Adesso che è appena tornata non voglio chiederle cosa farà. Nessuno torna uguale a quando è partito, lo so. Certo, sono un cuore nostalgico, e mi piacerebbe che fosse per sempre la ragazza che ho coltivato nel mio cuore, quella che è cresciuta con me. No, non importa, basta che resti senza dimenticarsi di sé. E di me. L'ho portata a far festa tutta notte a De Ferrari. C'erano un sacco di bambini, e belle famiglie e ragazzi allegri. C'erano compiti signori in grisaglia con la loro trombetta in mano, dolci anziane signore con le caviglie un po' gonfie per essersela fatta a piedi dallo stadio, mamme con il loro bebè a tracolla e la bandierina tra i capelli, e padri che discutevano con i figli sul quando avrebbero cominciato a sentire la nostalgia di un bel derby, e belle ragazze sventolanti danzanti scoppiettanti. Non un solo grido di guerra, non una smorfia di disprezzo, ma tutto solo un grande gioco. Vorrei solo che adesso non si dimenticasse mai più di tutta questa gente, non si dimenticasse di noi. Post scriptum. Un grazie riconoscente al dottor Celant, responsabile per Genova capitale culturale europea, che non ha posto il veto alla promozione della Sampdoria in serie A, pur rientrando le inevitabili conseguenze di tale avvenimento nell'anno 2004 di sua esclusiva competenza. E la preghiera che non ponga, il suo veto, ad un improbabile, ma non di principio escludibile, scudetto, che malauguratamente verrebbe a cadere proprio nel pieno della sua attività. Lo so, non cè molto buon gusto né cosmopolitismo in una squadra che non sa nemmeno dire football.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 19/05/2003

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