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MAURIZIO MAGGIANI

Morire da coraggiosi e vivere da eroi

Lo voglio dire, fossi anche l'unico a pensarla così: io non voglio vedere come muore un italiano, non sono minimamente interessato a sapere come muore un italiano, non ci trovo niente di istruttivo e fecondo in questo. Io voglio che un italiano non muoia affatto, vorrei proprio che non morisse nessuno anche fosse soltanto coreano.


Più di ogni altra cosa non voglio che qualcuno muoia giustiziato con un colpo di revolver o in un qualsiasi altro modo. Io voglio vedere come vive un italiano, è questo che trovo istruttivo e fecondo, e se avessi abbastanza vista vorrei vedere come vivono tutti gli altri uomini, e regolare in proposito la mia vita.
Un uomo italiano è stato ammazzato in un modo schifoso, in un Paese dove molti altri uomini sono stati schifosamente ammazzati. A differenza di tutti gli altri, che si sappia, abbiamo un documento della sua morte. Quel documento ci dice che quello era un uomo coraggioso, molto coraggioso: ha affrontato la sua fine con un coraggio di cui, credo, ben pochi altri uomini possono vantarsi, se non in certi grandi film di molto tempo fa. Grande rispetto per quell'uomo, grande rispetto per il suo coraggio.


È morto un eroe? Non lo so e non sono interessato a saperlo. Perché non importa, perché non serve a niente e a nessuno se muore un eroe. Se mai un eroe muore, gli unici a gioire sono le relazioni esterne degli stati maggiori, gli uffici di propaganda di chi altrimenti non può cantar vittoria. Quello che servirebbe sarebbe invece riuscire a vivere da eroi. Questo serve quando le cose si mettono male, quando la realtà delle cose è talmente schifosa che altro non resta da fare che viverla eroicamente. Anche per chi non ha coraggio, per quei molti uomini e donne senza particolari doti di fegato e nessuna voglia di fare gli eroi, che sono costretti a diventarlo. Per amore della vita, semplicemente, della vita propria e di quella degli altri.


Ne ho conosciuti molti di questi eroi della vita, e nessuno, dico nessuno, che avesse la faccia da eroe, parole da eroe, fisico da eroe. Qualcuno mi è morto, morto ammazzato. Perché vivere con eroismo costa anche la vita quando si è in mezzo allo schifo. L'ultima è stata Annalena Tonelli in Somalia, ammazzata dopo trent'anni di eroica guerra combattuta nella trincea di una baracca che faceva in modo che potesse essere un ospedale. Non ha mai brandito un'arma in tutti i suoi anni di guerra, nemmeno ha mai brandito il suo crocefisso, che teneva sul petto sotto le vesti. È morta da eroina Annalena?No, è morta e basta, ammazzata perché altri desistessero dal vivere da eroi. E ce ne sono tanti che ne io né voi abbiamo mai conosciuto, che mai conosceremo.


Che mondo meraviglioso sarebbe quello dove Annalena e gli altri fossero vivi e vegeti a vivere una vita senza necessità di eroicizzarla! Fortunato quel Paese che non ha bisogno di eroi, ma non ci sono molti Paesi oggi nel mondo che possano dirsi fortunati. Nemmeno il nostro. L'Italia sarà forse un grande Paese, come dice il nostro presidente che ne è così fiero, ma non certo un Paese fortunato. Mi piacerebbe un giorno capire la grandezza di quest'Italia che alla mia miopia è così difficile da intravedere, coglierne la ragione e non farmi rimpinzare di banalità retoriche. Siamo forse un grande Paese perché abbiamo il prosciutto più dolce d'Europa? Perché manteniamo i parlamentari più pagati del mondo? Perché fabbrichiamo i mocassini più eleganti della galassia? Perché? Perché abbiamo uomini che si fanno ammazzare in ragione del fatto che si procurano da vivere svolgendo in zona di guerra le faccende che la Cia o il Pentagono subappaltano perché i loro uomini sono troppo impegnati in più importanti mansioni?


E se invece che tanto grande il nostro Paese fosse così piccolo da aver bisogno di inventare uno, dieci, cento eroi? Perché riscattino con una morte che si eleva a martirio la bassezza di tutto il resto? Cosa sarebbe la missione militare in Iraq senza i suoi martiri eroi? Andateci in Iraq a vedere cos'è la pace che stiamo costruendo, ma andateci senza passare dall'ufficio pubbliche relazioni di Bremer. Andate per le strade a vedere e sentire, ovunque. Potrete percepire sulla vostra pelle come stanno le cose.
Per quanto mi riguarda, se proprio devo farlo, credo di avere il diritto di scegliermi i miei eroi, con tutto il rispetto per i coraggiosi.


Maurizio Maggiani - IL SECOLO XIX - 18/04/2004


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