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Morire da coraggiosi e vivere da eroi |
Lo voglio dire, fossi anche l'unico a pensarla così: io non voglio vedere come muore un italiano, non sono minimamente interessato a sapere come muore un italiano, non ci trovo niente di istruttivo e fecondo in questo. Io voglio che un italiano non muoia affatto, vorrei proprio che non morisse nessuno anche fosse soltanto coreano.
Più
di ogni altra cosa non voglio che qualcuno muoia giustiziato con un
colpo di revolver o in un qualsiasi altro modo. Io voglio vedere come
vive un italiano, è questo che trovo istruttivo e fecondo, e
se avessi abbastanza vista vorrei vedere come vivono tutti gli altri
uomini, e regolare in proposito la mia vita.
Un uomo italiano è
stato ammazzato in un modo schifoso, in un Paese dove molti altri
uomini sono stati schifosamente ammazzati. A differenza di tutti gli
altri, che si sappia, abbiamo un documento della sua morte. Quel
documento ci dice che quello era un uomo coraggioso, molto
coraggioso: ha affrontato la sua fine con un coraggio di cui, credo,
ben pochi altri uomini possono vantarsi, se non in certi grandi film
di molto tempo fa. Grande rispetto per quell'uomo, grande rispetto
per il suo coraggio.
È
morto un eroe? Non lo so e non sono interessato a saperlo. Perché
non importa, perché non serve a niente e a nessuno se muore un
eroe. Se mai un eroe muore, gli unici a gioire sono le relazioni
esterne degli stati maggiori, gli uffici di propaganda di chi
altrimenti non può cantar vittoria. Quello che servirebbe
sarebbe invece riuscire a vivere da eroi. Questo serve quando le cose
si mettono male, quando la realtà delle cose è talmente
schifosa che altro non resta da fare che viverla eroicamente. Anche
per chi non ha coraggio, per quei molti uomini e donne senza
particolari doti di fegato e nessuna voglia di fare gli eroi, che
sono costretti a diventarlo. Per amore della vita, semplicemente,
della vita propria e di quella degli altri.
Ne
ho conosciuti molti di questi eroi della vita, e nessuno, dico
nessuno, che avesse la faccia da eroe, parole da eroe, fisico da
eroe. Qualcuno mi è morto, morto ammazzato. Perché
vivere con eroismo costa anche la vita quando si è in mezzo
allo schifo. L'ultima è stata Annalena Tonelli in Somalia,
ammazzata dopo trent'anni di eroica guerra combattuta nella trincea
di una baracca che faceva in modo che potesse essere un ospedale. Non
ha mai brandito un'arma in tutti i suoi anni di guerra, nemmeno ha
mai brandito il suo crocefisso, che teneva sul petto sotto le vesti.
È morta da eroina Annalena?No, è morta e basta,
ammazzata perché altri desistessero dal vivere da eroi. E ce
ne sono tanti che ne io né voi abbiamo mai conosciuto, che mai
conosceremo.
Che
mondo meraviglioso sarebbe quello dove Annalena e gli altri fossero
vivi e vegeti a vivere una vita senza necessità di
eroicizzarla! Fortunato quel Paese che non ha bisogno di eroi, ma non
ci sono molti Paesi oggi nel mondo che possano dirsi fortunati.
Nemmeno il nostro. L'Italia sarà forse un grande Paese, come
dice il nostro presidente che ne è così fiero, ma non
certo un Paese fortunato. Mi piacerebbe un giorno capire la grandezza
di quest'Italia che alla mia miopia è così difficile da
intravedere, coglierne la ragione e non farmi rimpinzare di banalità
retoriche. Siamo forse un grande Paese perché abbiamo il
prosciutto più dolce d'Europa? Perché manteniamo i
parlamentari più pagati del mondo? Perché fabbrichiamo
i mocassini più eleganti della galassia? Perché? Perché
abbiamo uomini che si fanno ammazzare in ragione del fatto che si
procurano da vivere svolgendo in zona di guerra le faccende che la
Cia o il Pentagono subappaltano perché i loro uomini sono
troppo impegnati in più importanti mansioni?
E
se invece che tanto grande il nostro Paese fosse così piccolo
da aver bisogno di inventare uno, dieci, cento eroi? Perché
riscattino con una morte che si eleva a martirio la bassezza di tutto
il resto? Cosa sarebbe la missione militare in Iraq senza i suoi
martiri eroi? Andateci in Iraq a vedere cos'è la pace che
stiamo costruendo, ma andateci senza passare dall'ufficio pubbliche
relazioni di Bremer. Andate per le strade a vedere e sentire,
ovunque. Potrete percepire sulla vostra pelle come stanno le
cose.
Per quanto mi riguarda, se proprio devo farlo, credo di
avere il diritto di scegliermi i miei eroi, con tutto il rispetto per
i coraggiosi.
Maurizio
Maggiani - IL SECOLO XIX - 18/04/2004
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