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| IL PORTO DEI RAGAZZI |

MAURIZIO MAGGIANI

QUANTA PAURA HANNO I RAGAZZI



Alla parete, imponente nel biancore della calce, uno stendardo con la scritta: lotta dura senza paura. Sopra la scritta non il simbolo del pugno chiuso che io ben ricordo, ma la testa d'aquila della squadra di calcio della sua città. Per la mia storia, per ciò che io attribuisco al senso comune, per la mia idea della vita e della lotta dentro la vita, lì per là mi sembrava un accostamento inqualificabile, mostruoso. Ma ho gettato ancora lo sguardo sulle mega ciabatte, sull'orsetto gigante, su quel viso di ragazzo che recita da dietro la cortina uno sguardo sul mondo che può spaventare solo se stesso, e allora capisco che si, anche per lui si tratta alla fine di lottare e di non aver paura.
Giovane come l'acqua, ben custodito da una famiglia amorevole, questo ragazzone dai piedi troppo grandi per la sua anima bambina, con l'anima troppo grande per una stanza così piccola, con due occhi troppo innocenti per un mondo troppo infame, questo campione delle sproporzioni non può che vedere quello che scorge della vita cercando di farsi coraggio. Lotta dura senza paura. E se poi tutto quello che gli offre l'epoca dove gli è capitato di crescere in fatto di ideali e di speranze è la sua scalcinata squadra di calcio, allora non c'è niente di illogico se sceglie per totem un' aquila spennacchiata e stupidamente torva.
Quante stanze di ragazzi sono più o meno simili, se non identiche, a quella che ho spiato? Forse milioni. In questo paese, in ogni altro paese paragonabile a questo. Ragazzi del mondo civile e sazio. Che cercano a ragion veduta di farsi coraggio per crescere in tutta questa civiltà, in tutta questa sazietà. Ragazzi che hanno paura, e cercano di lottare per non averne più, e non sanno come fare, e non hanno sotto mano nessun buon esempio, e si arrangiano come possono. E qualcuno tra loro per questo si mette a fare casini, e molti soccombono. Ragazzi che fanno paura, predisposti agli occhi di una società che non vuole grane, alla socialità. Una società di adulti che trovano assai meno costoso mettergli alle costole un servizio di polizia che offrirgli un sistema educativo positivo ed efficace. Dalla prossima settimana i ragazzi londinesi di età inferiore ai 16 anni potranno uscire di casa dopo le nove di sera solo se accompagnati. Perché i bravi londinesi che fino a una decina di anni fa trovavano educante far frustare i propri figli dagli insegnanti, hanno paura di incontrare per strada la notte i propri figli, quei mostruosi esseri privi di proporzione che forse potrebbero, con il favore delle tenebre, attentare alla loro stessa vita e che certamente vanno in giro a fare danni, creare disordini, ad abbruttirsi. Certi, i politici, i prefetti, i sindaci e i commissari, che altro dai loro ragazzi non c'è da aspettarsi. Ne sono convinto anch'io. Perché altro non meritano, visto quello che hanno saputo offrirgli.



Il SECOLO XIX, 01/08/04

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