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MAURIZIO MAGGIANI

La finanza creativa del buon commercialista



Gliulio Tremonti è un famoso e stimato commercialista. E' stato, e immagino lo sia tuttora, il fidato commercialista del cavalier Berlusconi. E' stato da egli stesso insediato ministro dell'economia in base al principio filosofico che ha ispirato la “discesa in campo” del nostro primo ministro: allarghiamo un po' l'azienda. Per la stessa ottima ragione sono stati nominati ministri della Repubblica anche l'avvocato di Berlusconi, l'amico intimo di Berlusconi, e così via.

Si tratta di una filosofia molto semplice, in verità: ciò che fa funzionare un'azienda grande e grossa può ben far funzionare una nazione. Gli italiani hanno mostrato di gradire questa filosofia e hanno dato fiducia all'azienda diventata governo. Non so cosa pensino oggi, gli italiani, anche se mi pare di aver visto una minore passione filosofica alle ultime elezioni, ma ricordo bene la mia vicina, rispettabile, affabile e per niente ignorante insegnante in pensione che mi disse tre anni or sono: ah, io lo voto. Se ha saputo fare così bene i suoi interessi, saprà fare anche i nostri. Semplici idee, semplici soluzioni. Il fatto è che niente è semplice. Non è semplice una dichiarazione dei redditi, non è neppure semplice il governo dell'economia di un Paese.

Un bravo commercialista sa quanto sia difficile un cliente come Berlusconi, un bravo commercialista deve tenere su tutto un ufficio per gestire i rapporti con il fisco di un cliente del genere; ragion per cui è portato a credere che gestire l'economia italiana sia uno scherzo da ragazzi. Nessuna difficoltà in merito gli appare una vera grana. Se la realtà delle cose si infrange contro le sue certezze, un commercialista bravo come l'onorevole Tremonti non disarma né si affligge; in fin dei conti è professionista che ha saputo affrontare chissà quante centinaia di vere grane: cosa volete che sia un monito della Commissione europea al confronto con una visita degli uomini della Finanza? L'onorevole Tremonti è stato il commercialista del Paese per tre anni buoni. Non gli è mai passato per la testa che dirigere e orientare l'economia di una nazione fosse una cosa diversa che tenere i conti di un imprenditore. Che sa fare di meglio un commercialista?

Tutti i commercialisti – tranne il mio, devo dire con sincero rammarico – hanno un imperativo categorico: far pagare meno tributi possibile ai loro clienti. In che modo? Con la gestione “creativa” dell'apposita modulistica. Lavorando di ingegno e fantasia. Così ha fatto l'onorevole Tremonti con i suoi clienti, così ha fatto con il Paese. Economia creativa, ha giustamente chiamato la sua politica economica. Vista sotto questa luce, l'aspra critica che gli hanno rivolto i suoi avversari politici, e ieri l'altro il suo assai influente collega, onorevole Fini, di barare sui conti, di falsificare le cifre, è infondata, o almeno ingenerosa: che deve fare un commercialista se non lavorarsi le cifre del 740? Quando mai si è visto un cliente o un collega accusare un commercialista per aver “aggiustato” le cifre di una dichiarazione dei redditi?

A parte “aggiustare” creativamente i conti, non saprei dire che ha fatto per il bene del Paese l'onorevole Tremonti. Per mia ignoranza, perché non capisco abbastanza la complessità dell'economia nazionale. So che ha fatto del bene al tizio che abita in fondo alla mia strada, perché quando mi ha fatto vedere tutto gonfio di orgoglio la sua nuova Bmw da 90.000 euro, mi ha detto che “me la sono fatta con la Tremonti bis”. Credo, ma non vorrei sbagliare che la Tremonti bis sia una legge nata a sostegno dell'economia e in particolare delle piccole imprese. Mah, non saprei che dire. Oggi il ministero dell'Economia, il maxi ministero, come è affettuosamente chiamato, è stato assunto ad interim da primo ministro Berlusconi, ovvero dal vecchio e stimato cliente, il miglior cliente, dello studio dell'onorevole Tremonti. Questo significa che dovrà mettersi lì, da solo, a fare il 740 dell'Italia.

Se questo è quello che deve fare un ministro dell'Economia, sono convinto che farà benissimo. Sa fare benissimo un sacco di cose del genere il nostro primo ministro, sa soprattutto farle applicandosi con grande “creatività”. E questo salverà l'Italia dalla recessione, dalla stagnazione, dalla povertà e da ogni male. Sempre che un Paese si governi dallo studio di un commercialista o da quello del suo miglior cliente.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 04/07/2004

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