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MAURIZIO MAGGIANI

Il rimedio al male

Comprate in erboristeria una saponetta per mantenere morbida e vellutata la vostra pelle, perché no? Comprate al consorzio agrario una confezione di fertilizzante per nutrire le vostre amate rose, perché no? Quello che vi si chiede è soltanto di essere accorti: tenete il sapone in bagno e il fertilizzante nella dispensa, ben lontani l'uno dall'altro.
Potreste impazzire - perché no? - e mettervi a giocherellare con pentole e pentolini, nitrato e glicerina. Forse non vi è noto, ma con poche, facili operazioni di folle culinaria siete in grado di fabbricare con questi due ingredienti una quantità di nitroglicerina sufficiente a far saltare il vostro palazzo.


La nitroglicerina non è tritolo, non è dinamite, la nitroglicerina è un esplosivo infinitamente più potente e, per di più, del tutto instabile. Indomabile, imprevedibile, incontrollabile. Pochi professionisti al mondo sanno trattare la nitroglicerina senza distruggere l'universo intorno e se stessi.


Ecco, questa è l'immagine che mi ossessiona da un po' di tempo. Vedo me stesso e il mondo nel crogiolo di un'esplosione di nitroglicerina. Esplosioni. Che si susseguono una via l'altra sempre più distruttive, perché qualcuno da qualche parte ne ha messo via una cassa intera di fiale di nitro e adesso si stanno innescando una con l'altra. Perché forse qualcuno da qualche parte ha pasticciato con sapone e fertilizzante, perché forse qualcuno da qualche parte la nitro l'ha sintetizzata in laboratorio. E mi chiedo come potrò uscirne vivo da questo inferno, cosa resterà del mondo quando le esplosioni finiranno. Se mai finiranno, perché non so nemmeno quante fiale ci sono ancora in giro, e neppure so se, puta caso, qualcuno è ancora lì che sta pasticciando, sintetizzando. E mi chiedo come potrò mai, in mezzo a tutto questo fuoco, a questo fumo, a questa distruzione, riuscire a vederci quel poco da trovare una via di scampo. Perché lo so che i molti tra noi che non sono saltati in aria non per questo sono salvi, ma corrono il pericolo tremendo di soccombere per paura, nel panico della calca, nella confusione e nel terrore.


Ecco, è questo quello che sento in questi giorni, e so che è un pensiero semplice. È tutto quello che ho. E, semplicemente, mi sforzo di non morire nell'anima e nel corpo: mi sforzo di capire ciò che mi è oscuro, di vedere ciò che mi è interdetto. Mi sforzo di reagire alla tentazione di mettermi accucciato per terra, la testa tra le mani, a dondolarmi come un bambino terrorizzato, perché sono un uomo fatto, perché so che da quell'angolo e da quel dondolare non mi potrei più sollevare. E cerco di non smettere mai di camminare, mi sforzo di continuare a camminare cercando di vedere dove metto i piedi e la testa, frugando tra i detriti e il fumo nel caso incontrassi qualcuno con cui dividere il cammino. Qualcuno che abbia voglia di parlarmi e non di predicare, qualcuno che si facesse domande invece che dare risposte, qualcuno che usasse sostantivi concreti invece che aggettivi astratti. Qualcuno che mi desse una mano a vivere da uomo nel mezzo di una tragedia di uomini.


Uomini. Questa è una storia di uomini. Tocca agli uomini la responsabilità di sanare o distruggere il mondo. Sostantivi concreti, nomi e cognomi. Torti e ragioni. E responsabilità, naturalmente. Finché la medicina ha curato il Male non ha guarito nessuno; ha dovuto applicarsi a studiare le malattie, a comprenderne le cause e i sintomi e applicare rimedi per riuscire a salvare la gente. Non ho paura di Satana ma della crudeltà degli uomini; il Terrore abita nell'inferno, i terroristi sulla terra. Se sta saltando il mondo, qualcuno ha fabbricato l'esplosivo; ogni cosa accade per effetto di una causa. Devo sapere chi e come per mettere fine al macello. Devo saperlo al modo di un medico, non di un profeta, o di un ciarlatano. Devo trovare la causa e fabbricare il rimedio. Per sconfiggere la malattia ho bisogno di individuare l'agente responsabile. Curare i sintomi non mi salverà, mi farà vivere ancora abbastanza per morire lentamente delle cause, dopo aver goduto dell'orrore di individuarle troppo tardi. Devo assolutamente sapere chi ha fabbricato la nitroglicerina non per sete di conoscenza ma perché ho bisogno di salvarmi.


Alla fine della storia potranno forse essere uccisi tutti i terroristi del mondo; ma la storia non finisce mai, finché ci sarà un mondo, e non finiranno mai i terroristi finché durerà questo mondo. Non è in questa storia che posso vivere, nella storia fabbricata dai fabbricanti di nitro. Nessun uomo ci può vivere.


Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 12/09/2004

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