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MAURIZIO MAGGIANI

Voterò chi accetta lo stipendio di un maestro o un poliziotto

Il mio fido vocabolario della lingua italiana Zingarelli riporta alla seguente voce i due soli significati che potete leggere. Demagogia: 1 Degenerazione della democrazia. 2 Arte di accattivarsi il favore delle masse popolari con promesse di miglioramenti economici e sociali difficilmente realizzabili. Ho sentito la necessità di portarvi a testimone l'indiscutibile strumento di comprensione della lingua italiana perché quello che state per leggere verrà da qualcuno definito "demagogico".

Eppure, non ci sarà la pur minima traccia di un tentativo di far degenerare la democrazia, né, tantomeno, di allettare le masse popolari con promesse di miglioramenti economici e sociali difficilmente realizzabili. Sarà invece un sincero tentativo di spiegare perché io mi senta così depresso in questi giorni di campagna elettorale, in questo tempo di scelte che so di dover prendere.

So di dover votare, so che vorrei farlo senza dubbi, senza recriminazioni e riserve. Mi piacerebbe confidare e affidarmi, scegliere un uomo e una donna perché fratelli e compagni delle mie aspettative; gente che condivide la mia vita. Mi piacerebbe scegliere qualcuno di cui innanzitutto stimo una scelta di sacrificio e di rinuncia in nome di un'idea da difendere e promuovere, perché vivere e lavorare per gli altri non può che essere questo. Nutrire per lui la stessa stima e ammirazione che ho per la maestra di mio nipotino Richi, del medico che mi ha appena curato, del commissario di polizia che giusto l'altro ieri ha rischiato la pelle per difendermi. E mi esaspera non poterla provare, e mi intristisce sentirmi crescere dentro una rancorosa distanza. Anche se sono ragionevolmente sicuro che non sono io a crearla la distanza, ma "loro". E già dire loro è il pessimo segno di un nascente qualunquismo.

Ma spiegatemi come faccio ad affidarmi alla sincera volontà di abnegazione e sacrifico di uomini che concorrono al miglior posto di lavoro disponibile nel mercato mondiale? La somma dei privilegi e delle prebende che gli eletti si sono autogarantiti nel corso di un'epoca che è stata tra le più nere per i cittadini della Nazione è di tale straziante ingiustizia, di così crudo classismo, da garantirmi almeno una certezza: non siamo sulla stessa barca.

Sapete cosa vorrei che accadesse, sapete cosa mi sembrerebbe più giusto di ogni giusto programma politico, la giusta premessa di ogni giusto governo? Vorrei che gli eletti del popolo venissero equiparati per il loro trattamento a quelli che penso siano i più preziosi uffici a disposizione della comunità. Vorrei che avessero dallo stato la stessa identica considerazione godessero gli stessi privilegi degli insegnanti, dei medici, dei funzionari delle forze dell'ordine. Abbiamo a disposizione qualcosa di più prezioso che non sia la salute, l'educazione, la sicurezza e i parlamenti elettivi? Potremmo fare a meno per vivere con dignità di uno solo di questi quattro pubblici istituti? No, naturalmente. Allora che siano indistinguibili, come lo sono le colonne che sostengono un tempio, visto che sono le colonne che sostengono l'intero Paese.
Bene, adesso elencherò, visto che di elezioni regionali si sta trattando oggi, gli emolumenti che si garantiscono i consiglieri regionali di Liguria. In euro, per mensilità.

Stipendio: da 11.500 a 13.500 a seconda del Comune di residenza.
Incarichi (presidenze di commissione ecc.): 900-1200.

Somma assegnata a un gruppo formato da 4 consiglieri per le spese di gestione del lavoro politico (carta, computer, personale di segreteria e quant'altro ritengano di avere bisogno): 160 mila. Euro mensili, sempre.

Ecco, perché questo? Perché questo abisso con il resto della gente che è al servizio della comunità? Di cosa hanno bisogno per vivere di cui non possono aver bisogno un medico, un insegnante? Per non dire, per non essere il non plus ultra dei demagoghi, di un operaio, di un laureato che risponde a un call center? Il più cinico tra i grandi politici d'Italia ha lanciato l'idea di coprire d'oro gli eletti per garantire la loro onestà. È il peggiore degli insulti che si potesse fare a un uomo che ha scelto di mettersi al servizio del Paese. Come affermare che gli eletti sono più propensi al furto di chiunque altro. Eppure nessuno tra loro se n'è sentito oltraggiato. E negli anni più neri, mentre il potere d'acquisto dei cittadini scemava, prebende e privilegi aumentavano, con una noncuranza per l'affronto che non può che generare rancore. E così la classe politica si è fatta ceto, e il ceto è facile che si faccia gilda e la gilda cricca. È sempre successo così nella storia, è successo così ovunque.

Andrò a votare, perché è un dovere a cui non so rinunciare, ma giuro che sarei capace di mettere a disposizione tutto quello che ho, tutto, se mai potessi darmi da fare per eleggere un candidato che metta al primo punto del suo programma l'equiparazione di se stesso e dei suoi colleghi al medico che lo opererà, all'insegnante che farà crescere suo figlio, al poliziotto che gli garantirà una vita tranquilla. Che lo scriva nel suo programma e lo scriva nella sua prima proposta di legge, naturalmente. E poi so che mi godrei il dibattito politico più interessante degli ultimi venti anni.
Tutto questo è pura demagogia, lo so. Eppure nello Zingarelli non è questo che dovrebbe voler dire.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 06/03/2005

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