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MAURIZIO MAGGIANI

Cercasi volontari per missione disperata

La mia amica Stefania, che è sincera, innocente e buona, ieri mi ha scongiurato: non farlo più, ti prego, non rivangare 'sta faccenda di stipendi e prebende; aspetta almeno dopo le elezioni. Mi ha detto questo perché Stefania è ancora disposta a sopportare molte cose pur di vedere di nuovo la sinistra governare la sua regione, e meglio ancora l'intero paese. E' una vita che si fa in quattro perché questo accada, e quella volta che è accaduto non si è certo risparmiata il dolore per come si sono messe le cose, per come sono state sciupate le cose. Cionondimeno Stefania non devia dal suo impegno, da quella che forse è la più grande speranza della sua vita. Dunque ci soffrirà a morte quando leggerà questo articolo, e se non fosse che posso forse contare sulla sua generosa bontà, potrei stare per perdere una preziosa amica.

Ne vale la pena? Non lo so.

Quello che so è che non ce la faccio più; semplicemente non ci riesco più a buttar giù ancora uno dei mille rospi che ho ingoiato nella mia lunga carriera di elettore: non sono bravo come la Stefi. Io, come lei, naturalmente, geneticamente, con lo sguardo volto a sinistra. Perché è da non so più quando che mi sento dire “sta zitto e poi vediamo”, e poi non ho mai visto niente che mi piacesse. Perché sono stufo marcio di votare per il meno peggio e penso di avere diritto di votare almeno una volta prima di schiattare con sincero, liberante entusiasmo. Perché questi pare che non siano fatti per capire, e nemmeno si sognano di provarcisi a capire.

Non capiscono quanto male hanno fatto a me, quanto ne hanno fatto all'idea, un po' più grande di me, e che voglio sperare non solo da me condivisa, che la politica è etica, è sacrificio, servizio e umiltà. E' un uomo in carne ed ossa e un'idea che io possa riconoscere nella parte migliore di me stesso.

Non capiscono che se taccio non lo faccio per assenso o rassegnazione, ma per troppa distanza da chi mi deve sentire. Non capiscono che nel silenzio cova il rancore, e il rancore sibila che la pacchia non durerà in eterno. Il rancore pretende rivalsa e rabbia e niente di buono che da ciò possa un giorno fiorire.

Ma non lo capiscono. Guardate come hanno risposto all'indecente proposta di equiparare il loro status di servitori della comunità a quello di altri preziosi servitori: stessi privilegi e prebende di medici, funzionari di polizia, professori di scuola. Perché è questo che vogliamo, credo: vogliamo gente tale e quale il medico che va a curare la lebbra in Tanzania, tale e quale il maestro che tura su i bambini di una sordida periferia. Visto che per salvare questo paese dal suo torbido declino occorre lo stesso spirito, la stessa tempra, la stessa folle decisione di sacrificio. Perché per tollerare ancora uno solo dei molti sacrifici che ci verranno chiesti, abbiamo bisogno di sentircelo chiedere da dei santi, da uomini che il sacrificio chiedere da dei santi, da uomini che il sacrificio nostro loro se lo stanno già patendo sulla pelle, tanto per dare l'esempio. E invece li senti che nel risponderti fanno il gesto di cacciare via una mosca, di evitare uno stronzolo. Ti dicono: ma non è questo il problema! Sempre, me lo sarò sentito dire un milione di volte per un milione di ossessioni.

Ecco, un politico che dice “ non è questo il problema” quando lo interroghi su di lui, quando gli chiedi conto di lui, trasforma quello che è un problema, uno dei molti, nel problema, in quella che viene prima degli altri. Lui stesso diventa problema, in quello che viene prima degli altri. Lui stesso diventa un problema. Perché si nega a chi avrebbe il dovere di rispondere di sé, perché si pone nell'altrove irrimediabile di una casta che non accetta verifica e rendiconto. Oppure ti dicono: ma noi un bel po' di soldi lo diamo al partito. E questo è se possibile anche peggio, perché i cittadini hanno decretato da molti anni la loro avversione al finanziamento pubblico dei partiti. Ma i cittadini dimenticano, pensano, i cittadini hanno altro a cui pensare. Certo che sì. E allora? Significa forse che se hanno altro per la testa, magari se stanno pensando a cosa mangiare domani, è il momento buono per voi di abboffarvi?

E già che ci siamo, mi spieghino come si sono guadagnati il loro meraviglioso stipendio gli uomini del “ma non è questo il problema”. Non ne ho visto uno incatenarsi alla porte del consiglio per opporsi, opporsi davvero, a una delle pessime leggi che sono state varate. Non ne ho visto uno distribuire ai cittadini il suo progetto di legge su uno dei temi fondamentali della vita per chiedere aiuto, per far capire quanto sarebbe stato importante che venisse approvato. Non ne ho visto mai uno, mai. E nemmeno riconosco nei manifesti, non per quello che hanno fatto, che hanno provato a fare con tutta la loro anima, con tutta la loro abnegazione.

E certo, me la prendo con la sinistra. Con chi se no, visto che è a sinistra che voglio sentirmi in un buco di casa, visto che è lì che ho riposto le mie disperate speranze? In un paese dove la destra si è arrogata l'esenzione dal rispondere di ogni cosa, dove si è autovotata l'immunità persino dal giudizio divino. Dove si è segretata persino le ville.

Ho, sì o no, diritto a non farcela più, Stefania? Lo so che tu pensi di no. Ma cerca di volere un po' di bene al mio dolore.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 13/03/2005

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