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MAURIZIO MAGGIANI

Vi prego di ascoltare il “silentium populi”

Voce di popolo, voce di Dio. L'antefatto. Questa settimana, durante la lettura mattutina dei giornali su Radio 3, un autorevole commentatore di un importante quotidiano, nel leggere l'articolo sul Libano di un altro autorevole commentatore di un altro importante quotidiano, ha citato la frase seguente: “...Dopo l'assassinio dell'ex primo ministro Hariri da parte dei servizi segreti siriani...”. Un radioascoltatore ha telefonato per chiedere se quella fosse una notizia con fondate prove di autenticità o un'ipotesi, o un'illazione. L'autorevole commentatore ha risposto che no, prove non ce n'erano e forse non ce ne sarebbero state mai, ma quella dei servizi segreti siriani colpevoli era la certezza delle moltitudini libanesi che hanno manifestato nei giorni scorsi «e mai come in questo caso si può dire che la voce del popolo è la voce della verità».

Ora non voglio intrattenervi sulla specifica faccenda libanese. Anche se, per amor di verità, potrei citare a mia volta l'autorevole commentatore Hami Khuori dell'importante quotidiano libanese Daily Star che nutre forti dubbi su chi ha ucciso il ministro. Se non altro perché un omicidio vuole un movente e l'unico movente che potrebbe aver spinto i servizi siriani a commetterlo è una cieca volontà di cancellare la presenza siriana in Libano, che dell'omicido è la prima evidente conseguenza. Chissà se prima di scrivere sul Libano i nostri autorevoli commentatori hanno il tempo di dare un'occhiata alla stampa indipendente libanese in lingua inglese. Ma lasciamo perdere. Voglio parlare del popolo e della sua voce.

Quando è che la voce del popolo dice la verità, quando è che mente? Quando è Dio e quando è Satana? Le folle che manifestavano per le strade di Berlino erano certe che a bruciare il parlamento fossero stati i comunisti e gli ebrei, comunisti ebrei meglio, e molti autorevoli commentatori hanno a quel tempo scritto che la voce del popolo era verità. Quanti anni sono passati prima che le folle tedesche e i commentatori acquistassero la certezza che erano state le camicie brune naziste? Quante nazioni sono state incendiate, quanti linciaggi di massa compiuti urlando con la voce del popolo? Quante volte i produttori di opinione hanno fatto in modo di udire nella voce del popolo l'eco della propria, quante volte hanno messo le proprie parole nella bocca del popolo per fini che non riguardavano il popolo ma se stessi?

Se due milioni di cittadini - i cittadini sono una versione del popolo aggiornata al sistema democratico - scendono in piazza per gridare che hanno fame di pane e di giustizia, quanti autorevoli commentatori e legittimi governi sono disposti ad ammettere "voce di popolo, voce di verità" e quanti invece a ribadire che non saranno le piazze a distoglierli dalle loro alte opinioni, dai loro austeri programmi? Viviamo invece in un Paese - che non è il Libano, ma l'Italia - in cui chi governa la giustizia sostiene che i delitti vanno giudicati nel rispetto del sentire popolare, e cioè che a giudicare deve essere la voce del popolo, che mai come quando si tratta di fare giustizia è la voce di Dio. Così come è stato quando ha giustiziato gli ebrei comunisti incendiari o linciato i negri stupratori?

Personalmente credo che la voce del popolo sia voce di verità quando parla di sé; e quando ciò accade il popolo, i cittadini hanno mille voci. Che a volte diventano coro, persino coro assordante, ma dove ancora sono ben distinguibili le individualità. I cittadini libanesi esprimono verità sulla loro condizione e sul loro desiderio di libertà, ma chi ha ucciso il loro ministro, al momento, non lo sanno più di quanto non lo sappiano i loro e i nostri autorevoli commentatori. E il fatto che gridino una certezza che non hanno, se lo fanno, non fa della loro voce la voce di Dio. A saperlo sono per primi loro.

Quello che dovrebbero fare, se mi posso permettere un consiglio, gli autorevoli commentatori e i legittimi governanti, è ascoltare attentamente il silentium populi. Quanto silenzioso è il popolo al loro pur finissimo udito, perché le sottilissime infinite variazioni tonali della sua voce, quella vera, quella che parla di sé, pare non siano percepibili, pare appartengono a quella frequenza d'onda che pare possa andar bene al massimo per le orecchie di un cane lupo. E se posso permettermi un consiglio anche per i miei colleghi cittadini, ecco: sarebbe bello un giorno scendere in piazza in qualche milione ed esibire il nostro silenzio a tutti quelli che si vantano di non sentir altro che la nostra voce. Mettersi magari a fischiettare come se fossimo lì a far finta di niente, ognuno con il motivetto che ha per la testa. E poi scoprire negli autorevoli commenti del giorno dopo cosa abbiamo detto. E riderci su, come è bello fare ogni tanto.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 21/03/2005

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