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MAURIZIO MAGGIANI

IL SECOLO XIX - 07/12/2001

Ma Harry non vorrebbe stare chiuso in un film

Peccato che abbiano fatto il film, peccato che Harry debba andarsene dal nostro cuore in questo modo, lui che, se avessero la gentilezza di chiederglielo, non avrebbe mai voluto. Lui lo sa che non ci può stare dentro una pellicola, così come oggi lo sanno tutti quelli che ieri sera sono andati a vederlo partire. Non avranno perlopiù il coraggio di dirselo, si diranno “beh, sì è proprio lui, proprio carino”, perché ammetterlo sarebbe un intollerabile atto di ribellione al “beh è così che vanno le cose”. Ma lo sapranno, lo sapremo: la vita di Harry, la grande bellezza della sua vita, ciò che quella bellezza ci dice, è troppo grande per le ristrettezze di un film. Lui esiste per noi altrove, lui è altrove. Il suo altrove, il luogo dove ci aspetta, è nella perfetta, antichissima magia, delle parole scritte e poi lette, lette in silenzio o a voce alta, le parole ascoltate, che s'involano nel cielo dei nostri pensieri e diventano un mondo. Il mondo costruito tra noi e Harry, il mondo che solo noi e lui conosciamo, ciascuno di noi a suo modo. Ci entriamo in quel mondo, ci accompagniamo i nostri figli, ed è luogo di verità, luogo di riconoscimento, di riscoperta, di riscatto.

Lì Harry è ciò che di noi e dei nostri figli abbiamo di più prezioso: una scians per vivere, ancora una scians per vivere felicemente con saggezza. La sua magia è la magia buona di una vita che non demorde e che non fugge altrove, la sua orfanità è l'orfanità di ogni essere vivente, il suo problema è il problema di tutti, la fantasia del suo coraggio è di ognuno, tranne che dei cuori malvagi. Se c'è qualcosa di buono che abbiamo ancor in cuor nostro, quel qualcosa assomiglia a Harry. E nel mondo tra noi dove viviamo con lui, tutto è così come sappiamo che sia nella nostra vita; compresa la magia. Siamo con lui maghi perché sappiamo che possiamo esserlo, sempre. E che probabilmente è solo per ottusità che con la magia non sappiamo cavarcela altrettanto bene. La magia che è lavoro di tutti i giorni per vivere, vivere qui, mica nei regni fasulli e alieni; lavoro indefesso, generoso, speranzoso, lavoro da Harry. Schiacciato nell'evidenza bidimensionale di un film, Harry non è più mago, ma un prestigiatore qualunque, la sua magia è trucco ed effetto speciale. E noi, e i nostri figli, che eravamo con lui maghi, siamo ridotti a fare gli spettatori del grazioso spettacolino. Non sarà più possibile, se non per pochi coraggiosi eroi, tornare a costruire il mondo tra noi e lui, il luogo dei nostri incontri dove le sue storie erano le nostre. Gli adulti non lo so, i figli si adatteranno con quello che gli rimane: torneranno ad essere i piccoli, sgraziati, patetici, inverosimili mostriciattoli che chiedono agli adulti il gran favore di essere addestrati, ficcati dentro una palla e lanciati verso la vita, dove gli adulti codardi si fanno precedere da Picaciù, il figlio deforme, o, per meglio dire, da essi stessi deformato. Peccato, era così bella quella mezz'ora la sera, quando eravamo maghi.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 07/12/2001

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