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MAURIZIO MAGGIANI

IL SECOLO XIX - 24/12/2001

C'è un marinaio dell'Aurora davanti alla grotta del mio presepe



Quest'anno ho comprato un presepe; o, per meglio dire, ho iniziato un nuovo presepe. Ho scelto un articolo di fascia media, modello base: San Giuseppe, Maria, il bue e l'asinello; più tre ochette. Le ochette le ho comprate al posto del bambinello, nel senso che costavano uguale. All'apparenza le ochette sembrerebbero un po' care per quello che possono dare – al loro costo ci si può comprare anche un cammelliere o un pastore seduto o un'ortolana con cesto – ma per conto mio, viste sotto questa luce sono sottovalutate: se levate le ochette da un presepe gli togliete qualcosa d'ineffabile, un non so che cha ha a che fare con l'innocenza del mondo, con la beatitudine della natura, qualcosa di una dolcezza intimamente natalizia.

Il Bambin Gesù, del resto lo avevo già in dotazione: è un vecchissimo bambinello di plastica che è con me non so più da quanti anni. Non ricordo neppure da dove viene, se è il superstite di fossili presepi infantili o recuperato tra macerie più recenti. Forse l'ho addirittura rubato ad una greppia incustodita di qualche casa amica; se è stato così, non l'ho fatto per cattiveria, ma solo per umana invidia: ho passato molti anni senza un presepe, senza una casa e una vita adatta per mettercelo. E un Gesù Bambino nella tasca del cappotto è già in qualche modo, in un modo per niente squallido, un presepe.

Ecco, per via di quel bambinello di plastica, un presepe in realtà non ho mai cessato di averlo; quella statuina ha fatto molti traslochi, ma non è mai stata persa o dimenticata, e ogni anno, al momento giusto, è uscita fuori dal secondo cassetto della scrivania per farmi compagnia fino alla Befana dentro un posacenere pieno di trucioli di matita, in una tazzina ammorbidita di cotone, sulla costa di un libro aperto sulla scrivania.

Già, mi ricordo che l'anno scorso l'ho adagiato il Bambinello su uno stralcio appallottolato della Costituzione Italiana. Diciamo così che quest'anno ho voluto fare le cose come si deve, nel solco della tradizione. Infatti ho comprato anche due bei figli di carta speciale per montagne e ho costruito un vero paesaggio, un 'ombrosa, appartata grotta ricavata in una fessura di roccia tra irte montagne.

A chi guarda con assiduità la Cnn potrebbe dare l'impressione di un'ambientazione sullo stile di Tora Bora, ma si farebbe un'idea fallace, visto che non ho avuto alcun intendimento di contestualizzazione: non mi piacciono i meta-presepi né i presepi politicizzati. Lo dico anche a quelli che mi chiedono il perché di una statuina che ho aggiunto a quelle che ho comprato, una statuina che ho trovato sepolta in una scatola di vecchie scarpe proprio il giorno che ho costruito il mio nuovo presepe e avevo appunto bisogno di qualche scatola per sostenere le poderose montagne che avevo in mente di innalzare. La statuina in questione è di gesso e in verità è piuttosto malridotta, tutta scrostata e sbeccata, l'ho comprata più di dieci anni orsono al mercato dei cuccioli di Mosca, dove, almeno a qual tempo, si trovavano assieme ai cuccioli di ogni genere di animale domestico e quasi domestico, molte altre cose interessanti, come, ad esempio collezioni di bellissimi soldatini. Là ho comprato per dieci rubli l'una, una bella cifra, le figurine della rivoluzione russa, dieci soldatini di gesso dipinto. Ne è passata di acqua sotto i ponti, e tutto quello che è rimasto, almeno in casa mia, della rivoluzione bolscevica è un marinaretto che sventola una bandiera rossa: uno dei leggendari marinai dell'incrociatore Aurora che compirono il primo, disperato tentativo di ribellione antizarista nel 1905, al tempo che ancora i bolscevichi non esistevano.

Ecco, davanti alla grotta, a fare da guardia al bambinello che questa notte arriverà, ho messo il vecchio, sbeccato marinaio dell'Aurora. E a chi mi chiede cosa voglia dire e sottintendere, io rispondo: nulla. Quel marinaretto non è altro che quello che era da vivo e quello che era nella sua scatola al mercato dei cuccioli: un marinaio, solo un piccolo, giovane, speranzoso marinaio della flotta del Baltico. E ora è qui, nel mio soggiorno, tra le irte montagne di carta ad aspettare Gesù Bambino attorniato dalle tre ochette. Sì, perché per quest'anno non c'è ancora un laghetto nel mio presepe, e le ochette sono lì, a zampettare tra i piedi del marinaio, a strofinarsi sui suoi pantaloni ancora odorosi di acqua salmastra; gli innocenti si sanno riconoscere tra loro, così come domattina, appena arrivato, saprà riconoscerli Gesù.

Ecco, quest'anno ho iniziato un nuovo presepe. Un nuovo presepe in una casa nuova di zecca. Potrebbe forse voler significare anche una nuova vita. Me lo auguro, come lo auguro a ognuno di voi.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 24/12/2001

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