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Un sabato di pausa. Ma senza riflettere |
Sabato di pausa.
Pausa di riflessione.
No, perlamordiddio, no, niente riflessione, pausa e basta. Se ci metti dentro la riflessione questa giornata sarà di lavoro durissimo. Ho diritto o no a una giornata di pausa vera? Una pausa nel mentre della quale la mente e lanima riposano, avendo esse gli stessi diritti del corpo a riprendere forza, a ricrearsi e rigenerarsi? E poi il mio corpo non è affatto così stanco come la mia mente. La mia mente è a pezzi, il mio corpo resiste; in questi ultimi tempi nessuno ha cercato di prendermi a mazzate in testa, ma di mazzolarmi dentro la testa, oh, quello sì che ci hanno provato in parecchi. La pausa di riflessione andava bene in altre epoche, quando il corpo dei più faticava e sudava e si consumava in dure ore. Allora il pastore si accomodava su una pietra e si prendeva la sua pausa di riflessione contemplando il cielo stellato, loperaio andava in piazza e rifletteva assieme ai suoi compagni appoggiato pigramente al muro della Società di mutuo soccorso inondato dal sole dellultimo pomeriggio. Riflessioni oneste e sane nel dì di vigilia, al tempo che solo ieri laltro si è concluso del Paese dei villaggi e di Leopardi.
Questo di sette è il più gradito giorno, pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran lore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Che strano stare qui a pensare se è decente oltreché possibile prendersi un giorno di vacanza mentale.
Va bene, oggi ho il diritto e pure il dovere, se il dovere è ancora una parola della lingua italiana corrente di non parlare e di non scrivere di elezioni, e è una conquista non da poco,. Ma ecco, mi pongo con consueta lena al deschetto oggi, correttamente desk a pensare al tema dellarticolo che dovrò scrivere per il dì di festa, e questi sono i primi pensieri che salgono su dalla cisterna colma di tutto ciò che in questi giorni è piovuto.
I ragazzi di Asti che se ne stanno l beati ed eccitati a filmare con i loro telefonini dai loro genitori presumibilmente perché sono proprio dei bravi figlioli, lagonia di una donna precipitata in strada. Forse quei ragazzini hanno appena scritto un bel tema pieno di sentimento sulla tragica morte del povero Tommaso. Angioletti cresciuti nellesperienza, virtuale, quotidiana, che non cè spettacolo senza un bel po di morti ammazzati e dunque non cè morte che non sia uno spettacolo.
Ancora un attentato a Baghdad, ancora una settantina di morti. Come di consueto, come tutti gli altri giorni. Ma chi proteggono le decine di migliaia di soldati della Santa Alleanza, le centinaia di migliaia di soldati che hanno addestrato? Se Stessi? Sono lì a cercare di rimanere vivi fino alla fine della ferma, o a costruire un Paese di pace e sicurezza nella democrazia? Cosa stanno pensando della propria vita gli iracheni? Ce lhanno una vita quelli che dovrebbero andare a lavorare tutte le mattine, quelli che vorrebbero andare a pregare, quelli che dovrebbero andare a scuola, nellidea che dovrebbe trattarsi di una cosa normale?
Cè stata una partita di calcio, campionato di serie C, questa settimana a La Spezia. In occasione di questa partita sono state chiuse le scuole, gli esercizi pubblici, bloccate le strade di accesso alla città, mobilitare le forze dellordine di cielo e di terra e di mare. Con quello che è costata alla comunità quella partita si sarebbero potute fare un sacco di cose interessanti e forse anche più divertenti, oltreché più utili. Questo dimostra quanto sia generosa la comunità con chi, me compreso, ama spassarsela con lo spettacolo calcistico. Come è ripagata questa generosità? Lunica cosa che mi viene in mente è che la squadra di calcio cittadina, di qualunque città, sia il partito politico di maggioranza, senza cui nessuno può governare. Dunque la comunità paga per tenersi buono un partito?
No, se mi metto a riflettere anche oggi non avrò un solo minuto di pausa, non un attimo di tregua. E allora prendo e me ne vado via. Via dal desk, via dalla riflessione, via dalla responsabilità. Codardo e imbelle me ne vado a spasso tra i vapori leggeri e dolci di questa primavera tardiva. E ho trovato qualcosa che voglio regalarvi. Unimmagine, un momento di pura, folle magia. Non vale niente, ma è il mio dono a chi, come me, oggi vuole la sua pausa.
Una valletta segreta, lontana, verde di orti e bianca della fioritura dellaglio selvatico, sulla crosa che da Coronata porta a Borzoli. Tutti intorno il Ponente, le macerie del Ponente, i traffici del Ponente, le contraddizioni del Ponente, ma lì solo primavera, dolcezza, quieto crescere, lenti rumori. Una casa isolata a mezza collina, unaia murata di pietra. Una finestra aperta, la voce di una bambina che canta. Una voce sottile che vibra in alte armoniche.:
E se ho sbagliato un giorno ti giuro che
Ho pagata cara la verità
Io ti chiedo scusa e lo sai perché
Quel che ho fatto a te non lo farò
Mai più
Nessuno mi giudicare nemmeno tu
La verità mi fa male, lo so.
Una canzone di quarantanni fa. Non so come possa essere arrivata fin lì, a quella bambina, in questa valle tra questi orti. Pura, dolcissima follia.
Senonché oggi, mi pare che sia proprio oggi, Caterina Caselli, che ho sentito cantare quella canzone in una balera dellAppennino nellanno 1968, il Casco dOro, compie sessantanni. Forse che quella bambina piccina picciò sia venuta a saperlo?
Maurizio Maggiani IL SECOLO XIX 09/04/2006
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