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Ho cercato nella diretta dal Senato lampi di decenza e dignità |
Da venerdì pomeriggio ore 15,20, a ieri, sabato ore 16,30, se si fa eccezione per una pausa notturna tra le 02,30 e le 7,45 in cui ho cercato con alterno successo di riposare nel sonno, sono stato ininterrottamente collegato con la stazione Radio Rai Parlamento. Tale stazione radio pubblica ignota ai più e questa è una colpa dei più ha trasmesso in diretta tutte le fasi che hanno portato allelezione dei presidenti della Camera e del Senato della Repubblica.
Senza falsa modestia mi sento portato a considerarmi un eroe. E sono disposto a scommettere che non ci sia in tutto il paese più di un altro centinaio di eroi che abbia compiuto tale inumano sacrificio. Sacrificio necessario a capire; ritengo in onestà che i cinquanta milioni di italiani con facoltà di intendere e volere che si sono risparmiati la mia personale performance di puro masochismo o che abbiano anche solo scelto ledulcorata parzialissima diretta televisiva non abbiano avuto i mezzi necessari per capire e si accingano ad inoltrarsi in questa nuova epoca politica in stato di semi incoscienza, o di indifferenza o di incolmabile ignoranza.
Lindubbio privilegio di essere immolato sullaltare della conoscenza, me ne concede ora unulteriore: dire la mia a quelli che non si sono abbeverati alla fonte radiofonica del sapere, non riferendo di vacue impressioni, non da opinioni ed ubbie, ma di documenti. Inoppugnabilmente registrati negli atti, che nessuno tra i comuni mortali andrà mai a spulciare, che resteranno in eterno a farsi polvere e poi fossile memoria nelle segrete del nostro Parlamento.
Dirò qualcosa in particolare delle elezioni per il presidente del Senato, perché come inopitamente qualcuno mi ha detto: sono state le più divertenti. Voleva dire forse le più tragiche, forse le più farsesche, forse le più brutte, forse le più complicate, ma ha detto divertenti perché ormai la gente o certa gente ama trovare da divertirsi tra le macerie.
Il 28 aprile dellanno 2006, nel cuore di quella che ci vengono a dire essere la seconda Repubblica, per la prestigiosa carica erano in contesa il senatore Giulio Andreotti, ultraottantenne padre democristiano della prima Repubblica e di tutti i suoi angoscianti annessi e connessi, e lultrasettantenne Marini (Franco, non Francesco), ex ministro democristiano di uno dei molti governi Andreotti, sindacalista cattolico. Arbitrava la contesa, lultraottantenne senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, padre della patria e pluriministro democristiano, oltreché ex capo dello Stato.
Ha salvato il novello Senato della Repubblica (seconda, terza?) dallo scandalo definitivo, dallignominia di consolidarsi nella forma di casino nel senso proprio di luogo di meretricio, di commercio corporale, di volgarità, di spudoratezze, di schiamazzi il senatore a vita Francesco, quello sì, Cossiga, settantottenne pluriministro democristiano, assai discusso e inquieto ex capo dello Stato. Dice o non dice qualcosa?
E dirà pure qualcosa il fatto che questi quattro siano stati nellaula tra i più corretti e dignitosi tra i senatori? Se qualcuno tra loro ha fatto qualche porcheria, ha avuto il buon gusto di tenersela gelosamente per sé. Ma la palma del più dignitoso e più compreso nel suo ruolo tra i senatori va senzaltro alla novantasettenne Rita Levi Montalcini. Questa signora è stata ininterrottamente al suo banco per diciassette ore, seguendo le votazioni con partecipazione; sveglia quando i suoi colleghi dormivano della grossa verso le due del mattino, digiuna mentre i suoi colleghi si sbaffavano il delizioso contenuto della bouvette. Lonorevole senatore Giulio Andreottti ha resistito un filino in meno di lei nella sua immobile presenza allo scranno. Mi dice qualcosa anche questo.
Dopo quattro votazioni in cui più che tradito è stato svillaneggiato da una parte dei suoi, e i cui risultati sono stati contestati dalla destra con uno stile che ricordo di aver visto solo in certe bische clandestine dove si giocava duro a poker è stato eletto il senatore Franco (Franco, idioti, non Francesco) Marini con tutti i voti della sua maggioranza più due della destra. Anche questo mi dovrebbe dire qualcosa, ma ancora di cosa sia non ho certezza.
Mai demonizzare una parte politica, ma vorrei che qualche elettore della destra si sentisse i nastri di questi due giorni e mi spiegasse a quale senso dello Stato e delle istituzioni, a quale nobiltà di intenti e correttezza di lotta, può fare riferimento lindemoniato scatenarsi di una significativa parte di senatori di quella parte; come pure gradirei essere edotto sulla qualità e sostanza delle acribiose e rabbiose contestazioni. Io da solo non ci riesco se evito di pensare che lintento, per citare il senatore Francesco, quello sì, Cossiga, fosse quello di impedire alle istituzioni di essere ancora tali, ovvero con un briciolo di decenza e dignità.
Ma, a proposito di correttezza e nobiltà dintenti, come non esimersi dal demonizzare il senatore Clemente Mastella, luce e anima dellUdeur, partito dellattuale maggioranza ricco di un poderoso 1,4 per cento, che nel pomeriggio di venerdì ha approfittato di una pausa nelle votazioni e nel duro e ingrato lavoro dei tiratori franchi e scelti per uscire dallaula e comunicare alla stampa che lui era lì per la ciccia, per vedere se gli davano davvero il ministero che bramava. Immagino che glielo abbiano dato.
Io non conosco lonorevole Mastella e quanto sia irreprensibile e encomiabile nel suo anelito ideale, né conosco il suo partito. Lunica cosa che so, perché ha avuto gli onori della cronaca, è che quando per affermare la dovuta attenzione al suo partito il centrosinistra ha affidato a un suo uomo il prestigioso incarico di sindaco di Brindisi, in capo a qualche mese erano in manette il sindaco e tutta la sua giunta. E non mi risulta che fosse una persecuzione politica. E pensare che ho sentito con le mie orecchie lonorevole Massimo DAlema, allora primo ministro di questo Paese, affermare che lonorevole Mastella non era certo dei peggiori tra quelli con cui aveva a che fare nel suo governo. Un tantino inquietante, no?
Ma alla fine il parlamento di questo Paese ha i suoi presidenti. Cè una cosa curiosa che li riguarda e ci riguarda: sono ambedue sindacalisti dorigine. Non sindacalisti tanto per dire, ma uomini che hanno dedicato gran parte della lori vita al sindacato. E anche questo, me lo auguro, vuol dire qualcosa. Se non altro che questo è un paese davvero, ma davvero, strano.
Maurizio Maggiani IL SECOLO XIX 30/04/2006
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