| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA |
| IL PORTO DEI RAGAZZI |

MAURIZIO MAGGIANI

Quei vecchi anarchici, poveri ma degni

Proprio ieri mi è arrivato per posta un grosso libro, strano e certamente inaspettato: il Dizionario biografico degli anarchici italiani. Due imponenti tomi di consultazione. Deve essere costato anni di lavoro e mi chiedo chi, tra gli studenti, gli studiosi, i curiosi di questo Paese abbia nei suoi programmi di indagare sulla vita di questi uomini così difformi, lontani, estranei dall’idea generale e dominante di pratica della politica, del pensiero e della vita.

Io sì; io sono molto curioso delle biografie, di qualunque biografia; ho bisogno di conoscere le vite degli uomini perché non so distinguere e non voglio distinguere tra la vita di un uomo e le sue idee, tra le sue opere e le sue intenzioni, tra i suoi atti e le sue parole. Si dice degli scrittori, dei poeti, degli artisti in genere, che l’opera è sempre migliore del loro autore, e conseguentemente la frequentazione con l’autore di un’opera che si è amata è destinata ad essere sempre una delusione. Questo a me fa male. Personalmente credo che sarà la mia vita a testimoniare per me; agli occhi delle persone che amo e che mi amano, agli occhi della storia, agli occhi d’Iddio.

In questi giorni si proietta il film che riassume la biografia del grande scrittore americano Truman Capote nel periodo in cui ha scritto “A sangue freddo”, il suo libro più importante, un romanzo che ha cambiato la letteratura. Credo che sappiamo tutti di che si tratta: lo scrittore ha seguito per tutta la loro vicenda giudiziaria, fino all’esecuzione capitale, due uomini accusati di un tremendo assassinio, raccontando le loro vite, i loro sentimenti, le vite e i sentimenti della piccola comunità dove è stato commesso il delitto. Un capolavoro, una grande opera artistica.

Che porta con sé un problema: lo scrittore non ha fatto nulla di quello che poteva per cambiare il destino dei due uomini; si è rifiutato di pagare l’avvocato che negli ultimi giorni avrebbe potuto sostenere l’appello davanti alla Corte Suprema per commutare la pena capitale in ergastolo. Quello che a lui davvero importava non era il destino di due esseri umani, ma quello della sua opera, che senza l’atto finale così tragico non avrebbe avuto l’impatto che lui desiderava. Secondo me Capote è un uomo abbietto che ha prodotto uno straordinario romanzo. E credo che si possa rinunciare ad un’opera d’arte ma non a salvare due vite. E credo pure che davanti al suo Dio, Capote non potrà portare il suo romanzo a giustificazione della sua vita.

So che oggi, in questo Paese, il mio modo di pensare è largamente disprezzato, classificato come sterile intransigenza moralistica, ma non importa. Con questa idea ci sono cresciuto, è il mandato della mia educazione; sarebbe difficile per me cambiare dei tratti che ormai sono genetici.

Un’educazione largamente nutrita del pensiero libertario, tradizionalmente insediato nella mia famiglia e nella gente della mia terra. Già, gli anarchici. Li riconoscevi a prima vista e li distinguevi in ragione della loro biografia, del modo di portarsi, e di essere e di fare. Se era un tornitore, era il più ingegnoso della sua officina, se era un avvocato era il più attento e dedito, se era un bracciante il più capace, se era un maestro il più giusto, se era un padre il più sensibile e inflessibile. Vite diritte. La dirittura era la loro unica forza. E così la dignità della loro esistenza; anche se erano morti di fame, e in gran parte così era, sta pur certo che avevano da parte un vestito pulito e stirato, una camicia bianca, un fiocco rosso inamidato. E finito il loro lavoro così lì avresti sempre visti: signorili, quasi dei principi. Era quello che volevano, essere riconosciuti per questo.

L’anarchismo non è mai stato un’ideologia forte, una summa di certezze; è più coerentemente un ideale spirituale che un’idea politica. Un fragile ideale nel cuore dell’epoca delle ideologie forti. Il comunismo, il liberalismo, le altre ideologie della modernità, quelle sì sono piene di certezze, e di certezze nutrono gli uomini che vi aderiscono. Fino a prova contraria, naturalmente. Un anarchico, conscio che il suo ideale potrà realizzarsi solo oltre la storia, nel costituirsi di un’umanità nuova, non può che affidarsi alla propria coerenza, a ciò che mostra la propria vita a se stesso e agli altri per provare che l’umanità avrà la forza di redimersi dalla sua bestialità. Per lui il fine non giustifica ma i i mezzi, ma sono i mezzi che determineranno la natura del fine.

Questo è quello che mi è stato insegnato, questo è ciò a cui mi sforzo di attenermi. E so che questo fa di me un uomo fragile fra i forti, ma fa pur sempre di me un uomo. E mi è stato insegnato, e non dimentico, che, nell’epoca dell’indegnità, essere un uomo degno è comunque una vittoria. Chi me lo ha insegnato ancora non sapeva che sarei vissuto in anni in cui la schizofrenia tra ciò che si è e si vuole e ciò che si dice di essere e volere, la preclara incoerenza tra le opere e la pubblicità delle opere, è diventata un modo del fare politica e affari largamente apprezzato. Un’arte civile, direi, tutta impegnata a stabilire l’insignificanza delle biografie e l’assoluta fiducia nei consigli per gli acquisti.


Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 21/05/2006




| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|