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MAURIZIO MAGGIANI

IL SECOLO XIX – 22/05/2002

Caro papà, meglio la dentiera o una corsia più pulita?

Lo avrai, caro papà, il sorriso smagliante che hai sognato per tutti questi lunghi anni di opaca, consunta dentiera. Ti sarà esaudito il sogno che la tua modesta pensione di operaio ti ha fin qui impedito anche solo di vagheggiare ad occhi aperti. I tuoi ultimi, lunghissimi di operosa vecchiaia saranno colmi del dono che il governo sta predisponendo per te, solo per te, papà mio. E tu potrai l'impensabile. Ti spingerai dove mai avresti pensato di osare. Potrai, pensa papà, spedire le mille letterine che segretamente hai compilato e non hai mai avuto il coraggio di spedire, per partecipare ai tuoi programmi tv preferiti; quelli a cui il tuo spento, grigio sorriso, non ci avrebbe mai dato accesso. Potrai – oddio papà, speriamo che la mamma non lo sospetti neppure – fare un pochino il pavone con la nuova vicina del piano di sotto; carino come sei, papà, con il tuo nuovo sorriso verranno giù come pere cotte le signore del quartiere. Oh, papà, che governo ci è stato concesso! La dentiera! Perfino alla dentiera ha pensato per te. E magari tu non l'hai manco votato.

Speriamo che non facciano favoritismi, papà, perché mi hanno detto che ce ne sono solo 800 mila. E siete tanti, un po' troppi, mi sa, con la vostra piccola pensione e la bocca da rifare. Non accadrà che si faranno preferenze, lo so, ma magari domenica, quando vai a votare, cerca di non dare troppo nell'occhio con le tue idee stravaganti. Dopo di che aspetta fiducioso, il governo sta già cercando i due miliardi e mezzo di euro per far finalmente sorridere questo paese di musoni. Un amico mio dentista mi ha detto che loro sono già lì che scaldano la cera per le impronte.

Solo papà vorrei mettere un attimino le mani avanti. Non me ne vorrai se sarò sincero con te, sai quanto bene ti voglio.

Ecco, papà, quando avrai il tuo bel sorriso nuovo di zecca, non mi venire a cercare se, Dio non voglia, ti dovesse capitare una di quelle brutte, noiose malattie degli anziani e all'ospedale non ti ci vogliono perché la tireresti un po' troppo per le lunghe. Non cercare di usare il tuo sorriso ammaliatore con me: io papà, i soldi per pagarti la clinica non ce li ho, te lo giuro. Io con quei pochi che avevo, ci ho pagato le tasse per farti comprare la dentiera. Con grande sacrificio potrai magari trovarti una signora extracomunitaria per farti dare una mano a casa, una di quelle clandestine, sai. Ma, lo avrai sentito anche te alla tv, clandestini nisba, non se ne parla nemmeno. E io, un'infermiera in regola manco me la sogno. Speriamo che non debba averne bisogno io, papà.

Insomma, papà, vedi di non mettermi in imbarazzo se mai dovessi essere nella triste condizione di aver bisogno. Ho bisogno anch'io, e qui tira aria di ognun per se e Dio per tutti. Qui dobbiamo spartirci la trippa che è avanzata. Vedi, l'altro giorno all'ospedale ci siamo divisi due termometri tra tutto il reparto. Io stavo male, ma quando ho visto quel lazzareto con le pareti tutte scrostate, i cessi intasati, i letti sgangherati, mi son sentito anche peggio. E non ti dico quando ho visto la faccia del medico che ha dovuto dimettere un disgraziato più di la che di qua per risparmiare abbastanza da rientrare nelle tabelle. Vedi papà, la tua dentiera costerà tremila euro, e con quei soldi confido che l'amministrazione ospedaliera ci possa comprare un paio di lenzuola, una catena del water, un rotolo di carta igienica, e magari un due o tre giorni in più di degenza per quando toccherà a me.

Oltretutto papà, con tutte le caramelle che ha mangiato da bambino e i dentisti della mutua che ha incontrato da giovane, il tuo adorato e attempato figlio sta cercando di mettersi un po' di soldi da parte per farsi anche lui un lavoretto in bocca. Visto che finite quelle 800 mila teme che non ne verranno di nuove. A meno che gli 800 mila sorrisi non si mettano tutti insieme a fare la differenza, e questo governo sarà premiato alle prossime elezioni, e alle prossime ancora e a quelle che verranno dopo. Allora, sì, tutta mia, pagata con le tasse di nuovi lavoratori emersi.

Per intanto cerca di startene in salute che qui da me, la vita è dura papà, non c'è più trippa per gatti.

Con affetto dal tuo caro figlio.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 22/05/2002

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