| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA |
| IL PORTO DEI RAGAZZI |

MAURIZIO MAGGIANI

Sia dato all'Italia un mese di ferie

Solo una cosa vorrei, e per questa cosa sono disposto a pregare, pregare i santi della cristianità e le divinità pagane, gli spiriti della Storia e quelli degli avi defunti: vorrei che a questo Paese fosse concesso un mese di ferie. Un mese di ferie alla gente di questo Paese, alle sue montagne, ai suoi mari, ai giornali e alle città, alle industrie e al parlamento; tutto quanto si muove, respira e vive un po' di tregua. A dire il vero vorrei essere io così poi e la mia preghiera così potente per poter invocare senza vergogna un po' di tregua per il mondo intero. Un mese, un mese che non succeda niente, che tutto se ne stia immobile e calmo, placidamente disteso sul nulla. Perché se qualcosa succede, qualunque cosa o essere si muova per agire, è ormai certo che non ne possa venir fuori che una brutta notizia. Alzarsi la mattina con la certezza che ne accenderai la radio sarà la mortificazione del tuo latte e caffè il risultato, andarsene a letto lasciandosi alle spalle la frustrazione dell'ultimo telegiornale: quanto potrà durare così? Mai una buona notizia, mai.

Il punto è che alle notizie non puoi sfuggire, ciò che accade, ovunque accada, ti insegue e ti sovrasta accerchiandoti, costringendoti a pensarci su, obbligandoti a vivere l'accaduto, a partecipare della responsabilità: perché, lo sai, la volta che rinuncerai a pensarci, il momento che smetterai di riflettere, lo farai per tutto e per sempre. E a questo non puoi rinunciare perché non puoi uccidere la tua umanità.

Dopo il teatro di Mosca, dopo gli innocenti gasati a fin di bene, dopo il volto della ragazza cecena accasciato sul suo grembo gonfio di dinamite, dopo la faccia proterva e vuota d'umano dell'amico Putin, io, almeno io, me ne sono andato in ferie. Per un paio di giorni ho spento radio e televisione, ho smesso di leggere giornali. Così del terremoto ho saputo in ritardo; ma ho saputo, visto che ci sono i telefoni e qualcuno si è premurato di ricordarmi che le ferie dal mondo sono un lusso che non mi posso permettere. E mi hanno raccontato della scuola, mi hanno detto dei bambini.

I bambini, i bambini, i bambini. L'ultimo che hanno tirato fuori ce l'avevo qui davanti un'ora fa. Dove lo trovo un po' di posto per piangere anche lui? Lo troverò. E mentre faccio spazio nella mia anima, sale da lì un furore che non riesco a placare, una rabbia di una forza che mi inorridisce. Di chi sono quei bambini? Figli di chi? Nostri? Più nostri delle ragazze bruciate vive In Arabia Saudita perché non avevano velo per coprirsi al cospetto dei maschi che le potevano salvare? Più degli altri milioni di bambini che sono morti quest'anno ovunque? Sì, sembrerebbe di sì: sono i nostri quelli. Ma non può essere vero. No, non possiamo aver costruito una scuola per i nostri figli che sotto il colpo di un terremoto di media grandezza collassa i suoi solai uno sopra l'altro. Non in questo Paese, non per i nostri figli. Quella scuola potevano averla costruita solo degli infami per dei figli di nessuno.

Buoni cristiani, crociati d'occidente, spiegatemi sa c'è e dov'è la differenza tra una legge arabica che lascia bruciare delle ragazze senza velo e una legge italiana che lascia entrare dei bambini in una scuola priva di sicurezza, una scuola che crollerà quando verrà il terremoto. Ma quando mai verrà? Perché dovrebbe venire proprio qui? Ai terremoti devi andare a pensare? No che non ci pensi. E poi loro vengono e strilli e strepiti contro la tragica fatalità. E piango. Ma non dire che piangi i tuoi poveri figli innocenti.

Ai tuoi figli non puoi aver riservato questo. A loro a cui hai provveduto a dare tutto quello che non serve, non puoi aver riservato una scuola fatta di merda, e a emanare una legge che procrastina e un'altra che rimanda ancora la sua messa in sicurezza. Il minimo che ci si può aspettare da te è far vivere i tuoi figli in un posto sicuro. Vedi il marocchino sotto casa che vende fazzoletti e sbraiti che lo vuoi fuori dai piedi, che con lui attorno non sarai mai al sicuro; ma non è lui che ha seppellito tuo figlio sotto i calcinacci. Sei stato tu.

E già che ci sei, dimmi: quanto hai deciso di spendere per levarti di torno i marocchini e quanto stai spendendo per mandare tuo figlio in una buona scuola?

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX – 02/11/2002

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|