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MAURIZIO MAGGIANI

Qualcuno cerca un'idea del mondo

Il grande scrittore premio Nobel Saramago è notoriamente un uomo di sinistra. Intervistato da El Pais su questo tema, ha risposto nel modo che cito alla lettera: “Il problema della sinistra è che non ha un c.... di idea sul mondo”. Pur essendo assai lontano dalla sua cultura politica, condivido totalmente l'opinione dell'illustre collega. Se vuol costruire la storia del mondo, devi averne un'idea, la tua idea.

Un'idea del mondo non è semplicemente una buona idea su come vincere le elezioni – e in Paesi come il nostro scarseggia pure questa circoscritta evenienza – ma qualcosa di assai più vasto. Un'idea sull'uomo e sull'umanità, ad esempio; su cosa significhi diritto e dovere, progresso e sviluppo, libertà e giustizia, e come si possa consolidare ed estendere l'unica conquista del pensiero umano riconosciuta universalmente come un bene supremo: la democrazia. La destra ha un'idea del mondo; il mondo in cui oggi noi viviamo è in misura straordinariamente coerente, il frutto di quell'idea: il pensiero neoliberale.

Il primo paragrafo dello statuto di questo pensiero recita: questo è il migliore dei mondi possibili, anzi, l'unico possibile. Parecchia gente non è affatto convinta di vivere nel migliore dei mondi e anela a qualcos'altro. Molta altra gente è disperata all'idea che ciò che le tocca oggi sia tutto quello che ha diritto di avere dalla vita. La sinistra non ha alcun pensiero originale al riguardo di tutto ciò; è difficile addirittura pensare alla sinistra come a un corpo che pensi coerentemente.

La sinistra, così come si rende visibile nei parlamenti, nei media, nei luoghi di gestione della cosa pubblica e privata, o esprime opinioni mestamente correttive del pensiero della destra – sì, ma – contraddittorie, incapaci di resistere a un cambio di governo, a un ciclo economico, e di cui non riesce a entusiasmare neppure se stessa, oppure si dedica a esercizi comiziali che hanno dato il meglio della retorica nel cuore del secolo passato. In un'altra epoca di un altro mondo. Quando forse, sì, la sinistra aveva una sua idea del mondo, quando quell'idea se l'è bruciata.

Per questa ragione sono andato a Firenze, per questo ci sono restato per tutto il tempo in Fortezza da Basso a crepare di freddo in una città che sarà pure un perla d'arte, ma ha il clima più punitivo d'Italia. Perché è disperante non solo per un operaio dell'Uttar Pradesh che vive con un euro e mezzo al giorno, ma anche per me, uomo di privilegi, libero da fame e malattie, vivere privato di un'idea progressiva del mondo.

Viviamo, io e l'operaio indiano, agli antipodi, ma ciascuno di noi sa che morirà se non saprà almeno immaginare un futuro diverso dall'oggi. Siamo progressisti io e lui, viviamo con la legge morale nel cuore e il cielo stellato sopra di noi. A Firenze 28.000 persone – dato di giovedì ore 16 – hanno versato il loro contributo – da 10 a 30 €, a seconda delle proprie disponibilità autocertificate – per partecipare a degli incontri di studio. Studio di che? Studio della realtà per farsi un'idea del mondo e da lì un'idea del futuro. A partire dall'Europa, questa volta, e dalla sua futura costituzione. Trentamila persone che pagano per discutere dell'Europa che vorrebbero: chi ci crederebbe se non l'avesse visto? Ci sono riusciti? Non credo. Ci riusciranno? Non so. Ciò che so, ciò che ho visto, è che tutta questa gente ci sta provando. Usa per farlo un metodo assai poco praticato nella contemporaneità: acquisendo informazioni, diffondendole e scambiandole. Partecipazione della conoscenza: conoscere è indispensabile per produrre idee, per non vivere da bestie è necessario seguir virtute e conoscenza. E quanto di più rivoluzionario si possa fare oggi. Oggi i cittadini comuni non sanno un bel niente del mondo dove vivono, dello stato delle cose; hanno di questo solo un'immagine. E l'immagine che hanno quelli statunitensi dell'Iraq, e oso dubitare che anche solo si avvicini alla realtà. Perché viviamo immersi in un mare di comunicazione, non di informazione. Siamo portati a confondere le due cose, perché questo è assai vantaggioso a un sistema che ritiene assai poco profittevole la condivisione delle informazioni. Che significa condivisione delle responsabilità, possibilità di discutere e dissentire. Siamo invitati, e costretti, a credere sulla parola, a confidare in chi ci spiega come stanno le cose. Per convincerci di questo ci viene detto, predicato, che il mondo è fatto di Male e di Bene, che la nostra vita è decisa dalla lotta senza quartiere tra i demoni e gli angeli. Ci viene fornita un'immagine della realtà identica a quella prodotta da Bonifacio VIII per le plebi riottose d'Europa di otto secoli or sono.

Questa roba è chiamata dai suoi teorici “livello tollerabile di democrazia” e spiega che la troppa democrazia, le troppe informazioni, l'eccesso di discussione, la dinamica partecipativa, sono nemici di uno sviluppo economico ordinato, indeboliscono i governi e fanno perdere un sacco di tempo prezioso a chi deve pensare a queste cose.

Quelli di Firenze provano a partecipare della realtà, cercano di conoscerla, semplicemente vorrebbero decidere in merito. Con tutte la contraddizioni del caso e le differenze di pensiero, cultura e temperamento, è quello che fanno. E' un'adunanza di cittadini coscienti. Giovani cittadini per lo più. Progressisti. Hanno i loro fisici, i loro economisti, i loro filosofi, biologi, teologi e anche i loro politici; molto, abbastanza dai media, per i media non c'è abbastanza spettacolo, non sangue né arena per un po' di audience – e dunque possono applicarsi senza pericolose distrazioni. Credo che nell'arco di una generazione saranno in grado di averne un'idea del mondo e spero ardentemente che sia una buona idea. Secondo me è per questo che la sinistra che la sa lunga, quella del “sì, ma” non se li fila e la destra che la sa ancora più lunga li sbeffeggia e grida al demonio: perché è assai probabile che un'idea ce l'avranno. E se ammazzare un uomo o distruggere un paese è questione di niente, far fuori un'idea è quasi impossibile. Mi sono trovato qualcosa da fare a casa per oggi, così non sarò alla manifestazione. Mi dicono che ci saranno scarse probabilità di provocazione, ma non vorrei che Casarini, tanto per dire, incalzato dalle televisioni, decida di esiste e dunque di fare un po' di casino. Proprio quello di cui qui, nella gelida Fortezza fiorentina, nessuno sente il bisogno.

Maurizio Maggiani – IL SECOLO XIX - 09/11/2002

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