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Domenica 16 settembre 2001

IL 39° CAMPIELLO A PONTIGGIA
Pontiggia era arrivato nella cinquina finale del premio veneziano altre due volte:

nel 1979 con "Il giocatore invisibile" e nel 1994 con "Vite di uomini non illustri"

Gli altri finalisti di quest'anno nell'ordine:

Bruno Arpaia, "L'Angelo della storia", Guanda
Domenico Starnone, "Via Gemito", Feltrinelli

Diego De Silva, "Certi bambini", Einaudi

Giorgio Calcagno, "Dodici Lei", Aragno




Giuseppe Pontiggia,
NATI DUE VOLTE
Mondadori

"Nati due volte"
narra con ironia e intensa partecipazione del difficile rapporto di un padre con il figlio disabile.

Il padre sarà costretto a rivedere le proprie convinzioni e abitudini, e a scoprirsi lui stesso disabile a un modo diverso di vivere.
Ciò lo costringerà a scoprire un altro se stesso, più vero e completo, in qualche modo rinascendo per la seconda volta.
E' una storia che insegna ad abbandonare pietismi e ipocrisie e invita a trovare il disabile che è in ognuno di noi.

LA CERIMONIA

Quest'anno la cerimonia del premio degli industriali veneti, avvenuta ieri sera nel cortile di palazzo Ducale di Venezia e presentata da Corrado Augias e Monica Leofreddi, si è svolta senza il solito sfarzo mondano a causa dei fatti di New York e l'ombra dei fatti appena accaduti ha premuto su tutta la serata.

Sul palco mancava il pianista Luis Bacalov, che, rimasto bloccato negli Stati Uniti, aveva designato a suonare al suo posto, con Hector Luis Passarella, Giovanni Tommaso e Daniel Bacalov un altro pianista, Antonello Maio.
La struggente musica del gruppo sottolineava il clima di preoccupato disorientamento che era nell'aria.

I cinque scrittori finalisti sono stati costretti a ragionare degli eventi e delle paure che essi hanno evocato in tutti.
Giuseppe Pontiggia ha sottolineato l’impatto emotivo della morte, che anche in questa immane carneficina, è di volta in volta la morte di una persona.
Domenico Starnone ha contestato le definizioni radicali di «bene» e «male» e il suo orrore per i terroristi, non pare bastare a fargli piacere Bush e le sue possibili iniziative.
Bruno Arpaia, che con L’angelo della storia ha raccontato la fine di Walter Benjamin, uno dei grandi intellettuali del secolo appena passato, che, inseguito dai nazisti, non riuscì a trovare scampo ai nazisti che lo inseguivano, ha parlato dell’attacco terroristico come di un attentato non contro «la civiltà» ma «le civiltà» e ha sottolineato che i responsabili debbano essere colpiti duramente.
Giorgio Calcagno ha invitato tutti a considerare la storia precedente, chiedendosi se davvero ci sia qualcosa di nuovo in questa manifestazione d’odio e di furore.
Diego De Silva, che nel suo libro narra la storia di un baby-killer che non conosce distinzione tra bene e male ed agisce via via o con generosità o con crudeltà, senza coscienza del suo agire, si augura che non ci siano errori nella risposta armata che darà l’America.

È quel che si sono augurati tutti: anche Dacia Maraini, presidente del Campiello Giovani, e Raffaele La Capria, premio speciale della giuria che ha fatto osservare come la violenza generi sempre violenza e che oggi è davvero difficile «chiedere agli americanI di essere ragionevoli».

«A me la parola guerra fa paura. Un paese forte come l’America deve aver la forza di resistere, ragionare, capire»
Dacia Maraini.

«L’irrazionale domina sulla storia, e noi dobbiamo ogni volta fronteggiarlo con la razionalità. Il che è di per sè già irrazionale»
La Capria

EmmE

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