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MUSICA

Fiorella: il mio canto libero dalla tv

Sulla quarta di copertina di Biografia di una voce, il piccolo volume che la Bur manda in libreria con il dvd Live in Roma 2005 di Fiorella Mannoia (21,50 euro), c'è una frase che continua a ronzarci in testa mentre parliamo con lei: “Il mondo non avrebbe senso senza l'arte e la bellezza”. Fiorella ci guarda con il suo limpido sguardo azzurro e in ogni parola che dice c'è la stessa passione che mette nel suo lavoro. Si racconta con una semplicità e una schiettezza che ci appaiono come un'oasi nel deserto di emozioni e di idee che siamo spesso costretti ad attraversare. È successo lo stesso nella grande libreria romana in cui ha presentato questo capitolo della sua vicenda artistica a un pubblico attento e numeroso.

L'idea di questo libro con il dvd è venuta proprio a lei?

La Bur mi ha proposto di fare qualcosa di simile a quello che avevano già fatto con Corrado e Sabina Guzzanti. Quando però ho sentito parlare di libro, mi sono chiesta “Che ci metto? Non ho mai scritto niente in vita mia”. E loro mi hanno detto, “No. Hai scritto. Nel tuo sito”. Ed era vero, anche se io non lo consideravo scrivere. Non avrei mai immaginato che qualcuno lo trovasse così interessante da volerlo pubblicare in un libro. Sono pensieri, opinioni riguardanti l'attualità. Non c'è quasi niente che riguardi la musica. Ci abbiamo aggiunto una lunga intervista di Nicola Fano.

D'altra parte lei ha un'idea dell'essere artista, dell'essere presente nella società, che è diversa da quella di tanti altri.

La mia è in un certo senso una forma di egoismo, perché non ho la presunzione di pensare che quello che dico possa far cambiare le opinioni altrui. Proprio non ci penso. Quando dico o scrivo qualcosa lo faccio per me stessa, per essere contenta di me. Mi sembra di aver fatto il mio dovere, ecco. Il mio dovere di cittadino oltre che di artista. Poi certo, la mia è una posizione privilegiata, perché rispetto a tante persone che non hanno voce ho la possibilità di esprimere quello che penso da un palcoscenico con gente che mi vede e che mi sente. Sono privilegiata, da questo punto di vista, ma per me è proprio una questione di coerenza. Non ho nulla contro chi decide di non farlo. Sono scelte anche queste. Ci sono artisti che esprimono il proprio pensiero attraverso le canzoni che scrivono e che cantano e non ritengono necessario esporsi oltre, perché il loro pensiero è manifestato nella loro opera. Anche questo è un atteggiamento di tutto rispetto.

Quindi questa necessità nasce anche dal fatto che lei non ha mai scritto canzoni?

Forse. Anche dal fatto che non riesco a esprimere un pensiero usando le metafore di cui una canzone ha bisogno. Preferisco cantare cose scritte da altri. Cose che però devo condividere.

Cos'è che le fa scattare la voglia di cantare una canzone piuttosto che un'altra?

Devono essere testi da me condivisibili. Non a caso poi scegli le persone che li scrivono tra chi ti assomiglia. Non a caso collaboro con De Gregori o con Fossati, tutta gente che bene o male ha una visione della vita simile alla mia. Credo che tutti i rapporti umani si basino su questo: scegli le persone che ti assomigliano. Così succede anche nel lavoro. Prima sono rapporti personali, poi confluiscono in rapporti di lavoro.

Questo dvd può essere considerato la chiusura di un ciclo?

È la chiusura di una tournée durata due anni. Una tournée che ha subito qualche cambiamento nella scelta delle canzoni, ma che fondamentalmente era la stessa. Quello del dvd è il concerto di chiusura al Teatro Brancaccio di Roma. Ora ho in lavorazione con Piero Fabrizi un disco di cui abbiamo già pronta una metà. Abbiamo registrato in Brasile le prime sei canzoni e abbiamo avuto una grande emozione nel vedere ogni giorno entrare in studio musicisti come Caetano Veloso, Chico Buarque, Milton Nascimento o Gilberto Gil.

Immagino che durante il tour lei abbia occasione di incontrare e conoscere molte persone del suo pubblico. Che cosa ha riportato di importante dopo tante serate?

In due anni di concerti abbiamo avuto circa 200.000 spettatori, anche perché nell'ultimo anno siamo passati dai teatri ai palasport. Quando questo succede è tutta un'altra situazione, un'altra atmosfera, però quello che mi porto dietro è un'enorme gratitudine. Non solo per il fatto che qualcuno esca dall'ufficio, prenda la macchina, non vada a casa a cambiarsi e arrivi direttamente in teatro. Tutte le volte che vado in un posto e vedo le macchine fuori, mi stupisco, ma l'enorme gratitudine che devo al pubblico è per avermi dato una grande libertà, la libertà di non essere schiava del meccanismo del business del mio mestiere. Mi posso permettere di non andare in televisione o di far uscire un disco senza dover piegare la testa presenziando a programmi televisivi che non vorrei fare. Questa libertà me l'ha data proprio il pubblico.

Che rapporto ha con chi viene ai suoi concerti?

Sento un senso di appartenenza. È come se fossi la loro voce. Si sentono di appartenere a qualcosa e io insieme a loro. Sento l'affetto per una persona, più che quello per un artista. Questo mi arriva. E questo forse gli rimando.

Intervista di Giancarlo Susanna – L'UNITA' – 15/12/2005

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