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Manu Chao, il predicatore terzomondista

“Il G8 di Genova è un'occasione unica, irripetibile per dire no, tutti insieme alla globalizzazione. Non ce ne offriranno altre. Verrò a Genova, a luglio, per far sentire i mio no”. Manu Chao, l'ultimo barricadero, il cantante che porta gioia ed euforia sul palco, il profeta dell'esigenza democratica al disordine, lancia un appello al popolo di Seattle: “Protestiamo, ma pacificamente”. E lo fa poco prima di aprire il tour mondiale dalla Cigale di Parigi: duemila persone, destinate a moltiplicarsi in misura evangelica durante il viaggio in Europa, poi in Canada e negli Stati Uniti. Il mago dell'energie dansante, un guerriero allegro e beffardo, che non avrebbe sfigurato nei “Cent'anni di solitudine di Garcia Marquez, sarà in Italia il 21 giugno, prima a Milano e poi il 26 a Genova.

Tutto è pronto, più nei cuori che nelle beghe organizzative: a Genova, gli organizzatori si sono visti rifiutare Piazza della Vittoria per motivi di ordine pubblico, caso mai le avanguardie anti G8 decidessero di mettere le tende sino ai quattro giorni del Forum.

Ma si ha l'impressione che le parole della canzoni di Manu Chao, per quanto ribelli, siano molto più universali dei pur legittimi proclami dalla ville lumière. Che l'artista, primo nelle classifiche italiana, spagnola e venezuelana con il nuovo album Proxima Estaciòn: Esperanza, abbia un appeal che và oltre alla scelta di campo.

Già in passato, per altro, Manu Chao si era schierato con i contadini del Chiapas e con il subcomandante Marcos, contro latifondisti e multinazionali americane, responsabili di aver impoverito quella regione. Ora aggiunge: “Il G8 sarà l'ultima occasione per dire no. Genova è così facilmente accessibile: a sceglierla hanno fatto un errore madornale, perché arriveremo in tanti. Si accorgeranno che lo scopo delle nostre manifestazioni è scongiurare questa assurdità: che poche persone, chiuse nel loro isolamento, prendano decisioni in nome di tutti, mentre poco lontano migliaia di persone sono contrarie”.

Manu Chao, ex leader dei Mano Negra, creatore geniale di uno stile che è una Babele di linguaggi sonori e subculture da ogni periferia del pianeta, avverte: “Il movimento sarà certamente diviso: chi andrà a Genova per tirare molotov, chi pacificamente. In realtà, dobbiamo rimanere uniti, e non cadere nella trappola dei media e dei politici che vogliono dividerci. Aspettiamo che il G8 sia finito per discutere sul modo d'intendere il mondo. Ci sarà tempo per confrontarci su queste diversità, per ora dobbiamo solo far sentire forte il nostro no”.

A Parigi, intanto, gli hanno dedicato una stazione della metropolitana: per una settimana, quella di Menilmontant, il quartiere della Banlieu dov'è cresciuto, ingresso, scale mobili, corridoi e pensiline sono state decorate con le immagini del figliol prodigo e della copertina dell'album. Cambiato pure il nome in Ultima Estaciòn Esperanza, anche se per pochi giorni.

Un'altra apparizione folle, nel mondo di Manu Chao, è Radio Bemba, creata dal fratello Antoine che trasmette una seconda Babele di musiche trasversali, amplificati quotidianamente attraverso il sito www.manuchao.net

L'ex Pierrot dei Mano Negra è al secondo album solista, dopo quel Clandestino che l'anno scorso aveva stregato anche Adriano Celentano. Sinora, la sua “Estaciòn” ha venduto 120 mila copie in Italia, ma la sola idea che faccia la spola sino a settembre, per un'attesa apparizione all' Indipendent Festival di Bologna, lascia pensare che i suoi messaggi libertari faranno altri proseliti. E altro fatturato.

Musicalmente, a cominciare dal singolo Me Gustas Tu, una delle canzoni più ballate oggi, Ultima estaciòn: Esperanza è una grande prova d'autore, con una fantasia sfrenata, un collage di finzioni eccitazioni: “Mi sento un cittadino del mondo, appartengo al posto in cui sto. Credo anche che rassegnarsi sia una forma di suicidio, e che il futuro sia un'illusione. A volte mi sembra di aver vissuto mille vite. Potrei morire domani: non m'importa”.

Spiritoso e indisciplinato, Manu Chao sorprende come nelle sue canzoni: “La felicità è come l'orgasmo, e il più bello che abbia mai provato è una risata. Quando hai tanti soldi, dici tante bugie, ma quando hai poco amore, te ne vengono di meno”.

Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX - 08/06/2001

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