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MUSICA

“Nessuno scandalo, canto le meccaniche dell'amore”

Una delle canzoni più belle del Festival, e che farà il suo rumore, sarà “Crudele”, sonetto elegante sulle sofferenze e un certo masochismo nelle relazioni sentimentali. A portarlo in gara è Mario Venuti, ex Denovo, migrato con successo a un genere di forte introspezione e di intimismo da cult in album come “Mai come ieri” e soprattutto “Grandimprese”.

Crudele” è la storia di un'ossessione, dove l'uomo si fa vittima consenziente di una donna predatrice. Nulla di scandaloso, anzi raccontato con grandissima capacità.

Venuti, vive di ossessioni?

No, assolutamente no.

Magari artistiche?

Può darsi, quelle sì.

Ne ha una letteraria?

Forse Fernando Pessoa per gli sdoppiamenti di personalità: alle volte mi ci riconosco.

Ossessione sentimentale?

Per fortuna, quella è durata lo spazio di poco tempo.

Al Festival andrà sereno?

Sì, se riuscirò ad evitare lo stress, anche se mi ha preso un po' alla sprovvista.

Crudele” è autobiografica?

Faccio canzoni che lo possono essere, ma preferisco immaginarle universali. Ma non credo si scoprire nulla, se dico che in amore c'è sofferenza e masochismo.

Sì, l'hanno già detto.

Con una grande differenza: in tempi di grande libertà individuale, come quelli che stiamo vivendo, che una persona possa dominarci nel sentimento può anche farci un sottile piacere.

E se diranno che è una canzone masochista?

Sono pronto a difenderla come una canzone d'amore, per quanto non rientri nei soliti cliché da Festival di Sanremo. E poi la musica toglierà ogni dubbio: è molto solare e la mia tenera richiesta di crudeltà non è per nulla efferata.

Anche perché lei è popolare per le canzoni d'amore.

Scrivo delle canzoni che riguardano le meccaniche del cuore: più che dell'amore, sono un indagatore del motore e degli ingranaggi dei sentimenti.

Un'artista che fa come lei?

Franco Battiato.

Essere siciliano l'aiuta in questa indagine?

Malto, perché credo alla collocazione geografica. Appartengo ai miei posti, anche se ho una visione cosmopolita: è un contrasto che mi piace. Apprezzo gli artisti che riescono ad unire queste due componenti. Caetano Veloso è profondamente bahiano, ma estremamente cosmopolita come visione dell'arte, della cultura, di quello che fa.

Un altro?

Ancora Battiato: ha le sue radici però anche uno sguardo aperto sul mondo, un'influenza di culture lontane, orientale.

E le donne cosa dicono sulle meccaniche dell'amore?

Si riconoscono abbastanza. Molto del mio pubblico è un pubblico femminile che accetta queste mie analisi.

La musica italiana cambia?

Sì, finalmente tra rock e cantautori non c'è più il muro degli anni '80. allora, i mezzi erano più poveri, e i dischi non erano granché. Poi il muro si è assottigliato. Dai Subsonica alla scuola romana di Niccolò Fabi è tutto molto più sfumato.

Le sue canzoni importanti?

Fortuna”, che ha aperto il mio corso da solista, parlava di altri tipi di meccaniche: desidero di fuga, paradisi immaginati. Sulle meccaniche dell'amore, invece “L'invenzione”.

E il tormentone estivo “Veramente”?

Mi ha aperto molte porte: un successo riconquistato faticosamente dopo qualche anno buio. Un ottimo pass partout per il grande pubblico.

Parla di anni difficili?

Sì, prima di “Grandimprese”. Ho perso tante persone care, vuoto professionale, porte chiuse. Un periodo doloroso.

Però in molte foto sorride, e somiglia a Montalbano.

L'entusiasmo di vivere è molto più forte della sfortuna, non le pare?

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 10/02/2004



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