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CINEMA

Né politici né integrati narriamo le facce del movimento

Intervista al regista Francesco Maselli sul film realizzato in occasione del G8 di Genova

Da 290 ore di girato a 55 minuti di filmato. Con quale criterio ne avete selezionato le scene?

Abbiamo fatto subito, tutti insieme una scelta tematica, come avevamo anticipato ai primi di settembre a Venezia, alla Mostra del cinema. Non abbiamo voluto fare un diario, né una cronaca. Il film è il contrario del documento, anche se contiene documenti. Penso per esempio alle scene delle violenze a freddo dei black bloc, impressionanti. Il film è piuttosto una sintesi, politica e narrativa insieme.

Quali sono i temi?

Il film è diviso in tre parti: nella prima raccontiamo la pluralità, perfino la stranezza di questo movimento. Le orchestre, il monaco tibetano, il mondo cattolico, così inaspettatamente complicato eppure determinato. La seconda parte, molto breve per scelta, 4 minuti in totale, è dedicata alla violenza e ha il suo culmine nella morte del ragazzo, Carlo Giuliani. Gli ultimi minuti, e questa è una mia intuizione, sono dedicati alla forza della risposta, a quelle persone che il sabato sono arrivate a Genova del tutto impreviste. Se ne aspettavano 150.000. come ha detto la polizia erano 300.000. Un fatto straordinario. Ho voluto dare un tono severo, solenne a quelle immagini. Ho sottolineato le mani che si stringono, ho chiuso sulle palme aperte che si alzavano insieme.

Avete scelto di non puntare sulla violenza. E' per questo che non c'è nulla dei fatti della scuola Diaz?

La violenza è l'immagine del G8 di Genova, è quello che si è più visto. Noi volevamo raccontare altro, restituire la vitalità di questo movimento. Per quanto riguarda la scuola Diaz, bisogna ricordare che “Genova per noi” il video di Paolo Pietrangeli con Wilma Labate, Roberto Giannarelli e Francesco Martinotti che è uscito con L'Unità, Il Manifesto e Liberazione è parte integrante del nostro progetto. In un certo senso bisogna considerarlo come un tutto unico, un film in due parti. “Genova per noi” documenta gli episodi di violenza.

Sono riconoscibili gli autori delle diverse scene?

Nella scena degli iraniani si riconosce la mano di Gillo Pontecorvo, Monicelli ha girato nella chiesa di Boccadasse. Per il resto siamo tutti veramente indistinguibili.

Non teme che dopo l'11 settembre il film sia meno attuale?

Al contrario. Sono convinto che il movimento che abbiamo visto a Genova sia il più grande antidoto esistente ai due grandi fondamentalismi, il fondamentalismo islamico e il fondamentalismo del mercato. Contro il terrorismo e contro il mercantilismo il movimento no-global si presenta con una forza straordinaria. Se c'è speranza viene dalla vitalità democratica e plurale che questo movimento rappresenta.

Intervista di Bia Sarasini – IL SECOLO XIX – 09/11/2001

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