| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

CINEMA

Chi vuole uccidere il cinema italiano?

Mille miliardi in spazzatura. Le cifre, i nomi, i film: la vera storia dei finanziamenti folli al cinema. Un mega flop gestito dalla sinistra”. E ancora. “Tre miliardi per il film della scrittrice amica Dacia Maraini lascia la commissione e sei mesi dopo arriva il finanziamento”.

Li avete riconosciuti, non fosse per lo “stile”? Sono i titoli di prima pagina apparsi su Libero nelle scorse settimane. L'inizio di una “campagna” contro il “cinema italiano dei comunisti” finanziato con i soldi pubblici. Niente di nuovo, insomma. Se non fosse per la “potenza” dell'attacco – aperture di prima pagina, servizi su servizi – e il particolare che si tratta di un “giornale di governo”. Lo stesso governo che ha nel cassetto una nuova legge per il cinema, da approvare, magari, nella calura di agosto. E' da qui, infatti, che parte la nuova mobilitazione promossa dall'Anac (l'associazione degli autori cinematografici), con registi, produttori, sceneggiatori per “fermare il dilagare d'una volgarità finalizzata al varo di leggi capaci di ridurre ulteriormente le capacità produttive della nostra cinematografia”. Ne parliamo con uno dei protagonisti, Citto Maselli.

Quest'inverno di fronte alla nomina di Alberoni alla Scuola Nazionale di cinema c'è stato un forte “risveglio” di tutto il mondo del cinema e della cultura. Cos'è cambiato da allora, cosa vi ha spinto a questa nuova mobilitazione?

I segnali sono molto preoccupanti. Gli attacchi al nostro cinema lanciati dalla stampa governativa lasciano intravedere una strategia che conosciamo bene. La stessa che era in Craxi fu rivolta contro l'allora finanziamento pubblico, l'articolo 28, nel tentativo di demolire il cinema italiano. Un cinema “ingovernabile” proprio perché fatto di prototipi, di tante identità. Quelle che il mercato tende a cancellare, ad omologare nel processo più vasto della globalizzazione. Se annulli le voci critiche e produci soltanto quello che chiede il mercato, cioè soltanto “medici in famiglia”, elimino ogni forma di pluralismo e il problema diventa politico.

La minaccia è il pensiero unico anche al cinema?

E' evidente. Il cinema italiano è sempre stato “scomodo” proprio per questa sua libertà espressiva che l'ha caratterizzato fin dai tempi del neorealismo. La Dc l'ha combattuto per quarant'anni, poi sono arrivati i socialisti e oggi ad attaccarlo è il governo delle destre.

Si riferisce ai progetti di legge Carlucci e Rositani? Quali sono i punti centrali della nuova normativa sul cinema presentato da An e Forza Italia?

Prima di tutto l'idea di limitare drasticamente il numero dei film finanziati col sostegno pubblico: da circa 90/100 come ogni anno a una trentina.

Del resto ci si è sempre lamentati che di tutti i film finanziati pochissimi uscissero nelle sale...

Il punto è proprio questo: sono pochi i film ad ottenere l'uscita nazionale a causa del monopolio della distribuzione che oggi è interamente in mano Medusa. E' la risposta qual'è stata? Invece di liberalizzare il mercato si dimezza la produzione, così si distrugge l'intera cinematografia nazionale.

Nei nuovi disegni di legge si parla anche, spieghiamolo in soldoni, di favorire quelle sceneggiature in grado di incontrare il favore del pubblico. Come si può capire se ogni soggetto sarà un nuovo “ultimo bacio”?

Questo è un altro punto importante e preoccupante. Come si può pensare di finanziare soltanto i film destinati al successo di cassetta? Significa favorire sempre gli stessi autori e ancor peggio non farai mai nascere una nuova generazione creativa. Quella che, invece, sta facendosi avanti proprio in questi ultimi tempi, come hanno dimostrato anche i recenti Nastri d'argento.

Quale sarà, insomma, la parola d'ordine di questa nuova mobilitazione del mondo del cinema?

Difendere la creatività. Che è poi la stessa che lanciammo con Lang e Mitterand nell'80 quando si cominciò a parlare di strategia culturale europea, non copiare cioè il mercato americano o quello televisivo, ma competere con l'originalità e l'antiserialità. Quello, cioè, che ha sempre fatto il nostro cinema. Per questo la difesa della nostra cinematografia non riguarda solo gli interessi di settore, ma tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza della pluralità delle voci e della libertà di scelta. Che è come dire il futuro della democrazia nel nostro paese.

Intervista di Gabriella Gallozzi – L'UNITA' – 08/07/2002

Altra intervista

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|