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Bruno Vecchi
L'UNITA'
06.01.2003

Addio Girotti, divo d'Italia


È uscito di scena in silenzio, Massimo Girotti. In perfetta sintonia con il suo modo schivo e appartato di intendere la vita: da “silenzioso”, da antidivo per eccellenza. Aveva 84 anni e il cuore se l’è portato via il 5 gennaio in una camera del Policlinico di Roma. La prima domenica del nuovo anno. Un anno che segna il suo ritorno al cinema in "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek, che gli aveva permesso anche di festeggiare i 64 anni di carriera. E nel quale interpreta il ruolo di Davide, uno smemorato che viene accolto da Giovanna (Mezzogiorno) e da suo marito Filippo (Nigro). Un ruolo lontano anni luce da quelli che avevano caratterizzato la sua carriera.










Filmografia su Kataweb





Massimo Girotti e Clara Calamai in Ossessione (Visconti, 1942)

Una carriera da bello, come è stato più volte scritto e come verrebbe da sintetizzare per semplicità e comodità. Ma gli si farebbe un torto. Perché Massimo Girotti, nato il 18 maggio 1918 a Mogliano (Macerata) non è stato semplicemente un bello con l’anima, un seduttore (cinematografico) a tempo pieno. La sua è una carriera d’attore da ricordare soprattutto per la qualità delle scelte. Certo, agli inizi la bellezza aveva giocato la sua parte. Figlio di un farmacista, del quale i fratelli continueranno la professione, terminato il liceo si era iscritto alla facoltà di ingegneria nella Capitale. E si era dedicato allo sport, come nuotatore nella squadra Lazio. Complicità o casualità della vita, l’allenatore di quella squadra, Fulvio Jacchia, lavorava anche nel cinema come scenografo e lo segnalò a Cinecittà. Ovviamente, la prima particina che viene affidata all’atletico giovanotto è quella del bello in Dora Nelson di Mario Soldati. Protagonista era una delle dive incontrastate di quel tempo, Assia Noris. E’ il 1939. Nel 1941 Alessandro Blasetti lo chiama sul set di La corona di ferro, più per la prestanza del fisico che per le qualità artistiche. Girotti conquista il pubblico, nei panni dell’eroe che combatte a fianco del re (Gino Cervi). L’anno successivo, Roberto Rossellini lo scrittura per Un pilota ritorna, soggetto di Tito Silvio Mursino, anagramma di Vittorio Mussolini, figlio del duce e presidente dell’Aci, la società produttrice.

Ma è con Ossessione di Luchino Visconti, ispirato a Il, postino suona sempre due volte, che si impone. E inizia un sodalizio con il cinema d’autore che, pur tra molti intervalli, ne caratterizzerà la carriera. Nel dopoguerra è con Giuseppe De Santis in Caccia tragica. Nel 1949 è un giovane magistrato arrivato in Sicilia per combattere la mafia ne In nome della legge di Pietro Germi. L’occhio azzurro, lo sguardo penetrante, il fare “nobile”, Massimo Girotti diventa una delle presenze del cinema italiano e dell’immaginario di molte spettatrici. Con Michelangelo Antonioni, nel 1950, c’è un nuovo scarto, un salto in avanti verso una dimensione d’attore più completa e sfaccettata. Il film è Cronaca di un amore, nel quale recita accanto a Lucia Bosè, icona dell’immaginario del pubblico maschile. La bellezza, insomma gioca la sua parte, ma senza oscurare le qualità recitative. Tenere testa ai desideri di Antonioni, al suo cinema intimista, psicologico e “indiretto”, è impresa sempre complessa. Girotti riesce nell’impresa e regala a Guido l’intensità che il regista voleva. Nel 1952 è in Ai margini della metropoli di Carlo Lizzani.

L’anno successivo ritrova Giuseppe De Santis che lo dirige in Un marito per Anna Zaccheo di De Santis. Ma è nel 1954 che interpreta il film che più sarà ricordato nelle cronache del cinema: Senso di Luchino Visconti. Nel quale è il patriota Roberto Ussoni. Un ruolo a tutto tondo che Girotti caratterizza con foga recitativa. Visconti, De Santis, Antonioni: tre tappe che sembrano avviarlo a stagioni felici. Invece, il cinema quasi un po’ si scorda di lui. Oppure lo confina nuovamente nei ruoli di bello e atletico. E’ una stagione di peplum quella che si affaccia al’orizzonte. Nella quale Girotti riprende la collaborazione con Riccardo Freda, iniziata nel 1950 con Spartaco, che darà vita, nel decennio d’oro Cinquanta-Sessanta, ad una sequenza di kolossal epici: Erode il grande, I giganti della Tessaglia, Romo e Remo, Oro per i Cesari.

Nel 1961 lo troviamo anche in una parodia, Il giorno più corto di Sergio Corbucci, dove la Prima guerra mondiale è sfondo e contorno per altre avventure. La sua sembra diventata una carriera in penombra, dopo la stagione dei grandi autori. O più semplicemente una carriera di ordinaria amministrazione, in cui c’è spazio anche per una parte nell’episodio Streghe da bruciare in Le streghe, film diretto a quattro mani da Mauro Bolognini e Vittorio De Sica. Ma all’improvviso, la casualità o le coincidenze tornano a giocare un ruolo. E’ il 1968 e Pier Paolo Pasolini gli offre la parte che dà inizio ad una seconda vita artistica: l’emblematico borghese di Teorema. Parte difficile, “estrema”, per alcuni aspetti: basti citare la scena in cui, nudo, gira per la stazione Centrale di Milano. Ancora una volta, Massimo Girotti vince la sua scommessa. Anche nei confronti di quel passato da “bello e atletico”, che sembrava ormai solo una dannazione. Il sodalizio con Pasolini avrà un seguito, l’anno successivo con Medea.

Di lui e delle sue capacità d’attore si ricorda Bernardo Bertolucci per Ultimo tango a Parigi, dov’è l’amante della moglie di Marlon Brando. Un personaggio al quale regala una struggente e lucida delicatezza. Il resto fa già parte del presente. Pagine di una vita d’attore che tende sempre più a defilarsi dalle luci della mondanità. C’è un po’ di televisione, non molta. Le ultime due volte, in ordine temporake, sono in una fiction tedesca, Der Kardinal ­ Der Preis der Liebe, accanto a Horst Tappert, uno che alla tv e all’ispettore Derrick deve tutto e anche qualcosa in più. E nell’italiana Senso di colpa di Massimo Spano con Vittoria belvedere e Barbara De Rossi. Poi c’è il riapparire costante al cinema in Agnese va a morire di Giuliano Montaldo, Monsieur Klein di Joseph Losey, L’innocente di Visconti, Passione d’amore di Ettore Scola. Ai quali seguono film di giovani autori, che immancabilmente bussano alla sua porta in cerca di “quelnonsochè” che solo lui sa regalare ad un personaggio.

Sempre e comunque in film di qualità, come di qualità è sono state la sua vita (fuori dal set) e le sue scelte. Che ha sintetizzato in quella che è molto più di un’epigrafe: “Interessarsi alle cose, alla politica, a tutto quello che accade intorno a noi, avere dei progetti e il gusto di leggere”. Dette così sembrano facili. Metterle in pratica non è da tutti. Massimo Girotti c’è riuscito. Con la sua semplicità di uomo senza vanità.


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