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Predrag Matvejevic
– IL SECOLO XIX' 16/09/2001

Aumenterà l'abisso tra ricchi e poveri

Un'analisi sul tragico evento di cui siamo testimoni è composta da fatti, dati, ipotesi, incontri, interviste agghiaccianti, e soprattutto da immagini. Possiamo parlare della grande sorpresa, ma non possiamo definire con parole un evento come questo, di inaudite proporzioni. Se proviamo ad affrontare i fatti dei giorni scorsi da un punto di vista culturale, i termini che vengono subito alla mente sono esasperazione, costernazione, stupefazione, sgomento, rabbia o lutto, come ha detto il presidente Ciampi. Ma anche questa serie di termini mi sembra inadeguata, insufficiente, forse debole.

Siamo costretti a confrontarci con l'idea di vulnerabilità e questa parola viene oggi ripetuta continuamente. Le nostre città sembrano improvvisamente più esposte ai pericoli perché sono stati colpiti i due luoghi che sembrano più difesi. Il carattere devastante del drammatico evento supera tutto quello che abbiamo visto finora e si avvicina alle più estreme visioni apocalittiche di una certa letteratura e del cinema di Hollywood. Stupisce il coordinamento degli eventi, la logistica, il modo in cui le operazioni sono state congegnate, pianificate, organizzate, eseguite con diabolica perfezione.

Gli americani, e non soltanto loro, non credevano che i terroristi provenienti dai cosiddetti rogue States (gli “Stati canaglia”) potessero raggiungere un grado così sofisticato di tecnologia e di capacità di impiego, grado che ha superato quello occidentale. In un primo momento tutti abbiamo iniziato a chiederci le cause: terrorismo, antiamericanismo, fondamentalismo islamico, antiglobalizzazione, antimondialismo, ecc..., ma vengono subito in mente anche le conseguenze che questi atti porteranno, sia nell'immediato, sia in una prospettiva più lunga. Cause e conseguenze vanno, a mio avviso, osservate simultaneamente.

E' facile prevedere che nelle prossime settimane tenderanno a svilupparsi nuove chiusure nel mondo con frontiere sbarrate, controlli pesanti sui cittadini, emigrazioni e immigrazioni bloccate, libertà di movimento limitate, aiuti ai Paesi più bisognosi azzerati. Ma quello che mi sembra essere più pericoloso è l'abisso che andrà a spalancarsi tra il mondo ricco e il mondo povero.

Vanno ancora menzionati i fallimenti della globalizzazione, l'implosione degli equilibri e il terrore che si accompagna alla paura di ulteriore terrore: siamo condannati a vivere in questa paura, ed essa può mettere in discussione proprio quella democrazia di cui siamo tanto orgogliosi, trasformandola in ciò che una decina d'anni fa chiamai “democratura”. Forse, dopo questi, eventi vedremo trasformare le nostre democrazie in democrature.

Ma ci sono anche altri fenomeni che mi sembrano organici agli attacchi terroristici dell'11 settembre. Siamo testimoni di malintesi e di continue distorsioni delle parole e delle espressioni che in questi giorni vengono usate. L'Islam e l'islamismo, così come l'islamismo e il fondamentalismo, non sono la stessa cosa e noi dobbiamo essere molto attenti a non fare generalizzazioni dei fenomeni che sono davanti a noi, soprattutto se seguiranno rappresaglie, ritorsioni, vendette. Bisogna indagare quali sono i legami fra questi fenomeni senza semplificare.

Il presidente francese Chirac parlando del rapporto fra Occidente e mondo islamico ha insistito sulla necessità di fare attenzione a non scatenare campagne d'odio, mentre il presidente Bush faceva riferimento al Bene che deve contrastare il Male. Forse coloro che dovrebbero per primo parlare del conflitto fra mondo povero e mondo ricco sono i cristiani. E' proprio in questo conflitto che dovrebbero essere cercate le cause vere di quello che sta avvenendo.

Un altro malinteso è quello che si fa tra guerra e atto terroristico. La guerra aveva le sue regole, il suo procedere, le sue convenzioni che sono state rispettate – almeno in parte – anche durante il fascismo e lo stalinismo. Dopo il crollo del Muro di Berlino siamo uscita dalla guerra fredda e siamo entrati in un periodo che non è guerra ma che non è di vera pace. E proprio in questa fase così ambigua bisogna procedere con molta cautela.

Per quanto riguarda il mondo islamico, grazie a numerosi testi che ho consultato per elaborare il mio breviario Mediterraneo, mi è rimasta in mente una frase pronunciata da un credente islamico dissidente: “Modernizzare l'Islam o islamizzare la modernità?”. Questo è il grande problema davanti al quale si trova oggi il mondo islamico. Non si può infatti islamizzare la modernità, come noi, fortunatamente, non siamo riusciti a cristianizzare la modernità.

Dall'Illuminismo in poi tutto un movimento di uomini e di idee ha impedito in occidente la cristianizzazione della modernità. Quando si parla di modernizzare l'Islam i teologi più fondamentalisti credono che debba necessariamente voler dire cambiare la lettera del Corano. Ma noi cristiani non abbiamo dovuto mutare niente del Vecchio e del Nuovo Testamento per coniugare Cristianesimo e modernità, e credo che per il Corano possa valere lo stesso principio.

Anche in queste ore in cui si attendono reazioni sul piano militare, non bisogna fare a meno di ricercare una cultura che tenti delle alternative di civiltà. Quello che temo è che dopo la condanna arrivi la vendetta. E la vendetta colpisce gli innocenti, mentre i veri responsabili riescono a fuggire.

Predrag Matvejevic – IL SECOLO XIX – 16/09/2001


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