| BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | |
NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE |
| L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

Predrag Matvejevic

L'UNITA' – 26/09/2001

Frontiere maledette frontiere

Un'analisi dei tragici avvenimenti di cui siamo stati testimoni si compone, di fatti, dati, ipotesi, interviste spaventose e, soprattutto, immagini.

Possiamo parlare di quanto siamo scioccati, ma non possiamo definire a parole un evento di dimensioni inaudite come questo. Se tentiamo di affrontare i fatti dei giorni passati dal punto di vista culturale, i termini che ci vengono immediatamente alla mente sono esasperazione, costernazione, stupefazione, scoramento, rabbia e lutto.

Ma persino queste parole mi sembrano inadeguate, insufficienti, debili. Siamo obbligati a confrontarci con l'idea di vulnerabilità. Parola che oggi viene ripetuta di continuo. Le nostre città sembrano improvvisamente più esposte ai pericoli dopo che sono stati attaccati i due luoghi all'apparenza meglio difesi. Il carattere devastatore di questo drammatico avvenimento supera tutto ciò che abbiamo visto finora e ci avvicina alle più estreme visioni apocalittiche di certa letteratura e del cinema di Hollywood. Stupisce la coordinazione degli eventi, la logistica, il modo in cui le operazioni sono state ideate, pianificate, organizzate, realizzate con diabolica perfezione.

I nordamericani, e non solo loro, non credevano che i terroristi degli Stati cosiddetti irresponsabili potessero raggiungere un livello tecnologico così sofisticato e una tale capacità di impiegare quella tecnologia, livello che ha superato quello occidentale.

In un primo momento tutti ci chiediamo quali sono i moventi: terrorismo, antiamericanismo, fondamentalismo islamico, antiglobalizzazione, localismo, eccetera, ma in seguito ci concentriamo anche sulle conseguenze di questi fatti, sia nell'immediato che a più lungo termine.

La mia opinione è che i motivi e le conseguenze si debbano analizzare contemporaneamente.

E' facile prevedere che nelle prossime settimane il mondo tenderà a chiudersi con frontiere più strette, fastidiosi controlli ai cittadini, blocco dell'emigrazione, limiti alla libertà di movimento, cancellazione degli aiuti ai paesi bisognosi.

Ma ciò che mi pare più pericoloso è l'abisso che si aprirà tra il mondo ricco e il mondo povero.

Vi saranno anche effetti fallimentari per la globalizzazione, equilibri implosi e il terrore che accompagna la paura di un nuovo terrore: siamo condannati a vivere con questa paura e questo può mettere in predicato la democrazia di cui andiamo tanto orgogliosi, trasformandola in quello che dieci anni fa chiamavano democratura. Chissà perché dopo questi fatti, le nostre democrazie non si trasformano in democrature.

Ci sono però altri effetti che accompagnano gli attacchi terroristi dell'11 settembre. Siamo testimoni di malintesi e continue distorsioni delle parole e delle espressioni che vengono usate in questi giorni. Islam e islamismo, come islamismo e fondamentalismo, non sono sinonimi e dovremmo stare molto attenti a non generalizzare i fenomeni a cui assistiamo soprattutto se sono accompagnati da rappresaglie e vendette.

Occorre indagare senza semplificazioni i rapporti tra questi fatti. Il presidente Jacques Chirac, parlando della relazione tra mondo islamico e Occidente, ha insistito sulla necessità di fare attenzione a non lanciare una campagna di odio, mentre il presidente Bush considerava il Bene contrapposto al Male.

Forse devono essere i cristiani i primi a tirare in ballo il conflitto tra mondo povero e mondo ricco. Precisamente in questo conflitto andrebbero cercati i veri motivi di quello che sta accadendo.

Un altro malinteso è la confusione fra guerra e atto terrorista. La guerra aveva le sue regole, le sue procedure, le sue convenzioni che venivano rispettate – almeno in parte – anche durante il fascismo e lo stalinismo.

Dopo la caduta del Muro di Berlino siamo usciti dalla Guerra fredda e siamo entrati di un periodo che non è di guerra ma neppure di vera pace.

Per quanto concerne il mondo islamico, grazie ai numerosi testi che ho consultato per elaborare il mio “Breviario mediterraneo”, mi è rimasta impressa una frase pronunciata da un credente islamico dissidente: “Modernizzare l'Islam o islamizzare la modernità?”.

Questo è il grande problema che oggi il mondo islamico si trova ad affrontare. In effetti, non si può islamizzare la modernità come noi, sfortunatamente, non siamo riusciti a cristianizzare la modernità. Dall'Illuminismo, tutto un movimento di uomini e idee ha impedito in Occidente la cristianizzazione della modernità.

Quando si parla di modernizzare l'Islam, i teologi più fondamentalisti credono che questo significhi necessariamente cambiare il testo del Corano.

Noi cristiani invece non abbiamo dovuto cambiare nulla dell'Antico e Nuovo Testamento per coniugare cristianesimo e modernità e credo che lo stesso principio possa valere per il Corano.

Neppure in queste ore in cui si attendono reazioni sul piano militare. Bisogna cessare di cercare una cultura che tenti alternative di civiltà. Temo però che dopo la condanna arrivi la vendetta.

E la vendetta colpisce gli innocenti, mentre i veri colpevoli riescono a sfuggirle.

Predrag Matvejevic – L'UNITA' – 26/09/2001


| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|