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MUSICA

Gazzè: “La tv? E' distruzione di massa”

Max Gazzè è un rockettaro. Per lui, più rumore c'è, meglio è. Viene dal punk. Quindici anni fa lui e la sua band, i Disease, si divertivano a sputarsi in faccia e schiaffeggiarsi sul palco. Meglio di quello che succede oggi in tv, dice lui, nella normalizzazione asfissiante che ci vogliono imporre: “Cosa ne penso dei Reality show? Mi immagino per assurdo che il prossimo passo potrebbe essere quello di mettere in una casa gente che si ammazza a vicenda, oppure la riapertura del Colosseo e il ritorno della pena di morte, per stare al passo con l'amico Bush”. In fin dei conti, nel pezzo più punk del nuovo disco, I forzati dell'immagine, Max lo dice senza giri di parole: “Siamo l'esercito dei disperati”. Poi, di persona, essendo un inguaribile eccentrico, si mostra in un'altra delle sue incarnazioni: un ragazzone riflessivo, uno che se n'è andato a vivere in una fattoria piena di animali. Lì dipinge, spupazza i suoi pargoli, si tiene bel lontano della follia quotidiana. Lì crea le sue canzoni, come quelle del nuovo bellissimo disco Un giorno, assieme ai Peng, una band affiatatissima.

Un disco di puro rock capace di mostrare un nuovo Gazzè: “Non mi va di ricercare la funzionalità del segreto del successo. Fare il solito Gazzè mi avrebbe stufato”. Disco anticipato da un brano di rock sghembo (La nostra vita nuova, sulla rinascita dopo un amore finito), impreziosito da un'orchestra d'archi dalla struggente sentimentalità. Nessun ritocco, nessun editing (alla Steve Albine, come sottolinea), registrazioni in presa diretta per dare il senso e la forza dell'originalità, strumenti vintage degli anni sessanta (quelli che in realtà usa da sempre), dalla tastiera moog agli amplificatori coi valvoloni. Insomma, un disco che è specchio dalla sua persona: estroverso, riflessivo e fuori dalla norma.

Felice di stare fuori dall'omologazione Max?

Ci provo, per quanto possibile. L'orrore da evitare è la tv. Io sono anni che non la guardo, e la canzone Forzati dell'immagine non è necessariamente riferita a quel mezzo. E' tutto il sistema dell'informazione che preoccupa, la maniera in cui le notizie, soprattutto quelle false, riescono a filtrare. L'errore sta nell'aver attribuito alla tv una qualche funzione di verità. La stessa cosa vale per la politica. E' normalizzazione verso il basso che ha portato ad un'assenza diffusa di curiosità. Ci hanno insegnato a non pensare.

Tu, con il tuo linguaggio immaginifico allora vai contro corrente...

Non ho fatto un disco polemico, anzi, è dedicato all'amore, a quell'energia costruttiva che non riusciamo a cogliere. E' come se avessimo, anziché l'adsl, una connessione lenta. Il brutto è che abbiamo l'illusione di essere partecipi, invece non siamo partecipi neppure più di noi stessi.

La tv in questo è cattiva maestra...

La tv è la più grande arma di distruzione di massa la bomba atomica. Programmi come quello della De Filippi veicolano valori falsi. Come quello della bellezza. Può sembrare banale, ma come faccio a vedere la bellezza se prima non intravedono il fascino?

Dici di non aver fatto un disco polemico, ma in realtà lo è. Se non altro è un disco che fa pensare ad un'alternativa.

Certo. Credo profondamente nella funzione sociale della musica. Per questo mi piace ascoltare gente come Frankie Hi Nrg o Daniele Silvestri (che è nel disco nel duetto Pallida). E' uno dei pochi modi per svegliare la gente. Altrimenti ti limiti a credere a Berlusconi quando dice che dobbiamo consumare di più, o a guardare programmi come Porta a Porta che sono pura distorsione della realtà. Programmi dove se si danno dieci notizie, due sono vere, le altre invece...

Il Primo Maggio suonerai a Genova.

Quando posso partecipo, mi fa piacere. Soprattutto quando la musica è inserita in un contesto che la valorizza, meglio se veicola dei valori che condivido. Come il Tora Tora Festival: Manuel Agnelli sta facendo una battaglia da Don Chisciotte organizzando questo festival itinerante di grande qualità. Qualcosa che va contro la massificazione della musica, questi vizio che ha tolto ai ragazzi gli strumenti per capire se la musica ha valore o no.

Il tour parte in maniera militante del Villaggio Globale di Roma il 22 maggio, storico centro sociale della capitale...

Non è un caso. Sono un autarchico...anzi, no. Anche se non c'è più una sinistra che mi rappresenta rimango un comunista. Uno che con tutte le forze vuole contrastare questo delirio che ci circonda. Chiamiamolo americanizzazione, globalizzazione, come voi. A partire dallo schifo della guerra in Iraq: non dimentichiamoci che i primi ad andare l' sono stati i funzionari dell'Eni, poi i militari.

Intervista di Silvia Boschero – L'UNITA' – 09/04/2004



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