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CINEMA

Shirley, tutta cinema e niente chiesa

Due sorelle, una disoccupata e scavezzacollo, l'altra avvocato perbene. Una bellissima, l'altra bruttina. Una va a letto con tutti, l'altra si fa soffiare dalla sorella l'unico uomo che la nota. In comune Cameron Diaz e Toni Collette, le due sorelle in questione, hanno solo il numero di scarpe, il 40, e una nonna, Shirley Mac Laine, ritrovata in età adulta. È la trama di In her Shoes, “se fossi lei”, delicata commedia diretta dal premio Oscar Curtis Hanson, il regista di LA Confidential e 8 Mile. Per il film, ancora nelle sale italiane, si sente già parlare di Oscar. A creare aspettative sono soprattutto il sapore dolce-amaro della trama e il cast.

Shirley Mac Laine è un'icona del cinema hollywoodiano. Cinquant'anni di carriera ininterrotta, un Oscar per Voglia di Tenerezza e ancora tanta voglia di fare cinema. “Mi piace interpretare altre persone, entrare nei panni di altri, o meglio: nelle scarpe altrui”. In her Shoes letteralmente infatti significa «nelle sue scarpe», che corrisponde al nostro modo di dire “nei suoi panni”. Nel film Shirley MacLaine interpreta una nonna particolare, nulla di simile allo stereotipo della dolce vecchietta. “Non esistono più gli stereotipi, non nelle famiglie. Ora ogni famiglia è diversa, ogni famiglia è un romanzo”.

E a Hollywood, ci sono ancora gli stereotipi? Esiste ancora la “diva”?

Il divismo? Acqua passata. Prendiamo Cameron Diaz: è famosa, in passato sarebbe stata una vera diva, invece è una ragazza semplice e determinata che vive la sua vita senza essere condizionata dai media che l'assillano. Non è vero ciò che dicono di lei, che vorrebbe sposarsi eccetera… Non penso proprio che il matrimonio sia tra le sue priorità (eccolo uno stereotipo: tutte le ragazze sognano il matrimonio). Sono orgogliosa della sua battaglia contro i paparazzi.

Anche lei non li ha in simpatia?

Ho smesso di andare a fare la spesa a causa loro, sono sempre intorno, non ti lasciano in pace, sono invadenti, terribili.

Cinquant’anni fa era diverso?

Allora, quando un film usciva, ricevevi una telefonata dalla casa di produzione che ti invitava alla premiere dove erano ad attenderti due fotografi e due giornalisti di numero, che ti facevano quattro fotografie e due domande. Entravi, vedevi il film e ritornavi a casa. Ora c'è un lunghissimo tappeto rosso e, ai lati, una marea di fotografi. Non mi piace, non riesco a trattenere il respiro per tutto quel tempo.

Anche i film erano diversi.

Ecco, è quella la mia più grande malinconia, mi mancano quelle commedie dolci e divertenti che trasmettevano un messaggio.

Non se ne fanno più?

Ogni tanto. “In her shoes” è molto vicino al mio concetto di buon cinema. Il fatto è che ormai Hollywood è governata dal marketing, non dall'estro di un artista. E visto che Hollywood non mi piace più mi sono trasferita nel Nuovo Messico e scrivo sceneggiature. Non ho intenzione di smettere, ma quando non recito scappo nel mio ranch dove vivo la mia vita solitaria.

È tanto cambiata la sua vita negli ultimi anni?

È cambiata ma non a causa dei miei anni, sto sola perché mi piace stare sola. Sapete da quando è cambiata la mia vita? Dall'11 settembre. È stato allora che ho deciso di lasciarmi andare, di arrendermi completamente alla vita. C'è qualcosa di positivo in questo. Quando smetti di cercare di fare in modo che le cose accadano, queste accadono. Ho imparato ad arrendermi alla vita, a tutto quello che l'universo vuole da me.

Ci spiega il nesso con l'11 settembre?

È stato dopo quella tragedia che ho deciso di farmi trasportare dall'onda. Di smetterla di voler controllare tutto, tanto niente si può controllare. Combattere in nome di Dio: è mostruoso.

Ha detto “quello che l'universo vuole da me”. L'universo? Non Dio?

Un grande regalo che mi hanno fatto i miei genitori è stato quello di non introdurmi alla religione. Così facendo mi hanno resa ancor più spirituale. Al contrario di chi è religioso, non ho paura di esplorare tutto ciò che è metafisico. Ho una mente aperta e sondare altre verità, altre dimensioni, è divertente. È fondamentalmente fisica quantistica, è ciò di cui Einstein ci parlava. Non sono teorie facili da comprendere, soprattutto per chi è condizionato dal credo, un credo che non si pone domande. Si alzano la mattina e si fanno il segno della croce. Senza chiedersi il perché. Io mi faccio domande e infatti la gente dice che sono un po' matta. Non sono matta, sono la persona più semplice e diretta che esista sulla terra. Non ho più tempo per essere troppo complessa.

Cosa pensa degli attori che entrano in politica?

Non approvo quelli che si buttano in politica, penso che ognuno dovrebbe fare quello che sa far meglio e saper recitare non è certo uno dei talenti che dovrebbe avere un politico. Apprezzo invece coloro che si battono per qualcosa o qualcuno, che spendono il loro nome per una causa. Sean Penn, ad esempio. Lo ammiro, lui non si fa vedere al congresso del partito democratico, va a New Orleans ad aiutare gli alluvionati. Lo ammiro davvero.

Intervista di Francesca Gentile – L'UNITA' – 06/12/2005

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