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MUSICA

Meg: “Faccio politica a modo mio, con le immagini”

Una voce meravigliosa che dipinge melodie come tele, che tesse la vitalità della musica popolare su tappeti elettonici. Meg è tornata. La voce femminile dei 99 Posse sta portando in tour il nuovo album solista, Parole Alate, frutto di anni di lavoro con Carlo Rossi e Marco Messina. Le parliamo proprio durante uno degli spostamenti in furgone, in vista dell'appuntamento di stasera al circolo Arci "Fuori Orario" di Taneto, in provincia di Reggio Emilia.

Meg, cominciamo ripercorrendo il processo che ha portato alla realizzazione di questo album solista.

E' nato dopo un percorso di due anni, durante i quali ho lavorato da sola a Napoli, con pochi mezzi a disposizione. Il mio computer, una tastierina e pochi software, quelli che si usano comunemente per fare musica. Così sono nati tutti i pezzi. Poi sono andata a Torino, ho continuato a lavorare con Carlo Rossi sui pezzi facendoli evolvere. Lavorando col computer, pur non essendo batterista o bassista, avevo la possibilità di programmare una batteria o di suonare un basso ed era una cosa entusiasmante. Ma c'erano giorni in cui avrei voluto mollare tutto, cambiare mestiere.

Nel disco ci sono echi di Bjork, c'è la musica elettronica, ma compaiono anche sonorità latine...

Tutto quello che mi piace finisce per influenzarmi ed essere rielaborato. Il processo creativo credo sia proprio questo, assorbire input e rielaborarli in maniera propria. Tra le mie influenze c'è la tradizione napoletana, soprattutto per quanto riguarda certi intervalli armonici, il tempo in tre quarti. Anche gli ultimi dieci anni di musica elettronica sono stati molto importanti. I Prodigy, Tricky, Bjork, i Portishead, Roni Size. Quando ero ragazzina mi colpivano molto gruppi come i Kraftwerk, oppure il grunge, gli Screaming Trees.

Qualche tempo fa hai registrato una cover di Luigi Tenco, un cantautore la cui influenza si sente in brani tuoi come "Audioricordi". C'è un legame particolare con questo artista?

Mi piace molto. La sua voce era splendida, il suo modo di comporre le melodie pure. Ho sempre apprezzato il suo sapore sempre ambivalente, da una parte cinico, ma allo stesso tempo dolce. Sia ironico che tenero e appassionato, però autodistruttivo. Aveva un modo di far trapelare il suo carattere che mi ha affascinato molto.

In questi due anni, durante la registrazione del disco, poi nel corso della promozione, nel confronto con i fan e i media, non ha mai sentito il peso dell'esperienza precedente con i 99 Posse, il confronto col gruppo?

Per me è stata una cosa normale andare avanti. Un conto è lavorare insieme, con un disco che esce dalle idee di quattro o cinque teste pensanti, con le influenze musicali diverse, uno stile diverso. Altra cosa è il lavoro di una sola persona, mi sembra fisiologico. Ho lavorato senza pormi il problema della mia produzione all'interno dei Posse. E' il mio passato.

Quindi non avete in programma di lavorare di nuovo insieme?

Per adesso siamo concentrati ciascuno sulle proprie cose. Abbiamo preso questa decisione ormai da un paio di anni e per adesso rispecchia la volontà di tutti. Però non si può mai dire.

Confrontando i tuoi progetti con quelli che porta avanti attualmente Luca, 'O Zulù, sembra che tu ti sia dedicata molto di più all'aspetto artistico e musicale piuttosto che a quello politico. Che fine ha fatto la sua dimensione di impegno?

Ti devo confessare che ormai voto Forza Italia.

Sul serio?

No, scherzo. E' una questione di stile. Anche all'interno dei Posse ciò che scrivevo io era molto diverso da quello che scriveva Luca. Lui è uno che scrive molto per parole d'ordine, explicit lyrics diciamo. Io invece sono sempre stata quella che, per una visione personale, preferiva un tipo di scrittura più metaforica, per immagini. In questo disco è uscito il mio amore per la scrittura pittorica. Pezzi come "Olio su tela", ad esempio, parlano anche di cose politiche, ma in maniera diversa. Lo fanno raccontando storie, facendo vedere all'ascoltatore la scena. Poi ognuno di noi, nel piccolo e nel quotidiano fa il possibile per migliorare la vita che stiamo vivendo. I registi come Moore facendo i film che fanno, le scrittrici come Arundhati Roy coi loro libri. Oppure facendo volontariato piuttosto che suonando nei centri sociali.

Rimaniamo sul versante politico. La tua casa discografica, Bmg, dopo la fusione con la Sony, sta parlando di ridimensionamento dell'organico, forse di licenziamenti. Che idea ti sei fatta di questa vicenda?

Ho solidarizzato con i ragazzi della Bmg che rischiano il licenziamento. Ormai stiamo arrivando alla concentrazione di tutte le case in due poli. Da un lato ci sono la Emi, la Virgin, la Polygram. Dall'altro la Bmg, la Sony. Le case discografiche non si sono adattate ai tempi, alla diversa fruizione della musica. Non hanno più il coraggio di rischiare, di produrre cose sperimentali e puntano sul materiale più "sicuro". C'è un appiattimento artistico e musicale, di conseguenza la gente la musica se la scarica, perché non c'è altra possibilità, visto che viviamo in una situazione di crisi economica.

La situazione che si è sviluppata nella casa discografica colpisce anche voi artisti?

Siamo poco garantiti. Nel momento in cui una casa discografica viene mangiata da un'altra può succedere di tutto. Per esempio, può succedere ed è successo, che il nuovo boss rescinda alcuni dei contratti preesistenti perché non li reputa fruttuosi.

Personalmente ha avuto dei problemi?

Fortunatamente il mio contratto è ancora in piedi, però mi sono trovata nel bel mezzo del passaggio, dell'acquisto da parte della Sony e questa cosa ha creato un bel po' di caos. Tutti sono nel panico, magari uno non lavora su di te come dovrebbe quando esce un disco. Però devo ringraziare alcune delle persone di Bmg, quelle che veramente lavorano, pensano e si fanno venire idee, anche se sono sempre stata abituata a vedermela da sola. La cosa positiva delle multinazionali è che hanno soldi da darti per poter fare un disco, ma tutto il resto non lo sanno fare bene. Venderebbero allo stesso modo Ramazzotti e Frankie Hi Nrg. Alla fine le idee devi fartele venire tu, avvalerti di un buon ufficio stampa e andare avanti.

Intervista di Francesco Borgonovo – LIBERAZIONE – 26/03/2005

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