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Quel Papa che rubava bambini

Non si può leggere senza sgomento il testo del Sant'Uffizio contenente le disposizioni sulla sorte di bambini e bambine ebrei custoditi durante la Shoah presso famiglie o istituzioni cattoliche e richiesti dalla comunità ebraica dopo la fine della seconda guerra mondiale. Bisognerà ricordare che nessun europeo se la sarebbe sentita allora di fare o dire alcunché di duro o incomprensivo verso gli Ebrei, dopo che si era conosciuto pienamente l'orrore praticato contro di loro sui nostri territori in paesi civilissimi, cristiani, giuridicamente maturi e raffinati: tale era la vergogna che di un Ebreo non si poteva nemmeno dire nulla, tanto che alla fine si era quasi prigionieri addirittura dei pregiudizi contrari a quelli antisemiti ben noti. Insomma parlare di questione ebraica era comunque doloroso imbarazzante carico di sensi di colpa.

Come non inorridire di fronte a una prosa gelida, doppia, mafiosa (nega, non rispondere per iscritto, prendi tempo, dì che devi controllare anche l'evidenza più lancinante) suggerita ai vescovi cattolici alle prese nei vari paesi con le tremende code della persecuzione antiebraica, coda che aveva per oggetto dei bambini i cui sentimenti non vengono minimamente presi in considerazione? Rispetto alla Shoà la Chiesa si comportò sempre con carità, di rado con giustizia: il motto cattolico -sempre vero- secondo il quale la carità non può fondarsi sull'ingiustizia, è stato spesso attenuato fino a tradirlo ed è passata una pratica di aiuto caritatevole senza spendere forze per raddrizzare i torti, che pure vengono leniti. Sicché una Chiesa cattolica che aveva avuto sia persone dedite alla salvezza degli Ebrei perseguitati, sia persone che pur deprecando le persecuzioni mantenevano i pregiudizi antisemiti, (uccisori di Gesù Cristo, deicidi) con un misto non limpido -appunto- di carità e ingiustizia, col presente testo del Sant'Uffizio conferma l'atteggiamento. E non dà risposta alle richieste del rabbinato del tempo, che chiedeva alla Chiesa cattolica di rinunciare e denunciare qualsiasi forma di antisemitismo, dai pregiudizi popolari ai riti liturgici offensivi.

Il massimo di quel pasticcio piagnucoloso e ipocrita era nella liturgia cattolica nella quale uno degli "oremus" della messa diceva: “Oremus et pro perfidis Judaeis”, "preghiamo anche per i Giudei spergiuri perfidi traditori". Era una preghiera a loro favore, ma intanto riconfermava tutti i pregiudizi verso il popolo ebreo nel suo complesso addossando ad esso il peso della condanna a morte di Gesù Cristo, nella quale il popolo aveva certo meno "colpa" dell'imperialismo romano e del rabbinato.

Popolarmente era viva la convinzione che a un simile ordine si fosse sottratto il card. Roncalli il futuro papa Giovanni XXIII, che era noto per aver salvato molti bambini e bambine ebree dalle sgrinfie dei nazi quando era rappresentante diplomatico vaticano (cioè Nunzio apostolico) in Turchia. Ebbene sì, gli incivili Turchi, quelli che ora minaccerebbero le famose radici cristiane ospitarono con precisa civiltà giuridica il nunzio apostolico e mantennero sempre relazioni diplomatiche col Vaticano. Roncalli fece anche eseguire battesimi "sotto condizione" per poter dire con una piccola restrizione mentale che erano bimbi cattolici e quindi non potevano essere portati al massacro con i loro genitori. Il futuro Papa Giovanni era accreditato nell'opinione popolare di alcune qualità specifiche: poiché il suo sito di origine era contadino valeva per lui il detto "scarpe grosse e cervello fino". Inoltre per la sua gentile bonomia e facile sorriso era considerato davvero una figura evangelica dotata delle virtù che una famosa frase descrive così: era "candido come una colomba e astuto come un serpente". E non ci voleva meno di una astuzia serpentina per sottrarre vittime all'orrore nazista. Anche le abilità giuridico-diplomatiche di Roncalli confermano che i nazi erano ossessionati dal rispetto della formalità giuridica, come si capisce anche dal caso delle Donne della Rosenstrasse. Se Roncalli riusciva a "dimostrare" che erano bambini battezzati i nazi si fermavano: non consideravano utile scontrarsi con la Chiesa, visto che cattolici appoggiavano il regime (von Papen era cattolico), e in Francia vi erano cattolici nella Resistenza e nel Maquis, ma anche tra i pètainisti, e perciò avevano fatto leggi che potevano sottrarre alcuni casi "misti" alla persecuzione. Roncalli si servì quanto potè di tale "debolezza" e usò tutta la sottigliezza che aveva per salvare persone. E che non sia stata solo una facile sensibilità caritatevole, ma una precisa posizione teologica ed etica si vide poi: nel concilio Vaticano secondo da lui deciso tutte le preghiere che in qualche modo contenevano pregiudizi verso gli Ebrei furono cancellate per sua disposizione.

Sarebbe il caso di ricordare ciò: non vale la pena di ripetere gli errori commessi verso l'Ebraismo adesso verso l'Islam. L'Europa non ha molto da vantarsi del suo recente passato a proposito di razzismo e di persecuzioni politiche e di ogni genere: né ha molto da insegnare.

In ogni modo chi ha il coraggio di rivelare ai leghisti improvvisamente diventati crociati delle radici cristiane al canto di "Tu scendi dalle stelle" ecc., che -come tutti i canti natalizi popolari - anche quello è opera di un allegro santo napoletano del 18° secolo S. Alfonso de' Liguori, che era un cantautore e scriveva testi e musica? Insomma quelle radici saranno cristiane, ma non sono davvero padane.

Lidia Menapace  - LIBERAZIONE – 29/12/2004



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