| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

CINEMA

Michael Keaton: salviamo il mondo da Mr. Bush

“Non ho mai potuto chiamarmi con il mio vero nome, Michael Douglas, perché c'erano già due colleghi registrati così al sindacato degli attori. Uno faceva cose abbastanza importanti, l'altro faceva film porno a basso costo… come Basic Instinct”. Che Michael Keaton fosse senza peli sulla lingua si era già capito qualche anno fa, quando, come Batman di Tim Burton, pronunciò questa frase davanti al microfono di Michael Parkinson, cui raccontò di aver scelto il suo cognome sfogliando un giornale e vedendoci sopra una foto di Diane Keaton. Ora l'attore, dopo un lungo periodo di astinenza dal set, torna al cinema e alle sue battute al veleno. Torna sul grande schermo con Rumore Bianco, pellicola che racconta di un architetto che, disperato per la morte della moglie, tenta di mettersi in contatto con lei attraverso la tecnologia dell'Electronic Voice Phenomena, secondo la quale le voci dei morti viaggiano nell'etere e sono captabili attraverso radioline e registratori. La pellicola esce domani negli Usa, è diretta da Geoffrey Sax, interpretato da Deborah Unger, Chandra West, Ian MacNeice. Quanto alle battute al fulmicotone, durante l'intervista per promuovere il film, Keaton si lascia andare ad un duro attacco alla politica e ai politici del suo paese. Lo spunto arriva dal film.

Lei crede nella possibilità di mettersi in contatto con l'aldilà? Crede che sia possibile con il sistema raccontato nel film?

Non sono totalmente scettico. Quello che so è che non credo di volerlo fare. Avrei paura di voler sapere sempre di più, di andare troppo oltre… da scettico a credente, a credente ossessivo. Certo la trama di questo film mi ha incuriosito, se c'è qualcosa che non conosco voglio saperne di più. Imparo molto dai film che faccio.

Qualche anno fa lei è stato protagonista di “Live from Baghdad”, film per la tv che raccontava la vita di un gruppo di giornalisti a Baghdad durante la prima guerra del Golfo. Cosa ha imparato da quel lavoro?

Quello è stato proprio un bel film. L'ho amato moltissimo e ho imparato moltissimo, era una storia vera che raccontava fatti accaduti in un'area del mondo davvero particolare. È stata un'esperienza interessante, che mi ha fatto sorgere molti dubbi nei confronti della amministrazione americana, dubbi che col tempo non hanno fatto altro che aumentare.

Ci spieghi.

Quando siamo entrati in guerra, nel ‘91, gli americani, la gente comune, pensava, credeva nella buona fede dei suoi vertici, tutti pensavamo che ci fossero dei buoni motivi per fare quello che stavamo facendo. Ma ora tutti sanno che era tutto falso ciò che il governo ci ha raccontato per indurci a pensare che la guerra era da fare, che eravamo dalla parte della ragione. Ora lo sappiamo. Quello che non sappiamo è qual è la ragione vera, qual è il piano dietro a tutto questo, quale la strategia per il dopo. E, soprattutto, se c'è una strategia per il dopo. Perché la verità è che il presidente Bush si è buttato in un'impresa di cui non conosce niente. Non conosce quella gente, la loro cultura. Non sa niente. Io per girare Live from Baghdad ero in Marocco, era la prima volta che mi trovavo in un paese musulmano e non era come essere a Cincinnati, dove, anche se non ci sei mai stato, sai che non avrai molte sorprese. Io ho viaggiato poco, forse, ma vorrei tanto che Bush ci facesse vedere quanti bolli ha sul suo passaporto. Temo non molti. Non conosce né il Paese né la cultura del Paese con cui è entrato in guerra. Ecco, se dovessi incontrare il presidente Bush gli chiederei di farmi vedere il suo passaporto. Io sono una persona normale, di media intelligenza eppure ho dei dubbi: possibile che chi ci governa, che dovrebbe avere più cultura, più intelligenza, più conoscenza della media, non abbia nessun dubbio e si butti in certe imprese senza la minima esitazione e soprattutto senza prima cercare di sapere di più di quella terra e del suo popolo?

Dunque secondo lei quella all'Iraq è stata un'aggressione immotivata?

I motivi li avranno pure ma non posso sentir parlare di “ragioni umanitarie”. Sono stronzate. E l'Africa? Se ci sta talmente a cuore il destino dei più sfortunati perché non andiamo ad aiutare le più povere popolazioni africane? Perché proprio l'Iraq? È un'aggressione immotivata che mette in risalto l'ignoranza e l'arroganza di Bush che non conosce nulla al di fuori delle frontiere degli Stati Uniti e che mette a repentaglio il buon nome del paese.

Pensa che l'opinione del mondo nei confronti dell'America stia cambiando?

Quando sono fuori dagli Stati Uniti cerco sempre di difendere il mio Paese, dove sono cresciuto e dove vivo. Non sono mai stato un fan di Bush, ma non ho bisogno di sbandierarlo per essere più amato ed apprezzato all'estero. Io ho il coraggio di dirlo a chiunque me lo chieda, senza nessuna strategia di marketing e se non mi faranno più lavorare amen, tanto prima o poi dovrà accadere.

È per questo che, ultimamente, le sue apparizioni sul grande schermo sono piuttosto rare?

Beh, non dovete chiederlo a me, non lo so, quel che so è che io dico sempre quello che penso e questo non sempre mi aiuta. Altri attori sono più furbi, alla stampa internazionale fanno sapere che disprezzano Bush per essere bene accolti all'estero e ai giornalisti locali invece parlano solo del film.

Però in tanti si sono schierati con Kerry durante la campagna elettorale. Lei non lo ha fatto…

A dire la verità, penso che Kerry sia stato danneggiato da tutta questa pubblicità hollywoodiana. Peccato, perché adesso, se si guarda avanti quello che si vede fa veramente paura. Ora però basta parlare di politica.

Deve il suo nome a Diane Keaton?

Chi l'ha detto?

Letto su internet.

Quanto ci sarà di vero sui giornali e sui siti che parlano di attori? Il venti per cento?

Allora da dove arriva il suo nome?

Dovevo trovarmi un nuovo cognome e ho sfogliato l'elenco telefonico, mi sono fermato a Keaton, mi sembrava carino. Devo dire che il giorno prima avevo effettivamente letto un articolo su Diane Keaton…

Allora è vero! Ed è vero che ha detto che Michael Douglas fa film porno a basso costo come “Basic Instict”?

Perché avrei dovuto dirlo? Un porno da 40 milioni di dollari di budget non è a basso costo… e poi Michael Douglas è un mio amico, che mi importa se lavora nel porno?

Intervista di Francesca Gentile – L'UNITA' – 06/01/2005

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|