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CINEMA

Uomo bianco non avrai il mio Dio

Chiamiamolo “stile”. Di certo ci vuole, per diventare una leggenda, e Michael Moore leggenda lo è da tempo. Il suo pluripremiato documentario Bowling at Columbine spiega in maniera limpida, divertente e implacabile perché gli americani sono pistoleri incalliti (qualcosa che si chiama paranoia indotta dalla lobby delle armi). Questo libro che arriva ora in italia, Stupid White Men, in patria ha avuto più di venti edizioni ed è un best seller da un anno, cos'ì com'è balzato in testa alle classifiche appena uscito in Germania, Inghilterra, Francia e Italia. L'altro giorno, a Milano, si faceva fatica a trovarne una copia. E questo nonostante i refusi contenuti nell'edizione Mondadori (pagg.305, € 14) e le poche note sui riferimenti all'attualità yankee: perché oggi non c'è libro che spieghi meglio (o forse racconti per la prima volta, vista la latitanza-connivenza dei media), cosa sono diventati gli stati uniti. E non si può dire che sia il libro di un antiamericano, perché Moore è di Flint, Michigan, e basta guardare la foto in copertina, la stazza dell'autore, il suo modo di vestire, per capire da dove viene. Ma lui è così: anche quando andò a snidare Charlton Heston aveva in tasca la tessera della Rifle Association da vent'anni.

Qual'è lo stile Michael Moore? Bè, avrete presente il suo discorsetto alla consegna dell'Oscar. Non è passato molto tempo, anche se la guerra sembra finita da un secolo (finita per decreto televisivo, si potrebbe dire, così come per decreto televisivo – Fox Tv – sono state fatte vincere le elezioni a Bush). Gli “Alleati” capeggiati dal loro presidente bianco ispirato da Dio sganciavano migliaia di tonnellate di missili e bombe nell'operazione “colpisci e terrorizza”, massacrando donne e bambini iracheni per riempire i serbatoi e ricordare al mondo chi comanda, e mentre tutte le fanfare dell'impero s'accordavano al rombo dei motori dei caccia e i dimostranti pacifisti del paese più libero venivano arrestati in massa, Moore, accompagnato da una grandiosa musica trionfale da cerimonia, disse al palco: “Una elezione irregolare ha prodotto un presidente immaginario, che ci ha mandato in una guerra inventata. Vergogna. Vergogna. Bush, sei finito”. Ci voleva coraggio, ma anche stile. E lo stile è non mandarle a dire. Moore, oltre a fare documentari da Oscar, montare video per gruppi punk (i System of a Down che cantano Boom! sulle immagini delle manifestazioni mondiali del 15 febbraio), dirigere serie tv di successo intitolate The Awful truth, è uno che va a cercare di persona i nemici e scrive libri, lettere e preghiere.

Prendete la “Preghiera per colpire i benestanti con tutte le afflizioni possibili e immaginabili”, al capitolo 11 di Stupid White Men. Recita, fra l'altro, così: “Caro Signore, Ti chiediamo di infliggere ad ogni membro della Casa dei Rappresentanti delle orribili forme di cancro al cervello, al pene e alle mani (anche se non necessariamente in quest'ordine). Ti chiediamo, o Padre piano d'Amore, che ogni senatore degli stati del Sud si scopra assuefatto alle droghe e si ritrovi dietro le sbarre per il resto dei suoi giorni. Ti imploriamo di far diventare gay – ma gay sul serio – i figli di ciascun senatore della Mountain Time Zone. Fai finire i figli dei senatori della East Coast su una sedia a rotelle e i figli dei senatori della West Coast in na scuola pubblica...” Sì, oh, è uno scherzo, è divertente, certo, magari penserete che è pesante (scommetto che Robert Kagan – tre posizioni di classifica sotto a Moore – si è accigliato e ha detto “è questo, il nostro sense of humour?!), ma è anche una preghiera sincera. E arrivati a quel punto del libro, dopo duecento pagine di cose pazzesche su un passe pazzesco, che a noialtri fa una paura tremenda e anche ribrezzo, magari ci viene da unirci a questa umile e, vorrei dire, giusta prece. Perché, oltre ad aver capito come e perché ci ritroviamo quel fulmine di George W. Bush, oltre a scandalizzarci per la rovina del sistema scolastico pubblico (costretto a vendere i propri allievi alla Coca-cola o alle televisioni commerciali che li stordiscono di spot durante le lezioni), oltre a scoprire i SUV (orridi 4x4 superinquinanti, molto diffusi e esenti dai limiti imposti alle macchine normali per il rapporto consumi/chilometri), come beffa aggiuntiva ai danni veniamo a sapere che quando i ricchi e potenti che comandano vengono colpiti da qualche problema personale, allora ridiventano umani. Si preoccupano, si inquietano. Qualche volta commuovono, come Rudolph Giuliani che per anni si era opposto con forza all'assistenza sanitaria a spese della città di New York per i bambini malati e non coperti da assicurazione, e poi, dopo essersi ammalato di cancro, ci ha ripensato. O come la fervida antiabortista Nancy Reagan che, al capezzale del vecchio Ronald malato di Alzheimer, corse a chiedere all'antiabortista Bush di finanziare la ricerca sulle cellule staminali degli embrioni. E come Dick Chaney che ferma ogni iniziativa antigay perché ha una figlia lesbica. Da qui, la preghiera, sensatissima, di mandare morte e distruzione ai ricchi e potenti, a memento e per limitare i danni collettivi.

Perché procede così, lo stile Moore. Per paradossi, incazzature sacrosante, battute divertenti ma anche un mucchio di notizie che non avete trovato altrove, o vi sono sfuggite, o sono state lasciate cadere tra le righe, occultate. Il primo capitolo, per esempio, “Un colpo di Stato molto, molto americano”, racconta dettagli clamorosi su come sono state ripulite le liste elettorali della Florida dalla società Database. Il secondo fornisce un ritratto di George W. Semplicemente inquietante: magari non ce ne siamo accorti di qua dall'oceano, però effettivamente l'uomo che in pugno la valigetta coi comandi atomici, ha problemi non solo con la storia e la geografia, ma anche con la lettura e lo speech (non è grave, nota Moore, milioni di americani hanno un livello d'istruzione da quarta elementare). E con l'alcol. La sua storia personale è un disastro grosso e moglie e figlie non scherzano: non è per fare bassi pettegolezzi, ma possiamo stare tranquilli con uno arrestato tre volte per guida in stato d'ubriachezza e consumo di droghe, a fronteggiare la stressante situazione di uomo più potente della Terra?

E poi ci sono i ribaltamenti, nello stile Moore: come quelli sui criminali neri e i criminali bianchi. E il capitolo sulla giustizia, e quello sul decadimento del ceto medio devastato negli ultimi dieci anni. E le denunce “ecologiche”: fa ridere quando dice di aver ingerito materiali ignifughi, i PBB, polibifenili bromurati, cioè i ritardanti di fiamma usati per i pigiamini per bambini. Poi quando ti racconta come e quando è successo (qualcosa di molto simile alla Mucca Pazza) non ridi più, annuisci sconsolato e ti prendi una gran paura. Così come ti immalinconisci quando leggi le gesta nobili dei Democratici: certo, non c'è solo la gang di Repubblicani. Ci sono anche quei bei tomi di Democratici, a fare esattamente le stesse cose.

L'elenco dei democratici che hanno votato contro una legislazione “liberal” a favore di una repubblicana (c'è chi, come il senatore Zell Miller, vince col 100%) è lungo ed ecco le cose fatte dal duo verde Clinton-Gore (meglio dire non fatte, con i provvedimenti contro l'arsenico nell'acqua potabile). Lo stile Moore prevede anche l'intervento personale dell'autore, l'impegno concreto, la prima linea anima e corpo (e che corpo): così, nelle battute finali, eccolo a fianco di Ralph Nader, il candidato verde e di sinistra, principale accusato della sconfitta dei Democratici (vecchia storia, qui da noi!!).

Fra danni per milioni e umanissimi tremori, soffriamo e ridiamo con lui. In tanto disastro, una cosa sola ci consola: dati, cifre, atti parlamentari, inchieste, tutto un lavoro serissimo e iperdocumentato è qui raccolto e illustrato con una verve effervescente, contagiosa, surreale, in grado di battersi coraggiosamente e denunciare le peggiori americanate sempre più incombenti e minacciose.

Dio benedica Michael Moore e le voci libere e vive degli Stati Uniti.

Silvia Ballestra – L'UNITA' – 29/04/2003

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