| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

Dio secondo Mick Jagger

Mandarin Hotel, Londra. Io e Mick Jagger.

Eterno ragazzo cui la vita ha scavato canyon sul volto, preservandone intatta l'energia, Dorian Gray che carica sul viso i tormenti del quadro. Un disco bellissimo come solista, gli Stones dietro l'angolo. Dopo aver tanto cercato, scopre se stesso nelle pieghe della spiritualità. L'uomo che ha cavalcato il demonio, si converte a Dio senza rinnegare il rock and roll.

Goddess in the doorway sembra essere il tuo disco da solista più personale e intimista.

Forse sì. E' un disco dove si possono individuare momenti diversi, immaginiamolo come una busta con molti francobolli: ci sono lettere d'amore e lettere d'addio, riflessioni private e digressioni mistiche, e, naturalmente, spettacolo leggero, parodia, intrattenimento.

Il processo creativo è stato differente, rispetto ai dischi con gli Stones? Forse, suonare con una band, funziona, a volte, come alibi, come trucco per non scendere troppo sul personale?

Essere con una band ti spinge, nonostante la voglia di attraversare stili diversi, a forgiare un'attitudine nella quale rimani imprigionato facilmente. Anch'io, talvolta, mi rifugio in un cliché: vesto i panni del cinico, del comico o di quant'altro, a seconda dei casi. E' un abito mentale tipico di chi vive in un gruppo. In un album solista, puoi concederti il lusso di cambiare giacca in continuazione, senza, per questo rinnegare quel che hai fatto prima. Quello che vuoi diventare un autore, uno scrittore che utilizza nella maniera più ampia le sue possibilità espressive.

La composizione è un travestimento che ti consente di nasconderti agli occhi del mondo o un modo per spogliarti nudo davanti a esso?

E' molto di moda confessarsi pubblicamente in una canzone, aprirsi in tutto o in parte.: ogni brano è un incontro in confessionale con il pubblico nelle vesti talari. Devi evitare, tuttavia, di confessarti e basta, perché non puoi farlo per 60 minuti, a meno che tu non sia un genio. In un disco è importante cambiare ritmo e umore, da una canzone all'altra. Alcune di loro finiranno in radio, in un film o in televisione, dunque è fondamentale spingere la gente a esperienze differenti: far ridere, pensare, anche piangere, perché no?, ma non deve accadere per tutta la durata del disco. Di tanto in tanto puoi inserire qualche tua esperienza privata, ma è opportuno vestirla adeguatamente perché questa è l'essenza della poesia: non rovesciare le viscere sul tavolo o, come dicevi tu, presentarti nudo di fronte alla gente, ma vestire te stesso e le tue esperienze in un abito di bellezza.

In Dancing in the starlight canti: “Non avvertivo lo spirito, nulla di nulla, non potevo fare il numero, non riuscivo a telefonare”. E' attraverso le cose che non siamo e che non facciamo che capiamo chi siamo davvero?

Sì, e anche dalla frustrazione di quei momenti in cui non sei in grado di comportarti, fare o sentire le cose nel modo giusto. Dancing in the starlight parla di quando impedisci al tuo lato spirituale di respirare, perché sei troppo concentrato sull'altro lato di te. Si vive di rimpianti, ma quello che scegli di lasciar fuori dalla tua vita è comunque importante.

Se Visions of Paradise è molto romantica, Joy è una sorta di gospel moderno. Strana canzone, dove vai alla ricerca di Buddha e finisci per incontrare Gesù Cristo.

Hai ragione, è un gospel che predica sul versante rock, più nel testo che nella musica. Racconta di chi parte per cercare la religione o il misticismo e trova, all'improvviso, qualcos'altro. E' la metafora della condizione umana: non sempre ottieni ciò che vuoi. Ho cercato di essere divertente, perché il tema non era facile. Fossi stato troppo serio, la gente avrebbe spento l'attenzione.

Che cosa ti dà lo stato di grazia, musicalmente e no?

Soltanto lo spirito di Dio, che si manifesta, per me e per molte altre persone, non di per sé ma nella creazione, dunque nei suoi figli e principalmente nella natura. Quando la tua mente e le rivelazioni della natura si trovano sulla tua stessa lunghezza d'onda, allora riaffermi la tua esistenza in Dio.

Il primo singolo ha per titolo Dio mi ha dato tutto; una volta cantavi che non si può sempre avere ciò che vuoi. Quale dei due aspetti ti appartiene maggiormente, oggi?

You can't always get what you want parlava dell'impossibilità di avere tutto, ci sarà sempre qualche piccola cosa che ti sfuggirà. God save me everything è, invece, un ringraziamento per tutto quel che ho avuto, per la mia fortuna. Ho scritto le parole di getto, in pochi minuti. Non sono in grado di interpretare ogni parola che compongo, perché molto proviene dall'inconscio, ma credo che sia una lode alla mia buona stella e al mondo meraviglioso che ho avuto in dote.

Lo canti tu stesso, Dio e il rock ti hanno dato tutto, soldi, fama e, immagino, felicità. Che cosa non hai avuto?

Di materiale, nulla. Sono soddisfatto, come potrei non esserlo? Mi accontento di guardare le cose, ma so che posso permettermi di comprarle, se mi viene voglia di possederle. Il dono più grande che Dio mi ha dato è la creatività. Quando crei dal nulla, quando un'idea ti colpisce all'improvviso, quello è il momento in cui ti senti grande. Lavorare a quell'idea è spesso noioso, e vorresti bastasse muovere una mano per completare ogni cosa, ma la folgorazione è appagante come poche cose al mondo. Il momento della creazione è, alo stato attuale delle cose, la mia unica droga. Mi dà dipendenza. Non potrei farne a meno.

Nel disco abbondano dei e dee. L'aspetto spirituale si fonde con la fisicità della musica. E' questa l'essenza del rock and roll?

E' la base di molta musica, anche dei tempi antichi, dove la poesia si combinava al desiderio carnale per una donna. La divinità di Goddess on the doorway è inarrivabile, sei sempre a un passo da lei, ma non ti è dato toccarla. Di lei puoi avere solo un bagliore, scompare subito. Intangibile, rappresenta l'amore, arte dove raramente si raggiunge l'oggetto del desiderio.

Ti è mai capitato di scrivere un brano e non renderti conto di che cosa si trattasse, come fosse un prodotto dell'inconscio?

Ogni forma di scrittura nasce dal buio dell'inconscio, il dovere dell'artista è liberalo, togliere il lucchetto alla mente, dimenticando quello che hai imparato. Guai ad abbandonarsi a una formula, per quanto valida. La maggior parte delle canzoni, sfortunatamente, si aggrappa a un cliché, alle ripetizioni tipo: “Ti amo perché sei bellissima”. Non c'è niente di male, ma rischi di cadere nel banale. Bello è il rischio di aprire le porte allo sconosciuto, anche se poi viene il difficile, perché non sempre capisci ciò di cui stai parlando e devi lavorarci, spesso con fatica.

In Too far gone canti: “Ho sempre odiato la nostalgia, vivere nel passato”. E' così che ti mantieni giovane, evitando di guardarti alle spalle?

E' una strana canzone, perché affermo di odiare la nostalgia e di non guardare al passato, ma poi, per tutto il brano, non faccio altro che parlare dei tempi andati. E' un trucchetto, una piccola licenza. Non sono nostalgico, ma l'unico modo per analizzare i cambiamenti del mondo, è mettere tutto in relazione al passato. Non ha senso rompere i legami con il passato, l'importante è non abitarlo. E' una canzone piuttosto complicata, comunque.

Ha mai pensato che la musica possa, non dico salvare il mondo, ma almeno salvare la vita di ognuno di noi?

La musica è la più grande portatrice sana di felicità nel mondo. Può servire a molti usi, commuoverti o intristirti, farti vergognare e sentirti un miserabile oppure eccitarti, toccare le corde della sensibilità politica o sociale. Credo che la musica, nella maggior parte dei casi, abbia il dono di innalzarti il morale, farti stare bene, ma è vero anche il contrario: la musica country, molte volte, ti fa diventare così triste che sei costretto a bere grandi quantità di birra per non deprimerti troppo. In sintesi, credo che il grande dono della musica, nelle sue infinite forme, sia cambiare lo stato delle tue emozioni, smuovere qualcosa dentro di te, cambiando segno al tuo spirito. Non esistono altre espressioni artistiche capaci di farlo a questi livelli, così velocemente e con la stessa intensità.

Hai qualche paura?

Molte. Mentre stiamo parlando, viviamo tempi molto difficili. Abbiamo più di una valida ragione per avere paura, anche se non dobbiamo dar spazio e cittadinanza al terrore, oltre che al terrorismo. Molti temono i dolori della vita e l'impegno per migliorarsi. Molti miei amici e colleghi hanno paura di non essere ricordati, che il mondo si dimentichi di loro, che la creatività li abbandoni, che il lavoro finisca. Chi è abituato a creare, e vive la creatività come una droga, ha paura che venga a mancare, nonostante la maggior parte dei miei amici continui a comporre in bella quantità. L'ispirazione è così rarefatta, intangibile, inafferrabile che hai paura non si ripresenti più. Non è come entrare in un ufficio postale e compilare un modulo che dà diritto a una canzone. L'ispirazione è una busta che non puoi sapere quando, dove né se arriverà ancora. E questo fa paura a molti.

C'è anche una canzone intitolata Gun, ma pare più una metafora che una canzone sulle armi.

E' una metafora, con un testo molto forte. Ti farà ridere, ma dopo il primo ritornello, mi sono spaventato per le immagini che il mio inconscio aveva prodotto. Non sono mai stato attratto dalle armi, non subisco alcuna forma di fascino, nemmeno ludico. Se devo scegliere qualcosa di fragoroso, allora venga avanti il rock and roll. Arrivato a un terzo della canzone, mi sono domandato: “Ma per quale motivo sto scrivendo una cosa del genere?”. Ho tentato di attenuarla, mantenendo le sue caratteristiche di brano forte.

L'anno prossimo i Rolling Stones compiranno 40 anni di vita. Cher cosa ti aspetti?

Molti regali. Stiamo pensando al da farsi. Forse ha ragione chi dice che dovremmo farci da parte, ma è più forte di noi. Rotoleremo ancora, per il 40° anniversario.

Intervista di Massimo Cotto – SOPRATTUTTO/IL SECOLO XIX – 30/11/2001



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|