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MUSICA

Sono Milva la rossa

La rossa sono io...Nei capelli e nel cuore. Insomma, quando lo buttiamo giù questo Berlusconi?”. Milva è un torrente di parole e di ricordi e quasi non fai in tempo a porle una domanda che già ti risponde con ampiezza di nomi, date, titoli canzoni. E' felicissima, dopo ogni recital: così ha voluto definire anche le serate dedicate alla canzone francese, di cui ripropone la storia recente attraverso i successi di Bécaud, Aznavour, Piaf e Brel. L'abbiamo incontrata qualche tempo fa, una sera nel giardino di Villa Chigi ad Ariccia, per la stagione dell'Accademia degli Sfaccendati. Una Milva felicissima, anche perché ogni sera riesce a far cantare in coro a ottocento persone La vie ne rose e francamente nessuno se l'aspettava con tutto l'inglese che che c'è in giro una platea così ampia si ricordasse il testo e la musica di una delle più belle canzoni francesi del secolo appena trascorso. E invece è successo.

Allora, Milva, è come se chiudesse un cerchio. Si ricorda quando ci siamo conosciuti a Sanremo nel '62? Lei allora guardava a Parigi e alla Piaf...

E' vero. Il maestro Angelini aveva sentito Milord e mi disse che quella era canzone adatta a me. Infatti la incisi...

E a Sanremo quell'anno cantò “Stanotte al Luna Park”, la storia di una prostituta che vuol redimersi, canzone dell'aria delicatamente francese.

Giusto. L'aveva scritta Carlo Alberto Rossi. Non era male, tant'è vero che dopo avermi sentito, Bruno Coquatrix, il mitico gestore del mitico Olympia, mi invitò a Parigi.

Insomma, dopo aver percorso tante altre strade, eccola tornare alla canzone francese.

Non potevo non ritornarci. In fondo la mia vita e la mia carriera sono fatte anche di queste canzoni, che sono bellissime.

Torniamo al '62. Al suo fianco c'era allora Maurizio Corgnati.

Grande e indimenticabile persona. Sa che le dico? Che se tornassi indietro non mi separerei da lui. E' stato un errore, Un grande errore.

Lui le fece fare un disco con le cosiddette “Canzoni da cortile e da tabarin” che costituiva già un passo in avanti rispetto a Sanremo.

E mi fece anche fare il disco e lo spettacolo dei “Canti della libertà”, importantissimo...

Nel quale lei cantava la parodia dell' “Horstwessel Lied” scritta da Brecht, dove Hitler veniva descritto come un beccaio.

Bella, bellissima.

E “Bella ciao”...

Sì si...Ho visto che è tornata ad essere molto popolare anche...il televisione, un po' di tempo fa, con Michele Santoro.

Poi lei ha conosciuto Giorgio Strehler e ha cominciato a cantare il repertorio di Kurt Weill e Bertolt Brecht.

Quello con Strehler è stato un altro incontro fondamentale della mia vita, anche se duro.

Perché, era duro lavorare con Strehler?

Mamma mia! Però mi ha insegnato tutto e devo a lui se sono quella che sono.

Ricordo una lezione che Strehler le dava per interpretare “Ma mi”.

Sì, era molto divertente vedere come interpretava lui la canzone e come mi indicava le sfumature diverse da dare ad ogni strofa. Però, da un certo punto in poi lui considerò come chiuso il mio apprendistato. Mi disse: “Milva, adesso puoi fare quello che vuoi, in scena devi decidere tu.

E dunque Strehler è stato il secondo uomo importante della sua vita.

Sono stati in molti. C'è stato anche Piazzolla.

Fu lui a venire da lei...

Vero. Mi aveva visto in televisione e mi volle far cantare un pezzo suo per una sigla televisiva. Da quel momento cominciò la nostra storia. Musicale, s'intende. Ma a proposito di uomini fondamentali, ce ne sono altri due nella mia vita di artista: Luciano Berio E italo Calvino, dei quali ho interpretato “La vera storia”.

Recentemente lei ha incontrato invece una donna, la poetessa Alda Merini, ed è nata una collaborazione.

Più che una collaborazione...Una grande amicizia. E' uno spettacolo che è diventato anche un disco, che però in Italia come donna è straordinaria. Le dirò che è anche molto gelosa delle altre donne.

Quindi anche di lei.

No, di me no, perché sa che non le faccio concorrenza., perché io ho chiuso con gli uomini...anche se ho un compagno, un professore di lingua tedesca...Tornando ad Alda, lei è viva e vivace...Insomma gli uomini non la lasciano indifferente e se ci sono donne in giro, lei non gradisce.

Diceva che il disco ha difficoltà a trovare la distribuzione.

In Italia, perché in Germania è in tutti i negozi. In Germania per me è più facile. Lo sa che con le case discografiche tedesche ho fatto ben 35 dischi? Non posso lamentarmi, sono molto popolare da quelle parti.

Poco tempo fa lei ha voluto riaffermare di essere “la rossa” originale rispetto a Lilli Gruber...Com'è questa storia?

E' che la vera rossa sono io, non lei. Intendiamoci, sono strafelice che lei abbia stravinto le elezioni battendo Berlusconi, ma il titolo di rossa spetta a me...

Ma lei non era la “pantera di Goro”?

Quello ai tempi di Sanremo, quando Mina era “la tigre di Cremona”, la Zanicchi “l'aquila di Ligonchio” e Nada “il pulcino di Gabbro”.

Già, e Quasimodo scriveva che il Festival rinnovellava i fasti degli antichi palii, come quello di Siena, con le contrade che hanno nomi di animali.

E' vero. Ma da quando Jannacci ha fatto la canzone per me, io sono Milva la rossa. Rossa nei capelli e nel cuore. Da sempre. E a proposito. Quando buttiamo giù Berlusconi? Bertinotti dice che basta una spallata, ma io penso che ci voglia molto, molto di più.

Intervista di Leoncarlo Settimelli – L'UNITA' – 25/10/2004

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