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MUSICA

Tutte le donne con Alanis

Intervista ad Alanis Morissette

Alanis Morissette, rockstar di culto del mondo femminile, ispiratrice di nuove star come Shakira, sarà una delle super ospiti del Festival di Sanremo. L'annuncio sarà dato oggi da Pippo Baudo. Canadese, 27 anni, cantautrice, la Morissette pubblicherà il 22 marzo l'album “Under Rug Swept”, che ha presentato in uno showcase su MTV. Un disco elegante e maturo, con almeno un paio di canzoni strepitose per il Festival.

Alanis, al festival si va per un messaggio o per vendere dischi. Lei?

Sin da quando ero una ragazzina e cominciavo a cantare in pubblico, ho sempre cercato di raccontare le mie idee. Anche da Sanremo immaginerò che una donna sola, chiusa nella sua stanza, ascoltandomi si accorga di non essere pazza. Una volta ero più egocentrica, ora penso di essere cambiata quindi al Festival vorrei far capire come la penso, soprattutto cantando dal vivo.

Perché lei è così severa con gli uomini?

Perché ho avuto esperienze devastanti, molto complesse. Come tante donne, me li vado a cercare tutti simili. Sempre lo stesso tipo d'uomo. Ce ne sono anche di meno pericolosi, ma non li ho mai scelti. Può darsi che lo faccia in futuro.

Come si vede in queste canzoni?

Come una persona piuttosto coerente, visto il mio passato.

E' così difficile essere coerenti?

Ci vuole una bella energia, non trova? Io ne impiego tante, ma almeno è uno dei miei obiettivi.

Canzoni come autoanalisi?

Semmai come una foto Polaroid dello stato in cui mi trovo. Nella mia vita ho avuto alti e bassi, ma sempre una forte percezione di me stessa, di ciò che volevo.

Lei canta di pretendere almeno 21 qualità in un uomo. Non le pare un po' troppo ottimista?

In realtà, ne vorrei 673, ma avrei dovuto cantare per quaranta minuti. Mi sono limitata a molto meno. E poi cercare 21 qualità è solo un modo per trovare la strada, una direzione che cerco soprattutto per me stessa.

Quindi, per non deluderla, un uomo come deve comportarsi?

Rispondere alle mie aspettative per l'80%. Allora sì che sarebbe soddisfacente.

Fra le 21 qualità, c'è anche essere contrari alla pena di morte.

Perché è importante, uno spartiacque. Per capire chi siamo, dobbiamo definire soprattutto ciò che non siamo. E quando si parla di pena di morte, tocchiamo un punto delicato.

Perché ha chiamato l'album “Sotto lo zerbino”?

Perché sono arrivata sin qui nascondendo troppe cose sotto un tappeto immaginario. Negandole persino a me stessa.

Cosa c'è sotto il tappeto?

Sicuramente la persona di cui ho scritto in “Hand Clean”: una relazione che avevo blindato con un doloroso silenzio. Poi ne sono uscita. Per me, scrivere canzoni è come prendere un siero della verità. Ogni volta che scrivo un disco, mi devo preparare a grandi cambiamenti nella mia vita.

La ballata “Utopia” è sull'11 settembre?

Sì, anche se l'ho scritta nove prima della tragedia. E' stato un evento così choccante, un risveglio così drammatico che ce lo porteremo negli anni a venire. Anche nell'arte.

Perché cambierà l'arte?

I grandi eventi della Storia ci costringono a profonde riflessioni sul rapporto con Dio, sulla religione, sulla politica. Ci si mette a nudo e ci si confronta con il prossimo, come non era mai successo prima. Così cambiamo, riflettendoci nell'arte.

Emergenti come Shakira riconoscono la sua influenza.

Non mi prendo alcun merito, ma credo che il mio album “Jagged Little Pill” abbia ispirato tante ragazzine, che oggi sono in carriera. Forse ha funzionato l'esprimersi in modo più onesto e diretto. Alcune lo fanno in maniera consapevole, altre non ci sono ancora arrivate. Però è vero: si ricordano di me.

Perché scrive sempre canzoni sugli ex?

Per sopravvivere. E' un po' come confessarsi con gli amici o andare dallo psicologo: scrivere mi aiuta a capire me stessa, per essere finalmente serena.

Pensa di aiutare buone cause come la pace?

Tutte le mattine, quando mi sveglio, penso a come fare la mia parte. La musica è uno strumento, certo. Ma la cura di me stessa è anche più importante. Se ti vuoi bene, farai del bene.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 05/02/2002






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